Rassegna storica del Risorgimento

<> 1850-1870; PAPATO POTERE TEMPORALE
anno <1982>   pagina <198>
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Massimo de Leonardis
Ecco perché più che difendere l'ideale dello Stato Pontificio come modello di Stato tradizionale cristiano, La Civiltà Cattolica preferisce porre l'accento sulla necessità, rebus sic stantibus, del potere temporale per l'indipendenza spirituale del Pontefice.77*
Priva di un modello di autorità civile a cui ispirarsi, La Civiltà Cattolica si confina in un acceso guelfìsnio che contrasta con la corretta concezione di una ordinata società tradizionale; ignorando la necessaria controparte del Pontefice, l'Imperatore (cioè il Re o Principe cristiano), si mina il giusto equilibrio dei po­teri e si spiana la via al salto dall'ultramontanesimo al democraticismo. H caso Lamennais è tipico, ma anche l'esempio di Veuillot (che tale passaggio non compì) è sintomatico. Veuillot ama definirsi cattolico prima di tutto , perciò nel 1848 non aderisce ad alcun partito politico e poi per un certo periodo ap* poggia Napoleone, perché il Bonaparte sostiene il Papa, e rifiuta di legarsi ai legittimisti borbonici.78) Il cattolico prima di tutto , rischia di essere solo cattolico , e, rinunciando a battersi per un modello di Stato cattolico tradizio­nale, può correre il rischio di ritrovarsi con una società o uno Stato che pone forti limitazioni al suo Cattolicesimo (e infatti il governo napoleonico fece chiudere VUnivers).
È nota la tripartizione gramsciana dei cattolici in integralisti, modernisti e gesuiti e le vicende recenti della Compagnia sembrano confermarne la vali­dità. Anche per il passato non è però forse un caso che uno dei fondatori, e primo direttore della Civiltà Cattolica, padre Curci, divenne vivace avversario del po­tere temporale da lui difeso all'inizio; 79) che fu un ex-gesuita, padre Pass a glia, a lavorare con Cavour in favore della conciliazione ed a farsi promotore della nota petizione per la rinuncia al potere temporale. Ancora nel 1860 ne era difensore, ma con affermazioni svigorite, che rappresentano la manifestazione estremizzata di quell'atteggiamento visto latente anche nella Civiltà Cattolica. Concludeva il Passaglia il suo volume del 1860 sostenendo la relativa neces­sità del potere temporale al libero esercizio dello spirituale . Il fine dello Stato Pontificio non doveva discostarsi troppo da quello di ogni altro Stato: il pon­tefice nel procacciare a' suoi popoli la temporale felicità debba sempre aver l'occhio a procacciargliela in guisa, per quanto è possibile, che non ne scapiti
pubblicato per l'intervento della censura pontificia, scriveva: Sapete benissimo che Chiesa e uomini di Chiesa si acconciano senza diilìcoltà e al progredire dei tempi e alle forme di Governo, purché sia riverita la giustizia e la religione (ivi, p. 64).
T7) Sulla distinzione tra Stato Pontificio, fatto storico relativo ai tempi, e perciò con essi mutevole e caduco e potere temporale, esigenza superiore legata alla indipendenza del Capo della Chiesa , insiste uno scrittore integrista e e ultraguelfo , ma non certo intransigenUsta, D. MASSE, Pio IX Papa e Principe italiano, Roma, 1957, p. 163.
78) Cfr. BBOWN, op. cit., pp. 115, 166-168, 171-172.
Cfr., in difesa del potere temporale, C. CURCI, La demagogia italiana e il Papa Re, Roma, 1849. A partire dal 1861, Curci cominciò a mutare le sue opinioni sul pro­blema; nel 1864 abbandonò definitivamente la direzione della Civiltà Cattolica, già lasciata tra il 1854 ed il 1856; tra il 1874 ed il 1876 cominciò a rendere pubbliche le sue nuove idee e fu per questo dimesso dalla Compagnia nei 1877. Le sue tre opere contro il potere temporale (La nuova Italia ed i vecchi zelanti. Il Vaticano regio, tarlo superstite della Cu viltà Cristiana e Lo scandalo del Valicano regio , duce la Provvidenza, buono a qualche-cosa* Firenze, 1880, 1883, 1884), furono poste all'Indice; Curci ritrattò e si sottomise nel 1884 e fu riammesso nell'ordine nel 1891, dieci giorni prima della morte.
M) // Pontefice ed il Principe ossia la teologia, la filosofia e la politica messe d'ac­cordo in ordine al Principato Civile del Papa - Dialogo di D. Carlo Passaglia,