Rassegna storica del Risorgimento
GARIBALDI GIUSEPPE CENTENARIO; MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO
anno
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1982
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pagina
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204
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204
Alberto M, Arpino
è stata data la versione dattiloscritta in italiano dei documenti in lingua straniera.
La mostra ed il catalogo è stato giustamente notato sono i prodotti di una nuova visione storiografica, quale si è andata delineando nei congressi del nostro istituto: più attenta ai problemi metodologici, più filologicamente accorta sempre meno volta alle celebrazioni del Risorgimento e sempre più tesa alle analisi dell'età del Risorgimento.
In questa prospettiva ricordare, brevemente, ciò che si fece in analoghe manifestazioni per le ricorrenze del 1907 e del 1932, lungi dal voler acquisire meriti da un ingiusto e antistorico confronto, può, forse, essere utile a comprendere meglio quello che il presente nelle sue innovazioni deve alla tradizione di un passato che non può non riconoscere come proprio.
Non è facile, anche per chi da anni opera nel Museo Centrale e sa che il primo nucleo delle collezioni di questo provengono dal Fondo Risorgimento della Biblioteca Vittorio Emanuele di Roma, riuscire a ricostruire i criteri espositivi della mostra del 1907 consultando le 8 pagine del Prospetto della Mostra Garibaldina ordinata in occasione del primo centenario della nascita di Giuseppe Garibaldi, Roma, 1907. Da quelle brevi note si può, comunque, notare che l'esposizione era divisa in due parti: nella prima, ordinati cronologicamente, trovavano posto divise, ritratti, stampe ed altri cimeli, in tutto 500 oggetti; nella seconda i documenti per un totale di più di 130 autografi. E certamente il numero di questi era maggiore perché, da quanto è dato capire dalla concisione del testo, un volume che raccoglieva più lettere veniva contato una sola volta.
Certo, oggi si cerca di evitare la rigida contrapposizione di autografi e cimeli; ma l'impianto generale dell'esposizione, la sua precisa scansione cronologica, la presenza di settori dedicati alla satira o alle allegorie sono tutti elementi che indicano la presenza di una prima consapevole riflessione storiografica nell'allestimento della mostra. Ed in effetti l'anno precedente a Milano si era tenuto il primo congresso storico del Risorgimento italiano e, assieme a questo, una mostra storica che voleva, programmaticamente, porsi come modello nei superamento delle precedenti impostazioni, quasi sempre eccessivamente celebrative, pletoriche, confuse e scarsamente corrette sul piano scientifico e filologico.
Ben altro spessore ebbe la mostra del 1932, di essa resta un pregevole catalogo che ci permette di registrare gli indubbi progressi scientifici maturati in un quarto di secolo.
H 1932 era anche il decennale della marcia su Roma ed il fascismo, messa a tacere ogni residua opposizione, trasformatosi ormai in regime, volgeva a propria esaltazione ogni manifestazione culturale, ponendosi, sul piano storico, come erede e continuatore delle idealità risorgimentali. Di Garibaldi, in quegli anni, furono evidenziati taluni aspetti particolari: l'irredentismo, il nazionalismo ed il concetto invero stravolto della necessità della dittatura; cosi come anni dopo l'Eroe si trovò ad essere assunto come sponsor di movimenti politici in contesa elettorale.
Di strumentalizzazioni ideologiche non v'è, però, traccia nella mostra del cinquantenario che in sei sezioni scandiva la biografia di Garibaldi, occupandosi
7) Su quella esperienza e sulle discussioni e progetti relativi vedi: Bollettino Ufficiale del Primo Congresso Storico del Risorgimento Italiano e Saggio di Mostra Sistematica, Milano, [1907].