Rassegna storica del Risorgimento

GARIBALDI GIUSEPPE CENTENARIO; MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO
anno <1982>   pagina <205>
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La Mostra storica al Vittoriano
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m altri quattro distìnti settori degli autografi, della satira, della figurazione popolare e dell'evoluzione dell'uniforme garibaldina.
Un'esposizione indubbiamente ricca con un ottimo catalogo che, ancor oggi, e un utile strumento di consultazione per le preziose indicazioni che si ricavano dalle schede descrittive dei documenti e dei cimeli.
Nella commissione ordinatrice figuravano, infatti, nomi di studiosi ed esperti di tutto rispetto quali, fra gli altri, Antonio Monti, Arturo Codignola, Adolfo Colombo, Giuseppe Fonterossi ed Ersilio Michel che, nella prefazione, avvertivano che nella disposizione della mostra era stato seguito un criterio rigorosamente scientifico: Soprattutto si è voluto che alla presente Mostra non si potesse muovere l'appunto, che solitamente si muove ai Musei del Risorgi­mento, di essere, cioè, collezioni troppo affastellate e nelle quali i feticismi soverchiano spesso l'interesse storico .8)
La mostra ebbe un grande successo e dal coro delle lodi si levò solo una critica che lamentava la suddivisione e l'eccesso di cimeli nelle prime sei sezioni e suggeriva che questi fossero realmente tali e non straccerie note e arcinote aggiungendo che occorreva ridurre le spade di Garibaldi ad essere la spada di Garibaldi, in una parola sfrondare quello che si tentò di rendere leggenda in un tempo troppo vicino alla storia .9)
Il direttore della mostra ebbe però facile modo di parare le critiche rin­viando al catalogo e ricordando ohe i curatori avevano raccolto oltre a un migliaio di stampe e di medaglie, e a parecchie centinaia di documenti e di cimeli d'ogni specie, ben 500 autografi di Garibaldi .10)
La polemica comunque non si esaurì subito se ancora nel gennaio del 1933 Monti dovette tornare sull'argomento definendo i criteri storici ed arti­stici che avevano ispirato le scelte della commissione; su un unico punto il Monti concordava con il suo polemico interlocutore ed è argomento che merita d'essere ricordato : Debbo però convenire esplicitamente col Pacini in una delle sue critiche, in quella che riguarda l'orchestra con suonatrici vestite alla garibaldina. Ce n'era forse qualcuna di carina, ma non facevano parte della mostra, anche se qualcuna cercava di accaparrarsi per conto suo un po' del­l'ammirazione riservata ai cimeli e agli autografi di Garibaldi. Ma l'orchestra... faceva parte... della sede, del Palazzo... Le stesse suonatrici in camicia rossa vendevano nelle sale della Mostra Garibaldina le cartelle della lotteria, il cui provento era destinato a favore dei garibaldini vecchi e poveri .xn
Purtroppo il Vittoriano non ha in dotazione una banda di graziose suona­trici in camicia rossa, né si vendono più cartelle di lotterie! Ma, fuori da nota­zioni scherzose, tornando alla presente esposizione va detto che il riconoscimento della stampa più gradito ai curatori è stato quello del giusto e riuscito equilibrio tra il documento, i cimeli e la documentazione grafica. La difficoltà principale d'una mostra storica è, infatti, riuscire a non annoiare il visitatore con troppi
8> 50 Anniversario della morte di Giuseppe Garibaldi. Mostra Garibaldina. Catalogo. Roma, 1932.
9> RENATO PACINI, La Mostra Garibaldina al Palazzo delle Esposizioni a Roma, in Emporium, a. XXXVIII, n. 5, maggio 1932.
I0) ANTONIO MONTI, Critiche alla Mostra Garibaldina di Roma, in La Lombardia nel Risorgimento italiano, a. XVII, luglio 1932.
U) ANTONIO MONTI, Echi polemici della Mostra Garibaldina, in La Lombardia nel Risorgimento italiano, a. XVIII, gennaio 1933.