Rassegna storica del Risorgimento

GARIBALDI GIUSEPPE CENTENARIO; MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO
anno <1982>   pagina <208>
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Libri e periodici
ralismo, autonomia, minoranze ecc., viene ricercato nel XIX secolo anche in Germania dal fallito tentativo di costruzione dell'Impero nel 1848-49, alla riuscita costituzione del 1870-71, dal periodo bismarckiano successivo fino alla prima guerra mondiale; ben presto, tuttavia, l'ottimistica proclamazione del '48 ( La Germania, d'ora in poi unita e libera, è abbastanza grande e potente per poter assicurare la massima garanzia, senza gelosia alcuna, ai gruppi etnici di altra lingua, cresciuti nel suo grembo, compito questo assegnatole dalla natura e dalla storia! E non sarà mai che sul suo suolo né lo slavo, né il cittadino di lingua danese abitante nel Nordschleswig, né l'italiano della Germania meridionale o chiunque altro cittadino di lingua straniera abbia da lamentare che sia stato mortificato il suo tradi­zionale modo di vivere o che la traterna mano tedesca si sia ritirata davanti a lui , p. 79) ebbe a scontrarsi con la realtà dei fatti, gli obiettivi degli altri Stati, alcune questioni in particolare, sulle quali si sofferma Giinter Wollstein: Posnania, Alsazia-Lorena, Nordsch­leswig. Se il complicato groviglio costituzionale di carattere strutturale architettato dal Bismarck potè durare sino alla fine dell'Impero, è da dire che, durante l'intero periodo storico esaminato, l'incontestata struttura federativa del Reich non ebbe come conseguenza la riduzione delle conflittualità di tipo nazionalistico sul problema delle minoranze. ÀI contrario: la manovra effettuata nel 1848-49, rinnovata poi nel 1870-71, allorché il sistema federativo venne in certo senso germanizzato, non potè più essere rettificata. Si dovette perfino constatare che lo Stato particolare della Prussia, malgrado la sua forte tradizione dinastica, ebbe un ruolo importante nel settore della politica nazionalistica (p. 94). Le tensioni con i polacchi, i danesi, gli alsaziano-lorenesi, mescolandosi con altro materiale esplosivo presente nell'epoca considerata, fecero da detonatore della guerra facilitando la caduta dell'Impero.
Ritornando all'Austria ed ai territori italiani ad essa soggetti, è da dire che lo studio dell'economia trentina in una prospettiva storica, che risale al '700 è alla base delle ricerche di Schiera e Benvenuti i quali, con attenta disamina, prospettano vari problemi concernenti tanto il Trentino e il Tiralo insieme, quanto i rapporti con Innsbruck e Vienna; lo Schiera, ad es., ricordando che il Tirolo, tra le terre dell'Impero, era una delle più restie ad accomodarsi alla tendenza accentratrice di Vienna, sottolinea il fatto che a tale tensione non potè sottrarsi il Principato vescovile di Trento (pure dipendente dall'Im­pero), tenendo conto di e come il Trentino fosse sottoposto a una duplice pressione, perché, se a livello di principio era preminente (e realisticamente meno contrastabile) l'inter­vento centrale da parte di Vienna, a livello esecutivo era poi in massima parte l'ammini­strazione tirolese a pesare per quanto vada tenuto conto anche del fatto che quest'ul­tima tendenzialmente si andava sottraendo alla diretta gestione da parte della Landschaft per assumere connotati di amministrazione periferica rispetto a Vienna (p. 213). Fer­mando poi l'attenzione su due momenti nodali della storia trentina, lo Schiera da un lato compie un'analisi articolata intorno alle forze sociali e politiche operanti nel '700 e agli strumenti del potere (patriziato, ceto mercantile, politica fiscale, programmi di riforme, proposta di cessione della sovranità del Principe Vescovo ecc.) col sottolineare il carattere composito del regime politico trentino, le origini e la portata dell'autonomia, dall'altro prende le mosse dal Congresso di Vienna (e dalla patente del 24 marzo del '16), esaminando i rapporti tra i due gruppi etnici, il nodo del 1848-49, gli scritti del Riccabona ed i pro­blemi che vengono alla luce verso il finire del secolo, la depressione e il risorgimento economico del Trentino, l'importanza dei circoli cattolici ecc. Nel corso di un secolo, il regionalismo trentino aveva cambiato completamente i suoi connotati: Da elemento di resistenza irrealistica e pretestuosa a un processo di assimilazione nell'assetto austriaco che non solo era in atto, ma si era di fatto già realizzato nell'ultimo quarto del Settecento, in nome della difesa più immobile e chiusa dell'asse orizzontale di dominanza sociale e politica che aveva il suo centro nel patriziato, esso si era trasformato, in quel gran bagno di consapevolezza nazionale ma anche di accortezza organizzativa-statale che fu anche per il Trentino l'Ottocento, un elemento di interazione, dinamico e attivo, con quadro costitu­zionale complessivo, di cui veniva riconosciuta non solo la necessità ma, per molti versi, anche la pratica funzionalità. Se il quadro era quello austriaco, nondimeno anche in esso il principio dell'autonomia poteva giocare e svolgere il suo ruolo, anche in difesa dei valori nazionali che più che mai costituivano la premessa, non solo ideologica, della vita tren-