Rassegna storica del Risorgimento
GARIBALDI GIUSEPPE CENTENARIO; MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO
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1982
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Libri e periodici
Completano l'opera che presentiamo: una sezione giuridica con saggi di Pastori, Roccclla, Mor, Pototschnig, Visetti ed altri; alcuni importanti interventi di Corsini, Garbali, Cervani ecc.; utilissime schede bio-bibliografiche dei relatori e degli intervenuti nella discussione dei vari argomenti trattati. Manca invece l'indice dei nomi.
RENATO GIUSTI
Il teatro italiano. V: La tragedia dell'Ottocento, a cura di EMILIO FACCIOLI, 2 voli.; Torino, Einaudi, 1981, in 8, pp. XXXH-476, L. 15.000 -f 15.000.
Nell'ambito della collana del ce Teatro italiano diretta da Guido Davico Bonino, sono stati pubblicati da poco due tomi dedicati alla tragedia dell'Ottocento per la cura di Emilio Faccioli, il quale è riuscito ad isolare nella grande massa di testi alcuni esempi cospicui di letteratura tragica, dall'età neoclassica alla seconda metà del secolo, da un lato riproponendo le tragedie del Manzoni e del Pellico e dall'altro presentando l'esperimento giovanile del Leopardi (Pompeo in Egitto) e i poco noti e mai rappresentanti Capuani del Nievo. Se l'ampia appendice di scritti di poetica e drammaturgia e di cronache di spettacoli chiude la raccolta, offrendo utili punti di riferimento e di raccordo rispetto alle discussioni ed alle polemiche letterarie dall'età romantica in avanti, alla scelta dei testi ed alla introduzione soprattutto è necessario rifarsi per intendere a pieno le linee del j processo teatrale ' dell'Ottocento e la prospettiva storica e l'angolazione critica della raccolta. La dissoluzione del genere tragico, registrata da Yorick sul finire del secolo scorso, non esclude secondo il Faccioli l'autonomo svolgimento di tale genere così che un discorso critico circoscritto alla tragedia dell'Ottocento, con allegata antologia di letture testuali, è pertanto legittimato dall'autonomia e dalla cadenza non episodica del suo itinerario storico, le quali del resto trovano conferma nel perdurare della sua fortuna e più ancora nell'ingentissima produzione del secolo , di 230 autori e 1350 testi tra il 1798 e il 1872 (pp. XI-XII), come nella credenza che il tentare la tragedia fu ritenuto un passaggio d'obbligo per quanti si sentissero chiamati alla poesia.
Seguendo l'itinerario proposto dal curatore (al quale si devono, oltre ai commenti alle tragedie, anche illuminanti e precise note introduttive ad ogni autore presentato), indichiamo i testi della letteratura tragica (Virginia bresciana del Salii; Caio Gracco del Monti; Aiace del Foscolo; Pompeo in Egitto del Leopardi) dell'età neoclassica che, pur nella differente ispirazione letteraria e politica, rappresentano un momento significativo nella civiltà e cultura italiana del tempo, e ci soffermiamo su alcuni aspetti soltanto di un'attività teatrale che ebbe uno scoperto fine educativo. Se la Virginia del Salii si muove nell'area dell'ideologia giacobina, il Caio Gracco rappresenta un preciso momento dei contrasti sociali e politici ed acquista un valore emblematico tanto per il passato che per il presente, mentre nellMùzce foscoliano sono espressi ad un tempo la tensione morale e i contrasti di un'anima tormentata, il distacco e il risentimento verso il mondo politico e intellettuale, un sentimento acuto infine di solitudine e di isolamento; all'etica dell'eroismo si ispira il leopardiano Pompeo in Egitto. Punto fermo della drammaturgia del romanticismo (in cui un posto a sé stante merita la tragedia del Pellico, Francesca da Rimini, largamente rappresentata per tutto il secolo) è senz'altro la produzione del Manzoni che nelle riflessioni sul teatro, nei cori delle tragedie centri d'irradiazione dei temi conduttori , nell'autonomia dalle regole e nella forza inventiva si pone con vigore sulla via del rinnovamento. Nel contesto epico-lirico della parola di Adelchi trovano infine il più intimo accordo tutte le voci della tragedia, con la varietà delle gradazioni che contraddistinguono i singoli personaggi, e toccano il. punto più elevato della loro sublimazione, musicalmente siglata dall'inquietudine umana dei giovane re e della religiosa conoscenza che gli è rivelata dal sopravvenire della morte redentrice: u Gran segreto è la vita, e noi comprende / che l'ora estrema " (p. XXV). Ma il carattere rivoluzionario delle nuove strutture drammaturgiche proposte dal Manzoni, come scrive il Faccioli, rimane estraneo alla cultura teatrale dei contemporanei (sull'atteggiamento del Manzoni nei riguardi del teatro come istituto e come spettacolo,, cfr. le pagine di N. MANCINI, Drammaturgia e spettacolo tra