Rassegna storica del Risorgimento

GARIBALDI GIUSEPPE CENTENARIO; MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO
anno <1982>   pagina <212>
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Libri e periodici
di mescolanza di elementi positivi e negativi, anche le vicende più oscure e le imprese più ambigue dei grandi conquistatori (Discorso sullo storia longobardica e terza redazione della Pentecoste). M. Cataudella, sulle orme di due saggi del Bognetti riguardanti la genesi del pensiero storico-politico del Manzoni, interpreta il cosidetto tono oratorio come il momento militante di questo pensiero politico, la fase della esortazione alla lotta e della strategia della lotta (p. 141) e sintetizza con efficacia e linearità i dati salienti del programma manzoniano di quegli anni: a Manzoni crede che la soluzione del problema italiano può venire soltanto dalle armi, dalla rivoluzione; perché la rivoluzione possa aver successo occorre il consenso dei più; perché si raccolga questo consenso occorre che tra chiesa e rivoluzione si instauri un rapporto molto intimo di alleanza, addirittura di fusione di intenti e di opere, sulla base etica di fondo del comune perseguimento della giustizia (p. 147). Contro il cliché d'un Manzoni poeta degli umili prende posizione G. Paparelli che nella sua relazione, Manzoni e Videa di uomo superiore, mette in evidenza come anche lo scrittore lombardo fosse molto sensibile al fascino dei personaggi dotati di eccezionale personalità e, in forme proprie, non fosse estraneo agli influssi dell'individua-lismo, del culto dell'eroe, tipico della cultura di transizione dal secolo XVIII al secolo XIX. Sul tentativo del Manzoni di conciliare l'intervento della Provvidenza nella storia, nozione che gli veniva dalla tematica del seicento moralista e religioso francese (Bossuet, Massillon, Pascal, Nicole), con il problema della felicità terrena del soggetto, si sofferma F. Ulivi, Il ce lieto fine nei Promessi Sposi. Prendendo lo spunto dall'ultimo capitolo del romanzo, questi mette bene in rilievo come in fondo la soluzione prospettata per bocca dei due pro­tagonisti rimanga ambiguamente mediata tra attrazione provvidenziale e attrazione esi­stenziale : spesso i mali dipendono dalla nostra condotta, però anche agendo in modo ineccepibile si è sempre soggetti ai colpi della sventura; la oc fiducia in Dio è lo stru­mento migliore per attenuare i dolori (pp. 79-80).
Per l'intento di delineare un quadro complessivo ed esauriente del pensiero del Manzoni, desunto dall'analisi strutturale del romanzo, merita di essere sottolineata la relazione di C. Salinari, Struttura ideologica dei Promessi Sposi. In essa lo studioso, muo­vendo da un'intuizione di Antonio Gramsci e conducendo l'indagine sotto i vari aspetti tematici giuridico, economico, religioso e politico, perviene alla conclusione che ci si trovi di fronte ad un'organica concezione borghese della società assunta nel momento della sua espansione, con la carica ideale e rinnovatrice che la contraddistingueva in questa prima fase, carica che si esaurirà solo più tardi con il processo di stabilizzazione della nuova classe dominante (p. 112). ce Intellettuale " organico " della borghesia lombarda nel periodo della restaurazione (p. 121) e collocato politicamente sulle posizioni più attiva­mente rivoluzionarie del '21 in Italia, Manzoni porrebbe alla base del suo romanzo un lucido impegno etico-politico e proporrebbe come nuovo modello di organizzazione della società il progetto borghese. Anche la religione si inserirebbe ce in modo organico nell'ideo­logia borghese del Manzoni dato che ce lo stesso piano della Provvidenza sembra tendere all'affermazione della società borghese (p. 120). Su questa linea metodologico-interpreta-tiva verrebbero a cadere, secondo Salinari, molti dei problemi su cui si era affaticata in pre­cedenza la critica manzoniana: il valore precipuamente edificante dei Promessi Sposi, il paternalismo nei confronti del popolo e dei personaggi, la pretesa sfiducia verso la giu­stizia umana e l'azione degli uomini (e quindi anche verso la storia). Come si vede, questa ricostruzione della connotazione ideologica dello scrittore conduce a molte affermazioni indubbiamente interessanti e ne vien fuori una figura culturalmente e politicamente avan­zata, estremamente attenta alle istanze più vive del suo tempo, impegnata nel rinnova­mento delle strutture sociali e ispiratrice di una fiducia che è stata ce il lievito concreto della nostra storia (p. 125). Tuttavia, nel corso della ricostruzione si avverte chiara­mente la sensazione di trovarsi di fronte ad una di quelle personalità di eccezione che per la loro complessità, la molteplicità di origine delle varie componenti e la singolare capa­cità di elaborazione e di assimilazione, sfuggono ad essere compresse e schematizzate in certe classificazioni. Si nota, ad un tratto della relazione, la difficoltà di armonizzare uni* tariamente tutte le parti e come la semplice matrice ideologica borghese vada troppo stretta alla vasta problematica morale, esistenziale e religiosa del Manzoni. Oltretutto, l'uso di un termine come quello di * borghese ', che nel corso del tempo si è caricato di tante