Rassegna storica del Risorgimento

GARIBALDI GIUSEPPE CENTENARIO; MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO
anno <1982>   pagina <213>
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Libri e periodici 213
implicazioni negative, si presta troppo facilmente ad equivoci e può condurre anche in tutt'altre direzioni (relazione di E. Sanguinei!, Glosse a Salinari).
Quanto poi, al gioco delle parti che oggi più di ieri sembra condursi sul nome del Manzoni, un uomo radicato nella storia che tende ad un messaggio universale svincolato in un certo senso da essa, si può concludere con un'affermazione di F. Salsano (Manzoni: bilancio di un secolo): Si tratta d'una libertà che la storia concede o finora ha concesso a pochi e a denti stretti, e che comporta da parte di essa un moto che non ai può dire tanto facilmente se di ripudio o di promozione (p. 254).
DANTE MARINI
Le relazioni del pensiero italiano risorgimentale con i centri del movimento liberale di Ginevra e di Coppet. Colloquio italo-elvetico, Roma, 17-18 marzo 1978 (Atti dei Con­vegni Lincei, 42); Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 1979, in 8, pp. 191. L. 9.500.
Segnaliamo ai lettori della Rassegna questo volume in cui sono raccolti gli atti del Convegno, organizzato dairAccademia Nazionale dei Lincei, che il 17 e il 18 marzo 1978 vide alcuni qualificati studiosi italiani e svizzeri riuniti a riferire e discutere sulle Rela­zioni del pensiero italiano risorgimentale con i centri del movimento liberale di Ginevra e Coppet. Chi ebbe occasione di assistere ai lavori ricorderà che il clima di quelle due gior­nate non era quello, solitamente tranquillo e distaccato, tipico di ogni congresso: qualcosa della tragedia che il giorno prima dell'inaugurazione aveva, con il sequestro di Aldo Moro e con il massacro della sua scorta, colpito il paese, era penetrato nelle austere sale del­l'Accademia portandovi un senso di sbigottimento e smarrimento di cui ora, a quattro anni di distanza, qualche traccia si può cogliere nelle parole d'apertura del primo relatore, Giovanni Spadolini, o in quelle di chiusura di Pierre Cordey
U volume degli Atti, oltre che da segnalare, è anche da raccomandare per il livello molto elevato di tutti i contributi e soprattutto, a mio parere, per il filone di studi che esso indica. Sulla Svizzera vivaio di storia dell'Ottocento europeo si è fatta tanta retorica e poca ricerca; sul peso che alcune esperienze rivoluzionarie nei diversi Cantoni, partico­larmente negli anni a cavallo tra il 1831 e il 1848, esercitarono sui maggiori rappresen­tanti del movimento nazionale italiano, poco sappiamo, e quel poco attraverso lavori che come quelli, comunque apprezzabilissimi, di un Caddeo, di un Ferretti, di un Ambrosoli o, più di recente, di un Martinola, si occupano essenzialmente del Canton Ticino e dei suoi legami con la vicina Lombardia; sui rapporti o più precisamente sull'interscambio fatto di idee e di collaborazione materiale tra gli esponenti della democrazia italiana e di quella elvetica le indagini storiografiche esistenti non vanno al di là delle persone di Mazzini e Cattaneo (al massimo si arriva a De Boni) ignorando completamente o quasi ffoi c'era dall'altra parte e quali erano i suoi problemi, per cosa si batteva e contro chi, su quali basi ed entro quali limiti era possibile un vincolo di alleanza.
Quando da noi si dice Svizzera, si pensa subito al problema religioso, ai circoli gine­vrini, all'influsso che un Vinet avrebbe finito per avere sul problema italiano o sulla for­mazione di questa o quella singola personalità. Ma la religiosità svizzera del secolo scorso non era fatta solo di riflessione su come impostare il rapporto spirituale tra l'uomo e la divinità, e non era solo quello che un Eynard poteva dire ad un uomo in crisi come il nostro Montanelli; la religiosità in Svizzera nasceva giorno per giorno dal confronto e dal conflitto di tutta la popolazione con i rappresentanti della Chiesa di Roma e da tutto ciò che questo comportava in fatto di sviluppo (o limitazione) delle libertà costituzionali e dei diritti dell'individuo. Quindi l'attenzione va certamente portata sui teorici, sugli uomini di pensiero, sui teologi e su quei loro scritti che avevano un lettore attento, tra gli altri, proprio nel giovane Cavour che ne era favorevolmente impressionato; ma nello slesso tempo mi sembra che si debba indagare sul concreto dispiegarsi di questo pensiero, sulla realtà da cui scaturiva e che, insieme, contribuiva a modificare, e su ciò che tale realtà poteva significare per i molti a osservatori italiani.
Da questo punto di vista nel volume che qui si prende in esame c'è di tutto, anche