Rassegna storica del Risorgimento

GARIBALDI GIUSEPPE CENTENARIO; MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO
anno <1982>   pagina <219>
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Libri e periodici
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occupare le più alte cariche nella carriera pubblica e prelatizia è da considerarsi una conseguenza, più che una causa diretta, della decadenza universitaria, soprattutto se si riflette che la fioritura di questi collegi a Roma contrastava con la fase di netto declino che essi incontravano nello stesso periodo negli altri paesi, in coincidenza appunto con la generale ripresa del ruolo delle università statali. In realtà, il conformismo culturale e l'incapacità dell'istituzione universitaria di influire efficacemente al di fuori del proprio ristretto ambito, la scarsa o nulla rilevanza sociale dovuta al fatto che essa non costituiva la fucina esclusiva di formazione professionale e burocratica né il luogo privilegiato della formazione dei giovani nobili, la stessa debolezza mostrata di fronte alla dura concorrenza degli istituti privati, non erano altro che il riflesso della situazione peculiare dello Stato ecclesiastico, incapace per i limiti derivanti dalla sua speciale struttura di avviare, al di là di un riformismo episodico ed empirico, quei processi di mutamento della concezione dello Stato di accentramento amministrativo, di livellamento dei privilegi particolari tradi­zionali in primo luogo proprio del clero che erano in via di attuazione negli altri Stati (anche se tutto il recente dibattito storiografico sullo Stato assoluto ci esorta a parlare più di progetto e tendenza che di compiuta realizzazione dell'accentramento e del dirigismo statale). Questi processi avevano portato con sé anche la profonda trasformazione delle università, in direzione di una laicizzazione o almeno di una separazione fra il tem­porale e lo spirituale e di una statalizzazione tendenzialmente livellatrice, che era impossibile aspettarsi dallo Stato della Chiesa.
In conclusione, siamo di fronte ad un settore di ricerca assai stimolante e ricco di implicazioni, e ancora aperto a molti interrogativi, su cui il libro di M. R. Di Simone ha il merito di attirare l'attenzione degli storici non soltanto del diritto e delle istituzioni ma anche della società e della cultura.
Interessante, infine, e degna di ulteriori elaborazioni è la tavola di Appendice che mostra la consistenza numerica degli studenti della <c Sapienza dal 1753 al 1815 e la loro distribuzione per facoltà, denunciando il calo notevole subito nel corso del sessanten­nio dalle iscrizioni a giurisprudenza e a teologia con un vero tracollo nel periodo rivo­luzionario rispetto al notevole incremento degli studenti di medicina e soprattutto di filosofia ed arti (facoltà che comprendeva gli insegnamenti di scienze esatte e sperimentali). Ciò che denota l'affermazione anche a Roma di una esigenza di ridimensionamento del sapere tradizionale a vantaggio dei nuovi interessi per le materie scientifiche ed empiriche. È vero che con la prima Restaurazione le iscrizioni a giurisprudenza ripresero quota, ma è anche vero che il divario impressionante esistente in precedenza rispetto alle altre discipline non si riprodusse più: se le fonti ci aiutassero in proposito, anche di tale muta­mento sarebbe interessante studiare le conseguenze più vaste.
MARINA CAFFIERO
MAURO QUERCIOLI, Le mura papali di Roma. Città leonina e Gianicolo. Storia. Topografia. Politica, con pref. di Idomeneo Barbadoro; Roma, Centro turistico archeologico, 1978, in 8, pp. 150. S.p.
Un volumetto che secondo le intenzioni dell'autore, direttore culturale del ce Centro Turistico Archeologico , vuole offrire un originale, ma nitido panorama di Roma dal IX secolo fino alla seconda Repubblica Romana, il tutto concretato attorno alle mura di Roma (p. 9). Cosi Quercioli con uno stile più giornalistico che erudito, come la materia potrebbe suggerire, galoppa per vari secoli e... per vari chilometri, cominciando da Papa Leone IV, il primo Pontefice che aggiunse altre mura a quelle aureliane e formò la città leonina. Il medioevo romano vede lotte fra Papi, Antipapi e Imperatori, con queste mura e torri trasformate in teatro di scontri sanguinosi e confusi, che si alternavano a solenni incoronazioni. Poi, dopo il sacco lanzichenesco del 1527 i Papi preoccupati da tale prece­dente commissionarono al Sa agallo e a Michelangelo altre fortificazioni (attualmente nella Città del Vaticano) al Belvedere, atte a resistere allo artiglierie. Nel '600 Urbano VIII Barberini fa erigere le mura gianicolensi, in vista della guerra di Castro contro i Farnese; inutili in questa circostanza divennero poi il fronte principale della eroica resistenza della