Rassegna storica del Risorgimento

GARIBALDI GIUSEPPE CENTENARIO; MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO
anno <1982>   pagina <224>
immagine non disponibile

224
Libri e periodici
nori , quando poi si tratta di fatti lontani o remoti nel tempo bisogna anche tener conto delle mentalità, dei costumi, della cultura dell'epoca, tanto lontani dalla nostra sensibilità moderna fondata sul senno di poi . Mona. Marongiu-Nurra difendeva il patrimonio eccle­siastico e riteneva giusto il potere temporale del Papa, poiché, per secoli, era stato in effetti, giusto: Cotesto principato civile si dee stimare relativamente necessario al Papa, onde conservare illesa e inviolabile la libertà ed indipendenza da qualunque terrena pote­stà nell'esercizio universale del suo Apostolico Ministero (p. 42, in nota). In pieno Me­dioevo, come è noto, al Papa si era posto un secco aut aut: essere sovrano o divenire vas­sallo, e il Vicario di Cristo non poteva ridursi ad essere una sorta di cappellano dell'Im­peratore
La storia dimostra più volte come la libertà del papa fosse minacciata tanto dal-1 esterno che dall'interno; personalmente non riesco a dimenticare la violenza subita da Gregorio VII la notte di Natale del 1075, allorché, Cencio, uno dei baroni romani, lo rapì dall'altare dove stava celebrando la Messa, lo ferì e lo rinchiuse nella sua torre, in Parione. Il Santo Padre sarebbe stato liberato, come si sa, a furore di popolo, il giorno seguente. (Cfr. GREGOROVIUS, La Storia di Roma nel Medioevo, Libro VII, cap. IV).
Pio IX ed i suoi vescovi, dal canto loro, avevano ancora fresca la memoria delle vicende vissute da Pio VH sotto Napoleone e quindi si capisce come quello che sarebbe anacronìstico oggi, ieri era perfettamente calato nella situazione. L'evolversi degli eventi, come tutti i grandi processi di mutamento che interessano le cose umane, doveva avvenire gradualmente ed in maniera non indolore.
L'autrice, pur riconoscendo la coerenza dell'Arcivescovo, sembra rimanere distac­cata dall'epoca in cui le vicende si svolgono e par misurare il passato con il metro con­temporaneo. Così è per tutto il resto del lavoro che, peraltro, si rivela interessante e ben documentato; così trattando del Neoguelfismo e deU*Antigesuitismo sembra dimenticare che il motivo principale dell'avversione alla Compagnia di Gesù, diffusa nelle varie nazioni era causato dalle persistenti tendenze giurisdizionalistiche dello Stato che mirando da sempre al controllo della Chiesa, proprio nei Gesuiti trovava il maggior ostacolo in virtù dell'articolo quarto della Regola Ignaziana che prevede obbedienza assoluta al Papa.
Ciò non toglie nulla al quadro variegato della Sardegna di metà Ottocento offerto da Maria Corrias Corona, che propone l'immagine di una regione viva e animata da impulsi tanto profondamente diversi e contrastanti.
RAFFAELE ALESSANDRINI
GABRIELLA SANTONCINI, Ordine pubblico e polizia nella crisi dello Stato Pontificio (1848-1850) (Università di Macerata - Pubblicazioni della Facoltà di Giurisprudenza. 27. Nuova serie); Milano, Giuffrè, 1981, in 8, pp. [3], 242. L. 10.000.
In questo lavoro l'autrice propone all'attenzione degli studiosi l'articolata prepara­zione del Regolamento di polizia dei domini della Santa Sede emanato il 17 marzo 1850, dalla Commissione governativa di Stato: l'organismo creato da Pio IX nel luglio del *49 che avrebbe esercitato funzioni governative interinali fino all'aprile del 1850. Negli Stati della Chiesa, più che altrove, si soffriva la inadeguatezza di strutture amministrative e legislative troppo stantie e ormai cristallizzate su posizioni antiche per l'assenza pres­soché totale di una cultura riformista provvista di qualche respiro e retroterra politico, per la stessa debolezza delle spinte riformatrici provenienti dall'esterno prive di collega­menti con la fragilissima intellettualità operante all'interno, e destinate a spegnersi del tutto per la mancanza di un ceto borghese in grado di raccoglierle e tenerle vive (p. 3).
Secondo l'autrice inadeguati e parziali apparirebbero i tentativi riformatori di Pio IX, indeboliti dalla loro natura di interventi di mediazione, come nel caso della parte­cipazione dei laici al governo dello Stato o in quello della creazione di organi consultivi (p. 3) e, in effetti, per quanto sarebbe ingiusto non riconoscere almeno la buona volontà degli sforzi per stare al passo con i tempi e le situazioni, è incontestabile lo stato di pre­carietà dell'ordine pubblico e sociale profondamente motivato da un'annosa crisi economica, in particolare nelle campagne dove le condizioni di vita sono oltremodo misere. In questo