Rassegna storica del Risorgimento
GARIBALDI GIUSEPPE CENTENARIO; MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO
anno
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1982
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pagina
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231
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Libri e periodici
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cronaca pura e semplice, con una serie di precisazioni e note su coso e personaggi del tempo ai fini della conoscenza del <c clima di Trieste, tra il 1914 e il '15, sottoposta ormai a rigorosa disciplina di polizia, e poi militare. Prendendo spunto dalla prefazione di Salimbeni, dalla presentazione dell'Autore che ricorda la lotta disinteressata di un uomo per la libertà della sua terra, è da dire che documenti austriaci, lettere e relazioni di Schott, Chiesa, Petitti di Roreto ecc. completano e illustrano queste pagine che risalgono al lontano 1915 e che offrono, attraverso una peculiare angolazione, una visione dell'irredentismo triestino ricco di valori ideali e attento al futuro della città; l'impegno di Schott Desico (di sentimenti democratici mazziniani), oltre la liberazione di Trieste, a si fondava pure su ima nitida e articolata concezione di quello che sarebbe dovuta essere nel contesto internazionale dopo la scomparsa dell'impero asburgico: da qui l'impegno per il salvataggio della flotta, per il rilancio del porto, per il raccordo della rete ferroviaria triestina alle grandi linee di comunicazione europee, riuscendo, fra l'altro, a far passare il nuovo tracciato dell'Onerai Express per Trieste (p. Vili). Diviso in due parti, accompagnate da appendici di documenti, il volume delinea innanzi tutto il rifiorire della coscienza nazionale a Trieste prima della guerra, i rapporti e colloqui di Schott con Ferdinando Martini, giornalisti ed uomini politici del Regno, la sorveglianza della polizia austriaca e l'esodo degli irredenti, i progetti e tentativi di azione su Trieste o per il Trentino, i mesi di passione prima dello scoppio della guerra, e si sofferma poi sulle drammatiche disillusioni dell'Autore tra il maggio e il giugno del '15 e le sue avventure in zona di guerra; nella seconda parte, il volume ricorda in breve ciò che Ferdinando Martini, Eugenio Chiesa, il gen. Petitti di Roreto fecero per la liberazione di Trieste, da un lato prendendo in esame qualche passo del Diario di Martini (edito da De Rosa), e dall'altro sottolineando l'azione ce politica degli altri esponenti al Congresso della pace o in Trieste. Assai tristi ed amare sono le parole con le quali l'Autore chiude la sua testimonianza confrontata con la realtà odierna: et Se oggi Trieste ri discende la china che faticosamente e gloriosamente aveva superato negli anni Venti, dobbiamo imporci un severo quesito perché tutti noi siamo colpevoli dell'attuale tragedia (p. 176).
RENATO GIUSTI
FRANCESCO BALLETTA, Il Banco di Napoli in Calabria al tempo della prima guerra mondiale (Institut international d'histoire de la banque, Gens d'affaires, Banques Mon-naies Finances, 3); Ginevra, Librarne Droz, 1979, in 8, pp. 250. S.p.
Il Banco di Napoli aveva rappresentato nell'ottocento borbonico l'unica banca esistente nel mezzogiorno continentale, sia pure con un'attività creditizia limitata alla capitale, visto che Ferdinando II, come riporta il De Cesare nella sua Fine di un Regno, voleva evitare che i suoi sudditi si rovinassero con cambiali e polizze. Nelle provincie supplivano i Monti Frumentari, quelli di Pietà, e diflusi ovunque, gli usurai. Sessantanni dopo, in piena età gioii ttiana, nella Calabria scossa dai terremoti (più tristemente famoso quello del 1908, ma non vanno dimenticati gli altri del 1894 e 1905) sussistevano quelle alternative, ma intanto erano sorte numerose banche locali e varie agenzie di istituti di credito nazionale. Anche il Banco di Napoli, allora istituto di emissione, aveva esteso alle provincie calabresi le sue filiali ed è proprio a queste che Francesco Balletta ha rivolto la sua indagine sfruttando largamente l'archivio storico dell'istituto partenopeo. Certamente non tutta l'attività di credito passava per il Banco, soprattutto in una regione nella quale la tesaurizzazione di oggetti preziosi era sempre considerata una saggia misura previdenziale, ma lo studio di essa è senz'altro largamente indicativo.
Il Banco di Napoli aveva al termine della Grande Guerra otto sportelli nei centri più importanti della regione, che raccoglievano (e contendevano alle altre banche) i depositi di una clientela di proprietari terrieri* Scarsamente diffuso il credito agrario, malgrado irli sforzi del Governo, vuoi per la diffidenza dei contadini, vuoi per la riluttanza delle Banche locali delegate dal Banco di Napoli a gestirlo* Sarebbe stata senz'altro opportuna una più decisa azione per estendere gli sportelli dell'Istituto, che godeva un certo prestigio