Rassegna storica del Risorgimento

GARIBALDI GIUSEPPE CENTENARIO; MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO
anno <1982>   pagina <232>
immagine non disponibile

232
Libri e periodici
nel Sud, e svolgere in proprio quel servizio. Ma il direttore generale Nicola Miraglia fece una politica molto contenuta, ponderando per ben dieci anni la possibilità di un'agenzia a Gioia Tauro, decidendosi all'apertura nel 1915. Anche altri dirigenti si mostravano cauti: quello di Cosenza nel 1914 riteneva se vogliansi evitare nuove perdite o quanto meno cir­coscriverle, debbasi continuare nella politica del prudente raccoglimento, limitando gli impieghi a quelli che sono di sicuro riposo (p. 113).
Balletta espone con dovizia di dati, cifre e diagrammi tutta Fattività delie varie succursali, in merito a depositi, prestiti, impieghi: le conclusioni a cui giunge, sul contri­buto del sistema bancario all'evoluzione dell'economia della Calabria nel primo ventennio del nostro secolo sono sostanzialmente negative. Le Banche si limitarono a una funzione di supporto alle attività economiche esistenti. Durante la guerra, superato il panico dell'ago­sto 1914 che indusse a precipitosi ritiri dai depositi, la regione assiste ad un afflusso di denaro da più parti: rimesse dei militari al fronte alle loro famiglie, vendite di bestiame e di legname, assunzioni per colmare i vuoti, dei richiamati. Lo sbocco di questa liquidità furono le remunerazioni ritenute più sicure come le cartelle dei Titoli di Stato, o i depositi nelle banche, senza pensare alla possibilità di investimenti produttivi. L'autore accompagna Je sue indagini bancarie con considerazioni sulla situazione socio-economica delle tre provincie, situazione non certo brillante. Sostanzialmente, mentre la produzione agricola ebbe un calo per mancanza di uomini validi, si ebbe un qualche minimo beneficio finanziario relativo, a causa dell'afflusso di denaro che rialzò le condizioni degli operai agricoli, oltre ad arric­chire pochi speculatori e a risollevare i piccoli affittuari dai canoni bloccati per legge. Fra le tre provincie Reggio risentì qualche vantaggio, mentre minori furono quelli di Catanzaro e quasi nulli nella provincia di Cosenza.
FLORIANO BOCCINI
L'esercito italiano nella grande guerra (1915-1918), voi. V, Le operazioni del 1918, tomo 1, Gli avvenimenti dal gennaio al giugno (Narrazione), tomo 1 bis, Documenti, n. 212; tomo 1 ter, Carte e schizzi, n. 39; Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio Storico, 1980, in 8, pp. 793, carte n. 39. L. 29.000.
Nel giugno 1918 l'offensiva lanciata dall'esercito austro-ungarico contro quello ita­liano sul Piave si concluse per il primo con una irrimediabile sconfitta. Dopo Caporetto e la ritirata al Piave, condotta dal generale Cadorna (fu sostituito da Diaz il 9 novembre 1917), con la successiva vittoria nella battaglia d'arresto la crisi dell'autunno era stata in buona parte superata mentre l'esercito veniva debitamente riorganizzato e potenziato. 11 Comando Supremo preparò allora una azione offensiva per consolidare la linea di resi­stenza all'estremità orientale dell'Altipiano dei Sette Comuni. L'offensiva si concluse posi­tivamente il 30 gennaio 1918 con la riconquista della linea M. Valbella-Col del Rosso-Pizzo Razea. In maggio una analoga operazione venne ripetuta nel gruppo del l'Adam elio dove furono conquistate Cima Presena, Cima Zigolon e quasi tutta la cresta dei Monticelli. Gli Imperi Centrali, che con la pesante offensiva dell'autunno 1917 avevano tentato di sconfiggere definitivamente l'Italia, furono indotti anche da questa vitalità a preparare, con larghezza di mezzi, una vasta azione militare per il giugno 1918. Il piano operativo, pur razionale ed efficace, non raggiunse i risultali sperati. Le forze austro-ungariche disperse su un fronte troppo vasto avevano trascurato o sottovalutato lo sforzo riorganizzativo italiano. Particolare cura infatti era stata profusa nel potenziamento del servizio informazioni ora in grado di far conoscere tempestivamente le attività del nemico; lo sforzo produttivo delle industrie nazionali aveva permesso la reintegrazione degli armamenti e la ricostituzione delle scorte, molti aspetti dell'apparato militare (Comandi, sussistenza, arruolamenti ecc.) erano stati razionalizzati e, infine, le truppe al fronte beneficiavano della più generale ripresa morale dell'intero Paese.
L'offensiva austro-ungarica, iniziatasi all'alba del 12 giugno con un violento fuoco di artiglieria sulle posizioni italiane tenute dalla 7* Armata, si concluse il 18 con un ultimo, estremo sforzo da parte dell'esercito imperiale che impegnò le sue riserve in un rinnovato attacco senza però conseguire alcun vantaggio. Il 19 giugno il Comando Su-