Rassegna storica del Risorgimento
GARIBALDI GIUSEPPE CENTENARIO; MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO
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1982
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Libri e periodici
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premo italiano decise di passare alla controffensiva. Dopo alcuni giorni di intensi scontri l'esercito austriaco fu costretto a cedere e il 23 iniziò la ritirata oltre il Piave. Le pesanli perdite subite nell'intera battaglia del Piave (150.000 uomini da parte austriaca e 90.000 da parte italiana) determinarono il definitivo collasso dell'esercito imperiale mentre per quello italiano si apriva la prospettiva dell'esito vittorioso della guerra.
Questi, con qualche omissione per necessità di sintesi, gli avvenimenti puntualmente ricostruiti, e non solo dal punto di vista strettamente militare, in questo V volume della Relazione ufficiale dell'Ufficio Storico dell'Esercito sulla prima guerra mondiale.
Superfluo sottolineare l'importanza, sul piano storiografico, di quest'opera alla cui conclusione mancano ormai i tomi del V volume riguardanti la battaglia di Vittorio Veneto e quelli sull'Albania, Macedonia e Medio Oriente del VII volume (Le operazioni fuori del territorio nazionale). La Relazione ufficiale, frutto di un vasto e non semplice lavoro di ricerca, raccolta e riordinamento delle fonti, consta di sette volumi articolati in 37 tomi, 31 dei quali già pubblicati. H primo volume tratta dei precedenti il conflitto (Le forze belligeranti, tomi 2, Roma 1927), i successivi quattro delle campagne di guerra 1915, 1916, 1917, 1918 per un totale di 26 tomi tutti corredati con la riproduzione di documenti, carte e schizzi, il VI de Le istruzioni tattiche del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito (tomi 2) e il VII su sette tomi delle operazioni fuori del territorio nazionale.
ANTONELLO BIAGINI
GIUSTINO FORTUNATO, Carteggio 1923-1926. Carteggio 1927-1932, a cura di EMILIO GENTILE; Bari, Laterza, 1981, in 8, pp. 274, 317. L. 20.000. 23.000.
Quasi contemporaneamente (febbraio ed aprile 1981) sono apparsi gli ultimi due volumi del Carteggio di Giustino Fortunato, curati, come i due precedenti, con attenzione scientifica encomiabile e viva precisione filologica da Emilio Gentile. Il periodo abbracciato (1923-1926 e 1927-1932) esula da quello cronologico della nostra rivista e ci esimerebbe da una segnalazione approfondita se il curatore non avesse inserito in chiusura dell'intera opera un'appendice di lettere, conosciute o pervenute dopo la stampa del I e del II volume.
Tra le più interessanti dell'opportuna integrazione sono quelle a Renato Fucini, che, pur assai remote (risalgono al 1877), mostrano la vivezza e la precocità delle preoccupazioni di Fortunato per le carenze ambientali e strutturali del Mezzogiorno e di Napoli, in particolare nel campo igienico-sanitario. In un'altra lettera dell'aprile 1878, Fortunato si mostra estremamente interessato a conoscere ce in tutta confidenza e segretezza dal corrispondente l'opinione che di lui hanno Franchetti, Sonnino e Villari. È una debolezza del tutto umana, che non stona conoscere su un personaggio di norma severo più verso se stesso che verso gli altri.
Rilevante è anche una lettera a Ferdinando Martini, scritta l'il novembre 1899, in cui Fortunato manifesta disagio e rammarico per la politica coloniale intrapresa, dimenticando la miseria e la silenziosa, ostile estraneità delle popolazioni meridionali.
Importanti, poi, sono, a mio avviso, gli scritti ad Antonio Cefaly e a Giuseppe Cesare Abba. Al primo, diletto amico di tanti anni, svela, il 13 marzo 1909, amaramente la sua delusione per la condanna irreversibile del sistema elettorale uninominale mentre al secondo, il 6 agosto 1910, non cela il rimpianto per la situazione nazionale, deludente e drammatica, dopo i tanti sogni nutriti e le tante occasioni perdute. In un'altra lettera a Cefaly del marzo 1911, Fortunato esterna una posizione di paterna comprensione per razione di Nitri, considerato in prima linea, tra i giovani deputati di tutto il Mezzogiorno e scetticismo sugli orientamenti africani di Giolitti, a detta di Fortunato, non molto informato della infinita debolezza economica del Mezzogiorno .
Non può essere perduta, presaga sincera del futuro, un'affermazione contenuta in una lettera al futuro ministro delle Colonie Ferdinando Martini del novembre 1913, in cui, dato per inevitabilmente liquidato Giolitti, il grande lucano esclude possa trovarsi <c un uomo anche grandissimo , capace di risolvere gli immani problemi del domani .