Rassegna storica del Risorgimento
GARIBALDI GIUSEPPE CENTENARIO; MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO
anno
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1982
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pagina
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235
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Libri e -periodici 235
militari, rifornimenti, armamenti e mezzi bellici, si esprimono e si mantengono su toni tecnici di livello assai deciso, tali da renderli fonte non trascurabile e metro sicuro per indagini di analogo tenore.
Dopo una terza sezione, intitolata Pubblicistica e storiografìa, di peso minore, che pur reca le appassionate pagine di Mihail Jonescu e soprattutto di Francesco Fadini, il volume e concluso con un capitolo di ben dosati e non formali articoli di Sergio Benvenuti. Maria Garbari, Antonello Biagini e Umberto Corsini sulla situazione civile e politica delle popolazioni trentine. Con fondatezza, del resto, la Garbari ha sostenuto che una impostazione storiografica che rifiuti ogni settoriali là di giudizio pur senza rinunciare alla specificità della ricerca deve tener conto della interdipendenza e della reciprocità d'azione di tutti i fattori, in una visione globale e reale che riconosca il ruolo primario svolto da componenti a volte sottese dagli storici: in questo specifico caso il ruolo delle popolazioni Civili durante la guerra .
Alberto M. Ghisalberti, che sa essere storico sereno anche nel ripensare le vicende, vissute con indelebile intensità, ed è alieno da quelle preoccupazioni su pretese forzature nazionalistiche, che traspaiono purtroppo in altri studiosi presenti ai lavori, pone il suggello con una relazione, fondata in parte sulla memoria affettuosa e virile della guerra ma incisiva anche nel cogliere il nodo storiografico sciolto dal Convegno, grazie al quale si sono potute rivedere vecchie posizioni più sentimentali che scientifiche per un giudizio spassionato sul significato e la portata dell'intervento italiano nella prima guerra mondiale 3>.
VINCENZO G. PACIFICI
ANTONELLO F. M. BIAGINI, Momenti di storia balcanica (1878-1914). Aspetti militari, pref. di Angelo Tamborra; Roma, Stato Maggiore Esercito, Ufficio Storico, 1981, in 8, pp. 315. L. 6.000.
L'Ufficio storico dello S.M.E. continua a far uscire volumi su volumi concernenti la storia militare italiana; è ancora in corso di compilazione la monumentale opera riservata alla prima guerra mondiale, ma contemporaneamente sono usciti numerosi altri volumi su aspetti, diciamo così non istituzionali dell'opera dell'esercito italiano. Attingendo largamente all'Archivio Storico della Difesa Antonello F M. Biagini ha aperto un nuovo filone di ricerca, studiando le relazioni degli addetti militari italiani nella penisola balcanica nel perìodo fra il congresso di Berlino e la Prima Guerra Mondiale. L'Italia, allora considerata fra le Potenze europee, forni insieme alla Russia, l'Inghilterra, la Francia, la Germania, l'Austria-Ungheria, dei rappresentanti alle varie commissioni che si occuparono di delimitare i confini fra i nascenti Stati balcanici in un coacervo d'interessi, dove le aspirazioni nazionali e religiose si incontravano, e si scontravano, con le necessità strategiche di avere confini militarmente sicuri. In più, non essendo una delle maggiori potenze, né avendo qualche Stato particolare da proteggere, con più facilini era scelta come arbitro, e accettata dalla Turchia che solitamente faceva le spese degli ingrandimenti dei nuovi Stati. Cosi il generale De Giorgis fu inviato a riorganizzare la Gendarmeria Turca in Macedonia (1904-1908) e alla sua morte sostituito da Nicolis di Robilant (1908-1911); così Orerò, già Governatore militare dell'Eritrea, svolse un ruolo decisivo nella delimitazione, avvenuta nel 1878-79 del confine romeno-bulgaro, con l'assegnazione di Silistria a Bucarest, Vittorio Elia, addetto militare presso il Sultano è consultato da Abdul-Hamid H nei drammatici giorni della rivoluzione dei Giovani Turchi: simbolo evidente del prestigio acquistato dagli ufficiali italiani.
Il Biagini correda i suoi capitoli di larghi stralci della relazione di questi addetti militari ai loro superiori dei Ministeri della Guerra e degli Esteri; com'è naturale il loro interesse è prima di tutto professionale, ragguagliando sull'armamento e l'addestramento degli eserciti della regione, ma non tralasciando di dare notizie sulle intenzioni dei governi. Negli ultimi miei rapporti sull'Albania io ho forse più di quanto compete ad un informatore militare parlato di politica. Ciò ho fatto sembrandomi il momento molto importante per noi, e sembrandomi pure che qui dove molti fatti nuovi costantemente si svolgono,