Rassegna storica del Risorgimento
GARIBALDI GIUSEPPE CENTENARIO; MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO
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1982
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236
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Libri e periodici
dove molto si parla, dove gli addetti militari sono perfettamente al corrente delle aspirazioni del proprio paese, non sia difficile scoprire e vedere alcune delle infinite finzioni delia politica, e quindi non improbabile poter inviare qualche notizia importante (p. 210). Cosi scriveva l'addetto militare Prospero Marro nella primavera del 1911 mentre seguiva la rivolta albanese su cui soffiava apertamente Re Nicola dal Montenegro allo scopo di ingran* dimenti territoriali, alternando guerriglie sulle montagne e memorandum alle potenze. In questo settore albanese si fa più. vigile l'interessamento italiano, per evitare che l'Austria scenda a Scutari e Durazzo, controllando il canale d'Otranto; oltre a ciò la penetrazione economica italiana nella regione era stata sensibile. Ma le guerre balcaniche prima e la Grande Guerra dopo rimanderanno il problema dell'indipendenza albanese.
Indubbiamente da queste relazioni, scritte ad uso interno, senza artifizi retorici e badando al sodo, promana un fascino da ce Belle Epoque , fra spie in azione da un lato e le bellicose tribù montanare dall'altro; termine quest'ultimo, che nell'Europa del XX secolo suona veramente inconsueto, e più consono ad altri continenti. Un utile contributo, questo del Biagini (come segnala nella Introduzione Angelo Tamborra), a un approfondimento di un altro aspetto della presenza italiana nei Balcani finora in ombra, dopo che sono stati largamente studiati dapprima gli interventi garibaldini e la diffusione del mito di Garibaldi, e successivamente la penetrazione economica e commerciale dell'età giolittiana. Questo volume testimonia invece di un'altra fase della attività politica italiana dimostrando che con la politica delle <c mani nette si era rinunciato a vantaggi territoriali, ma per lo meno (e appunto per questo) si era acquistato un certo prestigio e carattere di imparzialità, che fecero attribuire all'Italia incarichi delicati.
FLORIANO BOCCINI
RAFFAELE MASCOLO, Domenico Fiorino e il movimento socialista in Capitanata; Foggia, Amministrazione provinciale di Capitanata, 1978, in 8, pp. 348. S.p.
Sulla scia di qualche utile contributo di altri studiosi intorno al movimento operaio nella Capitanata, il presente volume (che pubblica in appendice una scelta di articoli e documenti) intende ricostruire la personalità di Domenico Fiorino, una figura di spicco del socialismo nel Meridione tra la fine dell'800 e l'avvento della repubblica. Senza insistere sulle fonti (prevalentemente pubblicistiche), sulle citazioni talora incomplete, sul linguaggio discorsivo , è da dire che il volume interessa da un lato per la ricostruzione biografica del Fioritto fin dalla adesione al Partito socialista, dall'altro per la descrizione dei primi scioperi contadini, le Leghe di resistenza, l'attività giornalistica e politica del Fioritto nei primi anni del secolo; interessa in particolare per le pagine dedicate alla crisi politica, che allontana il F. dal partito, alla sua posizione di intransigenza rivoluzionaria nel 1912 al primo dopoguerra allorché il F. viene eletto segretario generale del partito socialista italiano (ottobre 1921) in un periodo assai difficile per la vita politica in Italia e la sopravvivenza delle garanzie costituzionali. Mentre durante il ventennio del regime, rimase al di fuori della lotta politica pur manifestando la sua opposizione al fascismo, all'Indomani della liberazione nei congressi, nell'attività politica o amministrativa, nella stampa ecc. H F. riprese il suo posto con vigore giovanile, facendo da tramite tra la vecchia e la nuova generazione di militanti socialisti. Al volume che tenta di ricostruire un cosi lungo periodo, manca l'indice dei nomi.
RENATO GIUSTI