Rassegna storica del Risorgimento

GARIBALDI GIUSEPPE CENTENARIO; MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO
anno <1982>   pagina <239>
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Libri e periodici 239
del tutto originale per la miglior comprensione del quale riteniamo opportuno soffermarci un momento sull'autore, Eugen Lemberg, tedesco, nato in Boemia, professore di sociologia e pedagogia a Francoforte, studioso dei problemi della coesistenza dei popoli.
L opera che esce oggi in traduzione italiana, ha avuto una prima edizione in Ger­mania nel 1964 e una seconda, ampliata, tre anni dopo. Il tempo trascorso non ha, però, incrinato la validità del lavoro che si presenta come un grande affresco del fenomeno del nazionalismo dall'antichità ai giorni nostri. Lemberg, infatti, contesta il concetto di nazio­nalismo come moralmente e socialmente patologico preferendo indicare con esso quella forza vincolante che integra gruppi nazionali o quasi nazionali. L'esasperazione del nazio­nalismo che fece soffrire ieri l'Europa e che oggi fa soffrire i paesi in via di sviluppo a suo giudizio a non è altro che una delle sue tante forme (p. 29) e non l'unica possi­bile; una delle tante possibili forme in cui questo atteggiamento fondamentale dell'anima umana si può manifestare. Egli vede, infatti, il nazionalismo soprattutto come la forza coesiva che ha unito o integrato in unità caratteristiche dapprima gli europei e adesso anche il resto del mondo.
Quando l'Impero romano sostiene l'A. iniziò la sua decadenza l'unità del mondo fu sentita come una patria in pericolo. L'universalismo in dissoluzione si trasformò così in un ideale da difendere con dedizione in uno stato d'animo di autogiustificazione e autoesaltazione assimilabile al nazionalismo. Per Lemberg, infatti, il nazionalismo non necessariamente riguarda la nazione, ma può ritrovarsi anche in una comunità a che con­divide con la nazione moderna un numero straordinariamente grande di tratti (p. 66). Ideologia, struttura dello Stato, delimitazione rispetto a un ambiente esterno, autoconsape­volezza orgogliosamente affermata, fede in una missione di politica estera, lingua comune a tutta la classe dirigente, diedero una impronta comune al cittadino dell'Impero romano e successivamente all'abitante dell'Europa cristiana e spinsero l'uno a combattere l'Islam come l'altro aveva portato la sua civiltà presso i popoli barbari.
Nella vita spirituale dell'uomo medievale la cristianità assolse alla stessa funzione cui la nazione adempie per l'uomo moderno. Quando il concetto di cristianità si secolarizzò in concetto di Europa e gli ordinamenti nazionali si affermarono su quelli religiosi fu l'idea di nazione a prendere il carattere di entità superindividuale. Alla soglia del XIX secolo questo processo si era compiuto.
Lemberg ci presenta lo Stato nazionale moderno come sviluppatosi da una doppia radice: come eredità dell'Impero da una parte e come creazione e immagine di una comu­nità etnica dall'altra. Da una parte lo Stato creato dal Sovrano secondo i possedimenti della dinastia senza tener conto della lingua e della cultura del suo popolo; dall'altro il risveglio dei popoli che, uno dopo l'altro, si resero conto della loro caratteristica culturale e lingui­stica e svilupparono una propria fisionomia spirituale.
Lo spirito nazionale nell'analisi di Lemberg appare come una specie di onda inarrestabile che da occidente si sposta verso oriente. L'affermarsi della realtà nazionale di un popolo si rivelò, infatti, una spinta nei confronti delle nazionalità vicine che scosse dal letargo. L'inferiorità di un popolo diventava così la sua forza, il propellente indispen­sabile per emanciparsi. Nel risveglio dei popoli ha così operato e continua ad operare un sentimento di inferiorità rispetto ad altri popoli e un bisogno ardente di compensazione. Così questo processo si è sviluppato e propagato dall'Europa meridionale all'Occidente euro­peo e da qui al centro e all'Èst, all'Africa e all'Asia, nei paesi che chiamiamo in vìa di
sviluppo.
É l'Italia il punto di partenza della rinascita culturale europea che in Italia ritor­nerà dando luogo al Risorgimento del XIX secolo. Il primo risveglio è dato dal Rinasci­mento italiano e dell'attività degli umanisti italiani che <c ha mostrato la via alle rina­scite nazionali dei popoli europei: purificazione, originalità e validità della lingua volgare, testimonianze di un'antica significante cultura letteraria, di una grandezza e potere poli­tico precedente e disegno di un suo rinnovamento (p. 160). Quando il movimento, trecento anni dopo, ritorna in Italia è la Francia a rappresentare un modello e la borghesia italiana fa proprie le dottrine libertarie della rivoluzione come ideologia per la propria ascesa. Per questa classe in formazione Mazzini <t formulò la filosofia del nazionalismo borghese (p. 161), nazionalismo che fu fatto proprio anche dalle rimanenti nazioni d'Europa. Il