Rassegna storica del Risorgimento
AQUILA (L') STORIA 1869; RIVERA GIUSEPPE; ROMA STORIA 1869
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1983
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pagina
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31
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G. Rivera e i borbonici aquilani 31
Usciti si parla di loro, del Conte particolarmente. De Pascale la incomincia contro la napolitana aristocrazia: Questi napolitani, egli dice, non sono stati capaci in questa circostanza di mandare alcuno indirizzo. Poi una mandra d'asini: 86 li spremi tutti quanti, non c'esce tanto (facendo segno sulla punta del dito) di sugo. Se ne vengono col timore di offendere le altrui suscettibilità (mettendo in caricatura ciò che il Conte avea detto) con le fasce di S. Gennaro: pare che non siano venuti ad altro che per mettersi le fasce... Volete sapere una cosa? Io tengo le decorazioni e non me le metto... Non parlo del Conte, che è una buona persona, ma degli altri, ... Ma il Re lo sa quanto valgono... Eh! lo sa... Sono buoni per cercare le decorazioni! ... Le cercano! ... Quando il Re le dasse per qualche servizio reso, valgono qualche cosa, ma questi le cercano! ... Di modo che il povero Re è seccato continuamente... E cerca di contentar tutti quanti... Ma questi non si contentano mai... Voglio raccontarvi un fatto: quando il Re tornò dal viaggio quest'anno 36) mi riportò una penna d'avorio e mi disse: A te ho pensato di riportarti una penna che ho comprato a (manca). Non vale niente, ma serve per ricordo. Oh, grazie, Maestà, risposi io, accetto più questa che qualunque altro dono. Ed in fatti stimo più quella penna che cento decora-zioni. Perchè so che ci volle intendere col dire: A te ti regalo una penna ecc. Si viene alla compilazione dell'indirizzo. Zottoli vorrebbe svignarsela ma è premurato da de Pascale, che gli fa riflettere esser cosa sconveniente ritrarsi dopo aver accettato l'incarico. Così Zottoli si accinge all'opera, si va allo studiolo, Cappelli s'offre di scriverlo sotto la dettatura del compositore, e si tesse questo famoso indirizzo, che l'indomani vien copiato e messo in beilo da Pasqualucci*
Dopo una conversazione di tre ore e forse più, ci licenziamo da de Pascale. Pasqualucci, stato incaricato di trovare un legno chiuso di rimessa, per la figura da farsi la dimane, comincia presto a darsi moto. Persichetti ed io andiamo a pranzo. Al tardi ci ritiriamo pensando a quanto devesi fare al dì seguente.
H mattino del giorno 29, alle 7, non levatomi ancora dal letto sento picchiare all'uscio dell'abitazione, ho un presentimento che fosse persona che va in cerca di me, pensando però che può essere più facilmente affare degli altri abitanti di casa, non me ne dò pensiero. Ma a replicati colpi battuti, preso da curiosità, prego il Persichetti, già rizzatosi, a farsi sulla finestra, e domandare chi fosse. Ed ho in risposta essere un uomo portante una scatola, che, forse per non aver avuto risposta, riprende la sua via. Mi balena nella mente poter essere un inviato di Nocelli che recasse la scatola (di) sospiri riscossa alla stazione. Mi vesto in furia, esco, raggiungo l'uomo, e veggo che realmente porta una lettera a me diretta. Ma non è ciò che io mi pensava, è il Barone AC. che respinge la scatola centerba con un foglio così concepito: Mio gentile amico, suol dirsi che chi non accetta non merita, e che chi ricusa il dono dell'amico è scortese. Io però, modificando i due proverbi, dico che quando si accetta un poco invece del tutto non si demerita e non si fa villania: e valendomi di questa così fatta modificazione, prendo due fiaschetti di centerbe e ve ne rimando sei. Amico mio, io sono solo e vivo solo solo peggio degli eremiti, non uso quasi
36) Francesco II era partito da Roma il 29 maggio 1869 e por Civitavecchia via mare e Francia si era recato a Praga, in Baviera ed a Vienna, rientrando a Roma il 20 ottobre, dopo un'assenza vivamente movimentata dalle mene reazionarie che si stringevano intorno al cónte di Caserta, fratello del re, in occasione della nascita del suo figlio primogenito, in cui si tendeva a vedere il pretendente legittimista.