Rassegna storica del Risorgimento
AQUILA (L') STORIA 1869; RIVERA GIUSEPPE; ROMA STORIA 1869
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1983
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33
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C Rivera e i borbonici aquilani 33
seguirne la sorte in tali circostanze d'avversità , alludendo al suo decenne esilio volontario per seguire il Re.
Viene finalmente l'ora e siam ricevuti. Molti che erano con noi, che niente sapeano della deputazione, ne fanno parte seguendoci. Così questa deputazione, che dovea esser composta di giovini accorsi da tutte le Provincie del Regno, fu in maggior parte accresciuta con gentiluomini di Camera, aderenti alla Corte, qualche generale e qualche ministro di Stato. H che invece d'accrescer lustro scema il bello di ciò che ideavasi. Il Marchese Imperiali, dal deforme viso, legge freddamente l'indirizzo, a cui tien dietro un più freddo discorso del Re, che ringrazia tutti e si compiace di vedere intorno a se persone di tutte parti del suo Regno, porzione de' quali trovavasi a Roma prima ancora di quella circostanza. Sarebbe stato bene avesse aggiunto ancora che alcuni eran venuti per altro fine e che casualmente s'eran abbattuti con quella riunione! H frizzo saria stato più pungente e bene a proposito.
Gli indirizzi da presentarsi in mano del Re son due, quello della nostra Provincia e quello di Salerno. Il signor Barretta deputato di Capitanata avendo dimenticato il suo balbetta tra' denti due parole d'omaggio.
Così termina quell'impegno in cui mi era messo con tanto animo, e che in verità meritava altra soluzione.
Il nostro indirizzo, scritto dal Cappelli, era stato firmato dal De Pascale, dal Marchese Grugnali e da noi quattro, e fu il solo in cui avesse figurata una formale deputazione. In fatti era la sola, ed il Re confessandolo in talun rincontro avea detto quest'espressione L'unica deputazione seria è quella di Aquila.
Le due Provincie Principato Citra e Capitanata, come si è detto, mandarono un rappresentante per ciascuna, e le altre?
Rimaser silenziose. E Napoli, quel Napoli che sospira tanto il passato, che vedesi ridotta a provincia, che ha perduto il fasto d'una splendida Corte? Napoli mostrò la più neghittosa indifferenza. E pure quanti di questa città si presentarono! Ma solo ad ostentar vana gloria. Aveva pur ragione il de Pascale. A che son buoni codesti napoletani? L'ignoranza li fa irragionevolmente superbi, costringendoli poi a vergognose umiliazioni. Sdegnano i provinciali onesti e con somma viltà s'abbassano a qualche Cagliostro di provincia che con ingegnose arti siasi un poco inalzato presso la Corte, il qual naturalmente li deride e si burla della loro dappoccagine. Un esempio l'abbiamo sott'oechio nel de Pascale. Diversi membri dell'alta aristocrazia che trovansi a Roma in esilio volontario pendono da' cenni di lui, di un pagliettuzzo, perchè incapaci di mantenersi senza guida ne' loro principi politici, in tempi cotanto dubbi! Ed il loro orgoglio dov'è? Oh insulsa baldanza di uomini inetti! E son privi ancora d'un qualsiasi accorgimento. Non vedono che s'affidano ad un uomo di poca lealtà, ad un uomo che pubblicamente li disonora. Oh mostruosa cecità!
Ma torniamo al proposito. Sciolta la deputazione, fu d'uopo attendere per la funzione del battesimo. Il de Pascale, rimaso poco soddisfatto dell'accaduto, ne esagerava i fatti. Veduto il Duca di Popoli gli contò tutto aggiungendo che FImperiaK non aveva saputo neppur leggere l'indirizzo. Del che il duca restò meravigliato, e meravigliato e dispiaciuto insieme che il Conte de' Camaldoli nulla gli avea manifestato di ciò.
Accostatasi l'una pan. in cui dovea aver luogo il Battesimo, le sale del Palazzo si aprirono agli intervenuti. L'etichetta de' gentiluomini era il frak o in piccola uniforme. Molte decorazioni, fasce di S. Gennaro, Costantiniane, di S. Giorgio e Francesco I, nessuna di S. Ferdinando. Delle estere S. Gregorio Magno e qualche altra. Si distingueva fra le dame la Duchessa di S. Cesario con