Rassegna storica del Risorgimento

ANTIGARIBALDINISMO FRANCIA 1860-1868; FRANCIA OPINIONE PUBBLICA
anno <1983>   pagina <161>
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Garibaldi in Giamaica 289
A Caprera, quell'anno, non si parlava solo del problema italiano, anche se era, di fatto, l'argomento principale d'ogni conversazione, ma si accoglievano gli echi del gigantesco conflitto divampato nell'America settentrionale, per Garibaldi e i suoi fedeli nno dei più drammatici aspetti della eterna lotta per la libertà. In quel momento storico e in quello spirito s'inserisce il messag­gio ai Giamaicani, a giudicare da quanto ci narra il Vecchi a proposito del rin­graziamento, da lui preparato e firmato dal generale, a Henry Theodore Tuc-kerman, autore di un articolo di esaltazione di colui che aveva donato il re­gno al sopraggiunto re. Un meraviglioso sogno sorrideva al vincitore di Cala-tafimi e di Milazzo, quello della liberazione degli schiavi di tutta l'America. Nobile impresa sarebbe la nostra disse una sera e grande più che noi supponete... Quattromila dugento e più miglia da Nuova York al Rio della Piata... La battaglia sarà breve. D. nemico è infrollito dai vizi e disarmato dalla sua coscienza. Le Antille le libereremo, passando. Quei miseri schiavi drizze­ranno la testa e saranno liberi cittadini; spezzeremo quei seggi presidenziali, sor­genti di gelosie, di litigi, di guerre intestine e di pubblico danno. E quando, giunti alla Piata, avremo affrancato 42 milioni di schiavi, noi faremo delle genti americane una sola famiglia .D) L'indomabile campione della libertà per tutti gli uomini, nell'accogliere il dono della lontana Giamaica, sentiva ridestarsi in cuore un generoso ardore di fraternità.
Non vorremmo che il titolo di questa nota traesse in inganno il lettore: in mancanza di più ricca documentazione, sulla base del ricordato accenno del 21 agosto 1860 dell'Arnaboldi a some years ago , dobbiamo escludere che Garibaldi abbia fatto un vero e proprio soggiorno in Giamaica come, per un approssimativo confronto e senza alcun paragone con quelli della sua prima esperienza americana, era avvenuto a Tangeri e a New York dopo il crollo delle speranze romane del '49. I rievocatori delle gesta del Nizzardo in. America, come la sua diretta discendente Annita Italia Garibaldi e Giacomo Emilio Cu­ratolo, uno dei più devoti assertori della religione garibaldina, non vi accenna­rono neppure nell'anno bibliograficamente ricco che fu quello del cinquan­tenario della morte.14) Alla nipote e al gran sacerdote del garibaldinismo in­teressava, soprattutto, l'esaltazione acritica dell'eroe e dei suoi compagni, non l'interpretazione sicura e documentata. Come dimostra chiaramente il Curatolo quando, nella dedica a Mussolini del volume su Anita, non esitava a mutarsi in audace profeta: E forse, chissà se fra anni, quando gli occhi saranno diven­tati più limpidi, la Chiesa non eleverà anche la giovine brasiliana a quel nimbo di splendore, in cui ha collocato la Pulcella d'Orleans, Giovanna d'Arco! Dio lo perdoni...
Esclusa logicamente la possibilità di un viaggio durante l'avventuroso primo soggiorno nell'America del Sud, la sola che ci si offre per uno sbarco di Ga­ribaldi in quel lontano possedimento britannico è, quindi, quella del secondo esilio (1849-1854), quando l'isola era affidata alle cure di Sir Charles Edward
13) VBCCHJ, op. cit,, p. 406, cfr. HARRY NELSON GAY, L'offerta di Lincoln d'un co* mando a Garibaldi. Chiarimento d'una questiona storica discussa, iti Scritti sul Risorgimento raccolti e ordinati da Tommaso Sillani, Roma, La Rassegna Italiana, 1937, p. 237.
14; A. 1. GAMBA un, Garibaldi in America, Roma, A. I. Garibaldi, 1932. G. E. CU­RATOLO, Anita Garibaldi. L'eroina dell'amore, Milano-Roma, Trcvcs-Trcccani-Tumminclli, 1932. Veci, sul mito la notevole interpretazione del compianto SALVATORE COMES, Chiaroscuro di un mito. Note sulla letteratura garibaldina, Roma, Casa editrice Colombo, 1972.
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