Rassegna storica del Risorgimento

LETTERE AL DIRETTORE
anno <1983>   pagina <173>
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Banerjea e Mazzini
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sue idee, ma fu solo con Aurobindo che venne ad essere sottolineato precisamente il primato accordato da Mazzini alla religione sulla politica; Aurobindo di Maz­zini amava soprattutto Fede e Avvenire ed aveva rielaborato il concetto di missione delle nazioni nel senso di una nuova rivelazione di carattere religioso.D)
I concetti mazziniani che per primi fecero la loro comparsa in India furono quelli di unità della nazione, di emancipazione delle nazionalità dal dominio straniero, di istruzione del popolo come compito nazionale, di sacrificio di sé come dovere civile, politico e religioso. Fu il bengalese Surendra Natii Banerjea ad introdurre Mazzini in India; tipico esponente delle prime generazioni di lau­reati delle università anglo-indiane, egli fu un promotore delle agitazioni costi­tuzionali contro il governo coloniale e leader del nazionalismo moderato insieme a M. G. Ranade (1842-1901) di Poona, G. Subramania Iyer (1855-1916) di Madras, Dadabhai Naoroji (1825-1917) e K. T. Telang (1850-1893) di Bombay, Romesh Chandra Dutt (1848-1909) e W. C. Bonnerjee (1844-1906) di Calcutta e altri an­cora. Prima di essi egli si mostrò sensibile al problema di dare una dimensione politica nazionale alle rivendicazioni del ceto medio delle grandi città dell'India Britannica, che negli anni '70 del sec. XIX, attraverso la stampa periodica e le associazioni, aveva manifestato, soprattutto in Bengala, la volontà di crearsi uno spazio istituzionale.
Le prime organizzazioni indiane propriamente politiche furono quelle legate ai grossi interessi terrieri, come la British-India Association di Calcutta, fondata nell'ottobre 1851, o alle aristocrazie commerciali urbane, come la Bombay Asso-ciation, fondata nell'agosto 1852.14) Queste associazioni in un certo senso furono ampiamente favorite dagli Inglesi, i quali, come è stato notato dallo storico Anil Seal, anche se formalmente governarono l'India in modo autocratico fino alle riforme istituzionali del 1892, necessitavano comunque di una qualche forma di consenso.
La British India Association, in particolare, ebbe un rapporto privilegiato con l'amministrazione coloniale inglese: tra il 1861 e il 1892, ossia nel periodo compreso tra la prima e la seconda legge sui Consigli, ben trentacinque suoi asso­ciati fecero parte del Bengal Legislative Council, organo consultivo della Presi­denza del Bengala, alcuni di essi, come Maharaja Ramanath Tagore (1800-1877) e Kristodas Pai (1838-1884), furono nominati membri del Central Legislative Council, il massimo organo consultivo dello Stato anglo-indiano.
L'idillio tra il governo e queste associazioni di uomini influenti non si riprodusse con le successive organizzazioni della borghesia indiana, non perché l'attitudine di fondo dei ceti medi indiani nei confronti degli Inglesi fosse diversa da quella dei proprietari terrieri: la loro sostanziale fedeltà alla corona britan­nica fu indubbia praticamente per tutto il corso del secolo XIX;,6) essa, però,
*3) Cfr. AUROBINDO GHOSH, Conversatimi of the Dead, Pondicherry, s.d., p. 14.
'*) Precedentemente erano fiorite associazioni culturali e religiose, che avevano avuto una importanza fondamentale nell'ambito del confronto tra la società indiana tradizionale e la cultura dell'Occidente, ma che avevano un approccio labile alle questioni stretta­mente politiche. La più prestigiosa di queste associazioni fu il limitino Samaj (La Società dell'Assoluto), fondata nel 1828 da Raja Rammoban Roy (1772-1833).
,5) Cfr. ANIL SEAL, The emergence of indian nationalism-compotition and collabora-tion in the later nineteenth century, Cambridge, 1968; 1971, pp. 8-16.
16) Solo negli anni '90 cominciò a manifestarsi un certo indirizzo anta-britannico dei ceti medi indiani