Rassegna storica del Risorgimento

LETTERE AL DIRETTORE
anno <1983>   pagina <175>
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Banerjea e Mazzini 303
ridevano enormemente sull'azione politica; le tematiche sviluppate, inoltre, non superavano socialmente i limiti del ceto medio urbano.
Tra le guide di questo movimento Surendra Nath Banerjea fu uno dei primi a riconoscere come prioritaria l'esigenza di coordinazione e di unificazione na­zionale. H tema dell'unità della nazione indiana, per Banerjea, era il grande ideale politico che si sovrapponeva e superava la politica delle petizioni e il rifor­mismo spicciolo, ma era soprattutto un formidabile strumento contro uno dei fondamenti teorici dell'autocrazia inglese, secondo il quale l'India non era una nazione, ma un'accozzaglia di nazioni, che potevano restare unite solo sotto l'im­parziale guida del governo britannico, a condizione che il loro equilibrio non venisse turbato dall'introduzione dei principi europei di rappresentazione poli­tica. w>
Banerjea si impegnò per la costruzione di un'organizzazione politica panni­di ana, e per questo motivo presentò a diverse associazioni politico-culturali locali, nei suoi giri di conferenze, l'esempio della recente unità italiana, perché gli in­diani ne ricavassero quelle che egli riteneva fossero delle debite analogie. Trat­teggiando di fronte al suo uditorio l'immagine di un insolito eroe politico, Giu­seppe Mazzini, avvolto in un alone semimitico di autosacrificio e di grandezza morale, egli era ben consapevole del flusso di emozioni che avrebbe prodotto.
Banerjea dedicò tutta la sua vita alla causa nazionale indiana; la sua auto­biografia, che reca il titolo A nation in making. pubblicata a Londra nel 1925, è un prezioso documento politico, oltre che umano. Nato nel novembre 1848 a Calcutta in un ambiente evoluto, studiò all'Università di Calcutta e il 3 marzo 1868 partì per l'Inghilterra insieme a Romesh diandra Dutt e a Behari Lai Gupta, per prepararsi al concorso di ammissione all'Indian Civil Service. Superò le prime prove del concorso nel 1869, non senza aver fatto la conoscenza del­l'ostilità delle commissioni inglesi. Dalla documentazione dell'Università di Calcutta risultava che egli aveva un anno in più e superava i 21 anni, che allora costituivano l'età limite dei candidali. La spiegazione era che nel 1863, quando si era iscritto all'Università di Calcutta, egli aveva dichiarato la propria età secondo il costume indiano tradizionale, computandola, cioè, dal momento del concepimento. Il suo nome fu escluso dalla lista dei vincitori, ma Banerjea fece ricorso e aprì il caso. La notizia fu pubblicata sui giornali inglesi e indiani e suscitò vivaci reazioni; in Bengala tutti gli esponenti della vita pubblica indiana si dichiararono disposti a testimoniare sulla veridicità delle affermazioni di Su­rendra Nath. La causa del giovane Banerjea fu sostenuta e vinta da due avvocati, John D. Bell e l'indiano Tataknath Palit, Surendra Nath potè quindi sostenere la prova finale.20* Superata la prova, Banerjea con i suoi amici partì da Londra nell'agosto 1871; fece un viaggio attraverso Francia, Svizzera e Italia, dove sog­giornò qualche giorno a eVnezia e a Brindisi. Da Brindisi si imbarcò per Bombay su una nave a vapore.2i*
Banerjea tornò a Calcutta alla fine del settembre 1871 e nel novembre prese il suo posto di Assistant Magistrate a Sylhet (nell'attuale Bangla-Desh, che allora faceva parte del Bengala e che nel 1874 divenne parte della nuova provincia di
**> Queste idee, teorizzate da importanti funzionari come Alfred Lyall, John Stnrchey, Alexander Mackenzie, erano praticamente condivise dalla stragrande maggioranza dei Covenanted Civilians.
20) fjfr. s. N. BANERJEA, A Nation in making, London, 1925, pp. 12-16.
2 Ivi, p. 25.