Rassegna storica del Risorgimento

LETTERE AL DIRETTORE
anno <1983>   pagina <176>
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Giuseppe Flora
Assam). Lì dovette conoscere direttamente la diffidenza ostile della burocrazia anglo-indiana. Nel 1872, superando un esame interno del Dipartimento, divenne un First Class Magistrate, e questo, a suo dire, fu una delle cause principali della sua seguente rovina. Insieme a lui aveva concorso un europeo con la sua stessa qualifica e con una maggiore anzianità, che non era riuscito a superare la prova; questo provocò l'astio del suo diretto superiore, che da allora fece di tutto per rendergli la vita più difficile. Alla sua prima mossa falsa Banerjea fu deferito all'autorità distrettuale e successivamente alla Corte Suprema. Si trattava di un errore, compiuto, a quanto egli dice e probabilmente in verità, in perfetta buona fede. Fu riunita una commissione composta ai sensi della legge XXXIX del 1850, che, esaurita la fase istruttoria, deliberò la sua colpevolezza. Di conseguenza il provvedimento adottato dal governo indiano, notificato agli inizi del 1874, fu la sospensione di Banerjea dal suo incarico, con la concessione di un modesto appannaggio di 50 rupie mensili.
Il mio caso scrìsse Banerjea provocò un forte risentimento nella comu­nità indiana, l'opinione generale dei miei connazionali era che se non fossi stato indiano, non sarei stato cacciato in questo guaio e che il mio vero reato era l'es­sere penetrato nelle sacre riserve dell'Indian Civil Service, fino ad allora così gelosamente protette contro l'invasione dei figli del suolo .
Alla fine del marzo 1874 Banerjea partì nuovamente per Londra, questa volta per ottenere giustizia tramite un ricorso all'India Office. C'erano ben poche speranze che il ministero nominasse una nuova commissione per riesaminare il suo caso, e, infatti, poco dopo il suo arrivo gli venne comunicato che era stato ufficialmente dimesso dall'Ine! ian Civil Service. Dando prova di un'energia non comune Surendra Nath decise di restare a Londra e completare i suoi studi legali per intraprendere la professione; ma circa un anno dopo, nell'aprile 1875, quando avrebbe dovuto sostenere le prove al Middle Tempie, fu sollevata, non si sa bene da chi, l'obiezione che un individuo cacciato da una amministrazione pubblica non aveva i requisiti morali per diventare avvocato. Invano i suoi amici, tra cui l'anziano avvocato Cochrane, si diedero da fare per rimuovere quel veto.
22) Ivi, p. 27.
23) Ivi, p. 29. Il reato di cui Banerjea doveva rispondere non era una semplice trasgressione procedurale: il nome di un tale accusato di furto era finito nella lista dei latitanti, anche se non lo era; l'ordine era stato firmato da Banerjea insieme ad una serie di altri fogli, ma si era trattato di una svista dovuta al fatto che il fascicolo era stato precedentemente di competenza di un altro magistrato. L'errore era saltato fuori proprio perché Banerjea non aveva saputo motivare il ritardo nella trattazione di quel caso (se lo avesse coscientemente inserito nel novero dei latitanti avrebbe potuto confermare la cosa probabilmente senza ulteriori conseguenze). Il magistrato suo superiore considerò ciò un espediente per sottrarre la prova di una sua inadempienza, e lo accusò di negligenza e di occultamento di atti di ufficio. La successiva sanzione disciplinare a carico di Banerjea fu assai grave, ma bisognerebbe essere profondi consoeltori della giustizia amministrativa anglo-indiana per verificare appieno la fondatezza o meno della sua entità. Certamente, però, il diffuso clima di sospetto nei confronti dei funzionari nativi non può non aver influito in un simile provvedimento. Nel decennio successivo, quando Banerjea divenne uno dei più autorevoli portavoce dell'opinione bengalese e indiana, molti alti funzionari inglesi dovettero giudicare la sua sospensione un gesto improvvido e non c'è dubbio che, quando nel 1882 Banerjea fu nominato magistrato onorario della Presidenza, si intese così riparare net suoi confronti.