Rassegna storica del Risorgimento
BATTAGLIA DI MENTANA 1867; BERNA GIOVANNI CARTE
anno
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1983
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pagina
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187
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Banerjea e Mazzini 315
Mazzini fu avviato alla professione legale e, a tempo debito, divenne avvocato. Per i suoi genitori fu un giorno di grande gioia quello in cui il loro intelligente figlio indossò per la prima volta la toga di avvocato. Fiduciosamente non vedevano l'ora di una sua gloriosa carriera in tribunale, una carriera che lo avrebbe forse innalzato ai vertici di una fama mondana. Ma erano destinati ad una amara delusione. Il figlio aveva già deciso di dedicare la sua vita alla realiz* zazione dell'unità italiana. Mazzini amava i suoi genitori, ma amava di più il suo paese.
Mazzini si era già unito ai Carbonari. I Carbonari formavano una società segreta. Signori, viene un periodo nella storia dello sviluppo di una nazione in cui queste società segrete prolificano. Quando una nazione, passata attraverso uno stadio preliminare di preparazione morale, è alla vigilia di una lotta allo scopo di sovvertire il governo sotto il quale vive e il governo si oppone alle tendenze dei tempi e sopprime la libertà, è allora che troviamo queste società segrete, che spuntano da tutte le parti in gran numero. Il governo deve essere rovesciato, sovvertito. Il governo resisterà se ne avrà la forza. Di conseguenza tutti simili tentativi contro il governo del paese devono necessariamente essere condotti sotto il sigillo di un segreto solenne. Così troverete nella storia della Grecia moderna, che fu una società segreta, la Heitaria che preparò i Greci a quella contesa che culminò nell'indipendenza del loro paese. Fu la società segreta United Club of Irishmen che preparò gli Irlandesi alla grande lotta del 1798; e infine fu l'associazione segreta Giovine Italia , fondata da Mazzini, che, evocando il sentimento di unità e di indipendenza nazionale, contribuì materialmente al compimento dell'unità e dell'indipendenza italiana.
Non ho bisogno di ricordarvi, Signori, che non ci sono società segrete in India; e certamente non c'è bisogno di averne. Noi non siamo ribelli; non abbiamo sentimenti sleali verso il governo. Siamo fedeli sudditi di Sua Maestà la Regina, e ci curiamo di assicurare la permanenza del suo regno in questo paese sulla base ampia dei sentimenti di una nazione. Costituiamo associazioni politiche con tutti i mezzi possibili, tante quante ne volete, ma non società segrete! Lavoriamo apertamente con la forza della propaganda, e non in segreto, per la rinascita del nostro paese! Lasciamo alla luce del giorno i nostri atti e documenti, perché tutti possano vederli, e lasciamo che il governo e i suoi funzionari li controllino, se vogliono farlo.
Giuseppe Mazzini fu imprigionato per la prima volta nel luglio 1830. Egli aveva svolto alcune missioni connesse alla Carboneria ed era stato tradito. Venne confinato nella fortezza di Savona. Signori, meditiamo per un momento sull'immagine di questo giovane prigioniero. Mazzini fu recluso nel piano più alto della fortezza; davanti a lui l'illimitata distesa del mare, sopra di lui la volta celeste. Di fronte a questi simboli sacri Mazzini rimase nella sua cella a riflettere sulle miserie della sua terra. L'Italia doveva restare per sempre decaduta e oppressa? Ci sarebbe stata una fine alle sue sofferenze? Il cuore del patriota avrebbe dovuto sanguinare per sempre? La patria di Bruto e di Catone doveva continuare ad essere il covo di despoti e tiranni? Questi erano i pensieri e i sentimenti che agitavano la mente del giovane apostolo della libertà italiana. Sicuramente i Carbonari avevano operato e lottato per l'unità e l'indipendenza italiana. Avevano operato e avevano fallito. Allora, non c'era speranza per il suo paese? Mazzini giustamente concluse che nell'insieme i Carbonari erano andati avanti su un principio sbagliato. L'Italia doveva essere libera e unita, ma secondo loro l'unità e l'indipendenza italiana dovevano essere realizzate grazie all'aiuto straniero. No, disse Mazzini, se l'Italia doveva essere libera, questo