Rassegna storica del Risorgimento

BATTAGLIA DI MENTANA 1867; BERNA GIOVANNI CARTE
anno <1983>   pagina <188>
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Giuseppe Flora
obiettivo grandioso doveva essere compiuto solo grazie alla sua energia, con la forza del sno braccio destro. Prima di poter entrare in campo e combattere per la propria unità e indipendenza, l'Italia doveva imparare a essere autosufficiente e a contare su di sé. Il soccorso straniero andava escluso sistematicamente. Da dentro le mura della sua prigione, egli concepì l'idea di fondare un'associazione, che doveva soppiantare la Carboneria e impersonificare questo assolato e com­pleto principio di autonomia.
Uscendo di prigione si dedicò seriamente al compito di fondare l'associa­zione. Era già stato esiliato dal suo paese e l'Italia aveva cessato di essere la sua dimora. Ma egli era un uomo molto comprensivo e di ampie vedute e fece del mondo la sua casa; esiliato dal suo paese, si stabilì a Marsiglia e qui fondò l'associazione Giovine Italia.
La Giovine Italia era una società segreta. Gli obiettivi che si proponeva erano la realizzazione dell'unità e dell'indipendenza italiana sotto una forma di governo repubblicano. L'Italia doveva essere libera, unita e repubblicana! Posti questi fini, il grande apostolo dell'unità italiana si dedicò al loro adempimento. Come prima cosa bisognava ridestare la coscienza italiana alla necessità dell'unità, dell'indipendenza e della costituzione di una repubblica italiana. La rivoluzione morale doveva precedere il compimento di quella materiale, che egli aveva pro­grammato. Si cercò di promuovere la rivoluzione morale d'Italia con giornali e scritti. Mazzini allo stesso tempo pubblicò una serie di istruzioni come guida per i membri della Giovine Italia. I contenuti di alcuni punti sono della mas­sima importanza, perché incarnano principi di vasta applicazione, che fareste bene a tenere a mente.
Allora, Signori, innanzitutto Mazzini ci insegna che per la riuscita di una qualsiasi santa impresa è necessario purificare l'anima con la virtù. Egli ci inse­gna che la rigenerazione morale, che nella maggior parte dei casi è sinonimo di rigenerazione spirituale, deve precedere quella politica e deve precedere la realizzazione della grandezza nazionale.
Signori, questa è una proposizione che riceve conferma dai fatti della sto­ria, e, con il vostro permesso, mi soffermerò qualche momento su di essa per mettere questa grande verità al riparo da dubbi e congetture. Cosa fu la rivolta puritana, se non il secondo atto della Riforma? In Inghilterra la Riforma aveva risvegliato uno spirito critico. Inizialmente esso era stato confinato agli argo­menti religiosi, ma presto superò quei limiti e dispiegò le sue energie nella sfera della politica. Gli Inglesi che avevano prima indagato solo sulla validità delle loro dottrine religiose, cominciarono, prima che passasse un secolo, ad indagare sulla validità delle loro istituzioni politiche. Alla ricerca seguirono il dubbio e l'insoddisfazione. Essi scoprirono che il potere del sovrano era troppo grande per essere compatibile con la libertà, e che le loro istituzioni erano in breve uno scandalo e una disgrazia per la civiltà. Decisero di ridimensionare il potere del re e di abbattere le loro istituzioni. Ci fu una lotta tra il re e il popolo, e tutti noi sappiamo quale fu il risultato; tutti noi sappiamo come il fiero edi­fìcio della libertà britannica sia stato cementato dal sangue di un re, che aveva tradito la sua fede. La chiave di volta di quell'edificio non doveva essere posta finché uno straniero, egli stesso difensore della libertà del proprio paese, fosse chiamato da oltre i mari, per essere il protettore della libertà inglese.
Allo stesso modo, Signori, in Francia si può dire che la rivoluzione sia cominciata da un attacco alla chiesa. E quando la chiesa fu demolita e i gesuiti espulsi, verso il 1750, si cambiò terreno e cominciò l'attacco contro lo Stato, un