Rassegna storica del Risorgimento

BATTAGLIA DI MENTANA 1867; BERNA GIOVANNI CARTE
anno <1983>   pagina <190>
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Giuseppe Flora
la sua prima spedizione, quella contro la Savoia. La spedizione si risolse in un nasco completo.
Gli amici di Mazzini si sforzarono di persuaderlo che l'unità e la indipen­denza italiana erano un sogno, che la loro realizzazione andava oltre le sue capa­cità e che avrebbe fatto meglio a rinunciare a quell'obiettivo che aveva intra­preso come compito della sua vita. Ma Mazzini si rifiutò di recedere; la sua posizione era presa; il suo destino definito. La realizzazione dell'unità e del-1 indipendenza italiana potevano essere un sogno, ma un sogno a lui molto caro e non si sarebbe lasciato convincere a rinunciarvi.
Mazzini era un uomo dalle idee aperte, certamente l'Italia era la più vicina al suo cuore, ma la divinità guardiana dell'Italia, che presidiava l'ingresso del suo cuore, non era un dio geloso che escludeva ogni altro oggetto di affetto e adorazione. Mazzini si struggeva per l'indipendenza italiana, ma desiderava vedere anche l'affermazione della libertà e della democrazia in tutta Europa. Egli era giunto alla conclusione che se avesse potuto sostituire i governi monar­chici europei con governi popolari, avrebbe assicurato alla sua causa il sostegno e l'opinione morale dell'Europa. Con questa fede il grande apostolo dell'unità italiana fondò in Svizzera, nel 1834, l'associazione Giovine Europa. Non è neces­sario, Signori, che vi trattenga con un resoconto dettagliato di questa associazione; la sua costituzione si basò sul modello della Giovine Italia.
Dopo il fallimento della spedizione contro la Savoia, Mazzini e i suoi seguaci furono sottoposti a una dura persecuzione. Furono esiliati dalla Svizzera; non c'era un posto dell'Europa continentale che potesse offrire loro asilo. Pro­scritto dal suo paese, dalla Francia, dalla Svizzera, Mazzini rivolse spontanea­mente il pensiero verso quel paese grande e interessante, quell'isola patria della libertà, il paese di Pym, Vane e Hampden, consacrato dal sangue di migliaia di patrioti. Egli si congedò dolcemente dalla Svizzera e nel 1837 si ritrovò per la prima volta nelle terre insulari inglesi.
L'anno precedente Mazzini era passato attraverso una crisi terribile; in quel­l'anno su di lui aveva preso il sopravvento una di quelle tempeste di scetticismo e di dubbio morale, alle quali sono particolarmente soggette le menti volte a nobili fini. Mazzini aveva fatto dei sacrifici tremendi per la riuscita dei suoi scopi, ma fino ad allora i suoi sforzi non erano stati coronati dal successo. Questi sacrifici non era stato solo lui a compierli; al suo comando a centinaia e migliaia uomini e ragazzi d'Italia avevano sacrificato le loro vite sull'altare dell'indipen­denza nazionale; ciononostante nessun successo aveva coronato i loro sforzi. La realizzazione dell'unità e dell'indipendenza era dunque possibile, o era solo un sogno? Se si fosse rivelata un sogno, lui dove si sarebbe fermato? Quale sarebbe stata allora la sua posizione? IL sangue di quanti martiri avrebbe avuto sulle spalle? Quante mogli aveva reso vedove, bambini orfani, quante sorelle aveva privato dei loro fratelli, madri dei loro figli, sostegno della loro vita e della loro vecchiaia. E tutte queste sciagure egli le aveva provocate forse inse­guendo un mero sogno, una chimera, un fantasma. Questi pensieri sconfortanti lo sconvolsero e inaridirono la sua vera natura; fu quasi sul punto di suicidarsi. Ma lentamente, a poco a poco, lo spirito sereno e luminoso dell'uomo tornò a splendere. La religione gli venne in aiuto. Mazzini era un uomo dalla pietà fer­vente e profonda, e un'anima illuminata dalla pietà e dal fervore religioso poteva affrontare, alla fine, quella tempesta del dubbio, che aveva fatto quasi naufragare la sua natura morale.
Sembrava, però, che l'angelo del suo destino avesse prestabilito che la strada della sua vita fosse cosparsa di dispiaceri. Aveva appena messo piede in Inghil-