Rassegna storica del Risorgimento
BATTAGLIA DI MENTANA 1867; BERNA GIOVANNI CARTE
anno
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1983
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pagina
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191
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Banerjea e Mazzini
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terra, e già lo si ritrova a tu per tu con la povertà più nera. Per tutto quel tempo sua madre gli aveva inviato dei soldi all'insaputa di suo padre. In Inghilterra questi assegni venivano divisi tra lui e altri tre amici, anche se sua madre calcolava che il denaro fosse solo per lui; il risultato fu che i soldi non bastavano a nessuno, ma la sua grandezza d'animo gli impediva di godersi gli agi della vita, mentre i suoi compagni di esilio pativano la fame. Mazzini si trovò in difficoltà così grandi, che una volta dovette impegnare vecchie giacche e stivali, per procurare di che vivere a sé e ai suoi amici. Se avesse seguito la carriera di avvocato, non avrebbe conosciuto questo genere di avversità, ma la via verso la cima della grandezza morale è cosparsa di dolori e sofferenze, e il grande apostolo dell'unità italiana li sopportò tutti di buon grado in nome della sua adorata Italia. La letteratura gli venne in aiuto; era un uomo dalle grandi capacità letterarie e grazie a questo suo talento potè presto guadagnarsi da vivere in Inghilterra.
Signori, devo chiedervi di soffermarvi con me qualche attimo su una caratteristica considerevole del carattere di Mazzini, messa poco in luce dai fatti finora narrati. Finora abbiamo visto che Mazzini è stato un uomo di genio, di vaste capacità letterarie, di grandi risorse organizzative, che amò profondamente i suoi connazionali e l'umanità in genere. Tra poco scopriremo un altro tratto del suo carattere, scopriremo che è stato un uomo notevole anche per la sua sagacia e il suo acume e che in tal modo sfidò i corrotti governi europei. È con un certo rammarico che entro in merito a quelle circostanze, che servono ad illustrare questa importante caratteristica del carattere di Mazzini, perché esse gettano fango sulla personalità di alcuni statisti inglesi, la cui memoria è giustamente venerata dai loro connazionali. Verso il 1844, Mazzini ebbe il sospetto che la sua corrispondenza venisse manomessa negli uffici postali inglesi. Aveva scoperto che le sue lettere arrivavano sempre due ore dopo l'orario normale. Per appurare la fondatezza dei suoi sospetti e per raccogliere prove, spedi dallo stesso posto di Londra, alla presenza di testimoni, diverse lettere, alcune indirizzate a lui e altre a persone inesistenti, ma tutte allo stesso indirizzo. I testimoni si recarono con lui al suo alloggio, per essere presenti al momento della consegna. Le lettere indirizzate a Mazzini arrivarono due ore dopo le altre; egli raccolse le testimonianze scritte e andò avanti nell'inchiesta. In un'altra occasione imbucò lettere indirizzate a se stesso con granelli di sabbia, fili di capelli ecc. ripiegati in modo tale, che sarebbero caduti, se le buste fossero state aperte; infatti le lettere gli giunsero senza alcunché. Avendo raccolto una serie di prove, che stabilivano senza alcun dubbio che la sua corrispondenza veniva manomessa, egli mise il caso nelle mani di un membro della Camera dei Comuni. Le accuse suscitarono un grande scalpore e fu nominata una commissione d'inchiesta di entrambe le Camere, per indagare sui fatti.
Sorprendentemente si scoprì che dal 1806 al 1844 non c'era stato quasi un solo ministro, che non si fosse abbassato alla infamia degradante di ottenere informazioni, violando la corrispondenza privata, e che perfino uomini come Sir Robert Peel, George Canning, il Visconte Melbourne, Lord Palmerston, il Duca di Wellington, Lord John Russell, il Marchese di Normanby e il Conte di Aberdeen non avevano ritenuto indegno praticare espedienti così bassi e degradanti. *>
2) Si veda la Wcstminster Reoietv, LXXXII, September 1844 (N.d.A.).