Rassegna storica del Risorgimento

BATTAGLIA DI MENTANA 1867; BERNA GIOVANNI CARTE
anno <1983>   pagina <192>
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Giuseppe Flora
Ma l'infamia dell'affare non finisce qui. Quando venne chiesto a Lord Aber­deen se una qualunque parte delle informazioni acquisite dalle lettere di Maz­zini fosse stata comunicata a qualche governo straniero, il nobile Lord rispose che non era trapelata nemmeno una sillaba. Non molto tempo dopo, però, la commissione giunse alla conclusione che una parte di quelle informazioni era stata inoltrata proprio in quel modo.
Si può a malapena reprimere il proprio sdegno, leggendo la documentazione di questo criminale sotterfugio. Naturalmente gli autori inglesi riversano il loro disprezzo per le macchinazioni di un Fouché o di un Talleyrand, ma qui non abbiamo altro che un espediente così basso e meschino, come mai fu prati­cato dal più infame dei governanti francesi, e, per coronare il tutto, abbiamo lo spettacolo di uno statista inglese di insigne reputazione, che si abbassa alla menzogna, per svincolarsi da una situazione difficile.
Signori, ora devo affrettarmi su gli episodi restanti della vita di Mazzini. L'idea di un'Italia unita e indipendente si era ampiamente diffusa in tutti i set­tori, poveri o ricchi, della società. La coscienza italiana era stata scossa a fondo. Gli insegnamenti della Giovine Italia stavano dando i loro frutti: l'incendio dell'insurrezione era scoppiato in numerose parti del paese. Nel 1848 la Lom­bardia alzò la bandiera della rivolta contro la dominazione austriaca; altre parti d'Italia seguirono l'esempio. Signori, non è necessario che vi informi dei dettagli cruenti della lotta per l'unità d'Italia, basterà dire che in essi Mazzini ebbe un ruolo guida. Sia ricordato, a suo onore eterno, che egli non progettò mai una rivolta o una spedizione nella quale non potesse avere una parte di rilievo. La sua anima nobile e generosa retrocedeva al pensiero di mettere altri in circo­stanze pericolose, alle quali lui stesso non poteva prendere parte. Nel 1859 il Regno di Napoli era ai piedi di Garibaldi, che lo cedette al re del Piemonte. La causa dell'unità italiana avanzò cosi di un passo. Un altro passo avanti fu fatto nel 1866; approfittando dello scontro tra Austria e Prussia, l'Italia dichiarò guerra all'Austria con l'alleanza della Francia. Venezia fu annessa dalla Francia, che la scambiò successivamente con l'Italia per una provincia di frontiera.3'
Dunque, con l'eccezione di Venezia, l'Italia era divisa in due potentati: il Papato e il Regno del Piemonte. L'unità italiana doveva essere compiuta nel 1870, quando due nazioni confinanti furono impegnate in una contesa sanguinaria e fratricida. Quando nel 1870 Francia e Germania dissiparono le loro energie in un conflitto mortale, gli zuavi francesi, che fino ad allora avevano sostenuto il vacillante trono del Vicario di Cristo, dovettero ritirarsi da Roma. Le truppe italiane, approfittando dell'occasione, entrarono a Roma, deposero il Papa e proclamarono l'unificazione d'Italia sotto Vittorio Emanuele. Gli Austriaci erano stati già scacciati via, l'Italia era libera e unita. Il sogno del profeta dell'indipen­denza italiana si era avverato, ma solo parzialmente. L'Italia doveva essere libera e unita, ma doveva godere questa felicità sotto un governo repubblicano. Maz­zini avrebbe accettato di buon grado un regime monarchico, se fosse stato in­dotto a credere che quel regime fosse espressione della volontà nazionale. Ma egli credeva che l'Italia fosse nell'animo repubblicana, e che i sentimenti nazio­nali a favore della monarchia fossero stati influenzati dal governo. Convinto di ciò, intraprese il compito di dirigere un giornale repubblicano, chiamato la
3) A partire dalla data sbagliata della Spedizione dei Mille, appaiono una serie di inesattezze. Banerjea aveva forse una conoscenza meno approfondita degli episodi del Risor­gimento in questione.