Rassegna storica del Risorgimento

BATTAGLIA DI MENTANA 1867; BERNA GIOVANNI CARTE
anno <1983>   pagina <196>
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AMICI SCOMPARSI
BICE RIZZI
Figlia di Candido e di Enrichetta Giupponi era nata a Rabbi (in nna val­letta confluente nella Val di Sole del Trentino occidentale) il 26 agosto 1894; si è spenta in Trento il 27 aprile 1982, quattro mesi prima del compimento del suo ottantottesimo anno di vita.
Assolse gli studi liceali e iniziò quelli universitari a Vienna e a Firenze. H 3 luglio 1915 fu presa in ostaggio in cambio della libertà concessa al genitore morente, arrestato il 23 giugno sotto l'accusa di spionaggio militare a favore del­l'Italia.
Morto il padre, il 20 agosto, fu avviato contro di Lei procedimento penale per alto tradimento. Il 27 gennaio 1916 fu pronunciata la sentenza: La studen­tessa universitaria Beatrice Rizzi colpevole di alto tradimento e di cospirazione contro la forza armata dello Stato viene condannata a morte per capestro . Era stata tenuta responsabile di sentimenti ed espressioni ostili contro l'Austria, di propaganda a favore dell'intervento in guerra dell'Italia e di informazioni mili­tari scritte con inchiostro simpatico, dirette in Italia, su cartoline.
La condanna a morte venne commutata in quella a 10 anni di carcere duro; ma trascorsero più di 70 giorni prima che Ella ne avesse notizia. E furono giorni vissuti nel preannuncio del momento supremo, ogniqualvolta si apriva la porta della cella.
Trasferita nella fortezza di Wiener Neustadt, vi restò fino all'8 novembre 1918, ignara sino all'ultimo di quale fosse stato l'esito della guerra per la libe­razione della sua Trento.
Ritornata dalla prigionia nella sua città, vi spese la vita intera a realizzare, a dirigere e ad arricchire quel Museo trentino del Risorgimento che era stato auspicato già da Cesare Battisti, a dotarlo di una biblioteca e di un archivio storico che, cresciuto via via nel tempo, è oggi di non trascurabile importanza per gli studiosi del periodo.
La città di Trento, retta allora da uomini che parimenti alla Rizzi avevano sentito, e per esso sofferto, il richiamo ideale della nazionalità e del Risorgi­mento, la seguì con amore nel progetto e negli intenti e affidò il Museo alla sua direzione, tenuta dal 1923 al 1964 e lasciata solo per raggiunti limiti di età. Ma anche successivamente non mancarono al Museo le cure attente e costanti della Rizzi che sino agli ultimi mesi di vita lo considerò non solo come uno strumento scientifico o come raccolta ostensiva di cimeli, ma come un ammonimento valido nel periodo fascista, in quello della occupazione nazista, negli sbandamenti del secondo dopoguerra, ma anche ora e in futuro, a non violare l'inscindibile nesso risorgimentale tra le libertà nazionali e le libertà costituzionali.
Ella intese perciò la storiografia come pedagogia politica e civile; e gran parte dei suoi scritti infatti lasciano trasparire il fine educativo che si proponeva nel narrare la storia.
L'aver respirato in famiglia e nel piccolo mondo trentino avanti la guerra di redenzione, l'aura dell'irredentismo negli anni nei quali grandeggiava la