Rassegna storica del Risorgimento

BATTAGLIA DI MENTANA 1867; BERNA GIOVANNI CARTE
anno <1983>   pagina <197>
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Bice Risai
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figura di Cesare Battisti, Tesser stata vicina a precederlo sul patibolo, segna­rono definitivamente la sua vita. Ella visse quasi in un suo mondo proprio che stava sotto le costellazioni di Cesare Battisti, della vedova del martire Er­nesta Binanti della quale fu amica devota sino alla morte avvenuta nel 1957, del figlio Gigino, sindaco di Trento nel 1945 e deputato alla Costituente nel 1946, immaturamente scomparso poco dopo, e della figlia Livia, morta nel 1978. Era sopravvissuta a tutta la famiglia Battisti (anche l'altro figlio Camillo scomparve nel dicembre 1981) ed aveva visto spezzarsi uno dopo l'altro i legami con quel mondo eroico e nobile dell'irredentismo nazionale e trentino nel quale si era formata e nel quale aveva creduto sino alla fine.
Con Bice Rizzi se ne va una delle ultime viventi testimonianze di quegli anni della storia trentina che videro questa terra liberata dalla sovranità austriaca ed annessa allo Stato nazionale italiano.
Era quello il momento culminante del moto e delle ideali aspirazioni risor­gimentali che Bice Rizzi aveva fatte proprie e vissute nella purezza della visione mazziniana per la quale l'amore per la propria Patria è inscindibile dall'amore e dal rispetto per le Patrie altrui.
Si rifiutò, perciò, di lasciarsi trascinare nella corruzione nazionalistica che il fascismo fece del Risorgimento anche se tutto ciò che esaltasse la Nazione e l'italianità del Trentino trovava il suo consenso e rimase, tra le due guerre e dopo la seconda guerra mondiale, ben salda dalla parte della libertà e della democrazia.
In questo quadro di coerenza si colloca anche la sua adesione spirituale al moto della Resistenza che Ella concepì rettamente come secondo Risorgimento,. come lotta contro i totalitarismi muove forme nel secolo XX dei vecchi as­solutismi e come vigorosa ripresa delle istanze costituzionali.
Dalla matrice mazziniana trasse la sua predilezione per le istituzioni repub­blicane a favore delle quali si pronunciò, dopo la seconda guerra, rifiutando quella monarchia dei Savoia che aveva esaltato per il ruolo avuto nella for­mazione dell'unità italiana e per l'intervento nella guerra redentrice del Tren­tino, ma che respingeva per le sue compromissioni col fascismo e per l'alleanza con il pangermanesimo nazista.
Dalla matrice battistiana derivò il modo di concepire come società ottimale quella in cui nazionalità, libertà e democrazia fossero fattori concreti di progresso morale e materiale non solo di ceti ristretti e privilegiati, ma del popolo intero e di interi popoli.
Profondamente cristiana e non aliena da pratiche di professione cattolica, in quanto espressione storica del cristianesimo, era però di un fermo laicismo non appena constatasse che della religione si voleva fare uno strumento di potere.
Questo utilizzo, a fini politici, della fede cristiana la Rizzi addebitava come connotazione negativa del partito cattolico trentino fino al 1918 e anche nei primi anni dopo la prima guerra e dopo la seconda guerra. Le sue simpatie erano per il socialista-democratico Cesare Battisti, non per Alcide Degasperi; e del liberalismo trentino apprezzava soltanto l'anima nazionale ed irredentista. La sua lunga vita la costrinse a dover ripetutamente commisurare la di­stanza tra gli ideali morali e civili ai quali rigidamente si teneva fedele e la realtà politico-sociale in cui viveva.
Non era l'Italia che aveva sognato per il suo Trentino e per la quale