Rassegna storica del Risorgimento

BATTAGLIA DI MENTANA 1867; BERNA GIOVANNI CARTE
anno <1983>   pagina <203>
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Libri e periodici
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come Gramsci ne avesse compreso il significato ideologico-polilico quando, commentandola nei Quaderni del Carcere e nel Quaderno Nono, aveva definito l'Autore come federalista. Natoli infatti, differenziandosi dalla storiografìa facente capo a Benedetto Croce che nel separatismo siciliano vedeva un elemento negativo per il processo di unificazione nazio­nale, sosteneva che l'adesione di uomini illustri dell'isola al programma federalista era in sintonia con le tradizioni politiche locali. Già nelle Rivendicazioni attraverso le rivo­luzioni siciliane del 1848-1860 (Treviso, 1927) Natoli aveva indicato, come fondamento di queste tradizioni, l' antinapoletanismo del ceto dirigente aristocratico siciliano e l'adesione alla tesi dei democratici di Sinistra secondo la quale del binomio indipendenza-libertà, il secondo termine doveva essere considerato come preminente.
La ricerca del filone repubblicano-federalista nel Risorgimento siciliano fu quindi una delle costanti dell'attività di studio di Natoli. Il 1848 aveva visto una consistente presenza repubblicana (Crispi, Ferrara, La Farina, La Masa) e considerevoli erano state le differenze tra il '48 napoletano e quello siciliano: riformista e ambiguo il primo, auten­tica rivoluzione popolare il secondo. Il 12 gennaio 1848 i Borboni erano stati cacciati da Palermo, un Parlamento era stato eletto e votata una Costituzione. L'attività delle bande scese dal contado, pur con tutti gli eccessi negativi che l'A. non manca di stigmatizzare, assume quindi un valore rivoluzionario cosi come le squadre organizzate da La Masa contribuirono al successo della spedizione dei Mille. In loro assenza Garibaldi avrebbe seguito il consiglio di Sirtori di ritirarsi a Castrogiovanni e l'operazione sarebbe irrime­diabilmente fallita. L'estendersi dell'egemonia piemontese costituisce per Natoli il limite del processo di unificazione nazionale. Questa interpretazione lo colloca tra gli espo­nenti del sicilianismo democratico il quale, a differenza di quello reazionario integrato nel ceto feudale prima e in quello borghese poi, aveva sempre sostenuto, durante il Risorgimento e dopo, l'autonomia contro il centralismo burocratico (Calvi, primo Crispi, Ferrara, Cola Janni).
L'opera di Natoli appartiene a pieno titolo a questo tipo di sicilianismo democratico che, sottolinea Ganci nell'introduzione, fu anche quello dei socialisti organizzatori dei primi Fasci dei Lavoratori e quello degli antifascisti laici, cattolici e comunisti quali Graffeo. Gervasi e Franco Grasso che propugnò, dopo il 1943, una repubblica comunista federativa italiana . Queste tesi, opportunamente rielaborate, furono tra i principali ele­menti di supporto per la battaglia che Li Causi condusse per l'autonomia regionale.
Il volume, nella edizione Ciuni, comprendeva un capitolo di aggiornamento (Dalla rivoluzione del 1860 alla rivoluzione delle camicie nere) voluto dall'Ufficio stampa e pro­paganda della Prefettura di Palermo. La seconda parte di questo capitolo è stata intera­mente riscritta dal curatore e aggiornata fino al 1947. Analogo rifacimento ha subito il primo capitolo del Libro I, intitolato da Natoli La Preistoria, per adeguarlo alle scoperte paletnologiche, archeologiche e storiche dell'ultimo trentennio che hanno modificato, in alcuni casi radicalmente, la preistoria e la storia siciliana. Aggiornata anche la Biblio­grafia delle principali opere consultate nella stesura di questo lavoro che, pur nella sua ampiezza temporale (dalla preistoria alla conquista bizantina, musulmana e normanna, dalla monarchia indipendente di Federico di Svevia alla dominazione degli Aragona, di casa d'Austria, degli spagnoli e dei Borboni, dal Risorgimento all'Unità e all'autonomia amministrativa), costituisce una efficace sintesi storica della Sicilia.
ANTONELLO BIAGINI
pp. 632; Fra Diego La Molina, saggio introduttivo di L. SCIASCIA, 1975, pp. 408; La vecchia dell'aceto, a cura di G. BONOMO, saggio introduttivo di S. S. MARINO, 1976, pp. 404; La principessa ladra, 1977, pp. 544; 1 Vespri siciliani, introduzione di F. GIDNTA, 1978, pp. 552.