Rassegna storica del Risorgimento

BATTAGLIA DI MENTANA 1867; BERNA GIOVANNI CARTE
anno <1983>   pagina <207>
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Libri e periodici
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H H volume dedicato ai secoli XVIII, XIX e XX, interessa direttamente l'ambito cronologico della Rassegna e si accosta, offrendoci un quadro d'insieme quanto mai ricco e variegato che nessuna regione italiana probabilmente possiede, al volume Agricoltura e società nella Maremma grossetana dell'800 (Firenze, 1980), frutto anch'esso di un con­vegno tenutosi a Grosseto dal 9 all'll maggio 1980 per il Centenario ricasoliano.
Il primo articolo di Elsa Luttazzi Gregori, intitolato Fattori e fattorie fra Settecento e Ottocento, ha per punto iniziale la proposta di una scuola di agricoltura, avanzata dà Francesco Pagnini nel 1775 e per punto conclusivo l'attuazione dell'istituto finalizzato allo scopo e realizzato tra il 1830 e il 1834 da Cosimo Ridolfi. L'esame, compiuto su un ricco materiale documentario, punta a ricostruire il programma di razionalizzazione del­l'agricoltura, perseguito nella fase settecentesca e mostra, nella fase ottocentesca, come la scuola di Ridolfi. sia la conseguenza concreta, la prova della felice educazione impartita.
Giuliana Biagioli, nell'affrontare un tema scabroso e difficile, qnal'è quello della mezzadria (/ problemi dell'economia toscana e della mezzadria nella prima metà dell'Otto­cento) apre con una constatazione, che può apparire anche superflua ma che in definitiva va posta come limite pratico dell'indagine. L'istituto della mezzadria ha dato senz'altro luogo ad infinite contestazioni e apologie, ma d'altro verso è incontestabile che su di esso si ripercuotono nel modo più immediato tutte le vicende congiunturali degli ultimi secoli . Dopo due saggi di Cristina Torti (Struttura e caratteri della famiglia contadina: Cascina 1841) e di Anna Maria Pult Quaglia (Evoluzione delle tecniche agricole e mezzadria in Toscana fra '800 e '900), il cui pregio più evidente è quello del corredo informativo, me­rita una segnalazione per l'attenzione posta nell'indagine e per la capillarità dell'elaborazione Carlo Pazzagli (Un secolo di storia agraria toscana: dal catasto lorenese a quello del 1929). Lo studioso senese ha pubblicato, è bene ricordarlo, forte della base datagli da questa relazione, un lavoro globale col titolo Per la storia dell'agricoltura toscana nei secoli XIX e XX. Dal catasto lorenese al catasto agrario del 1929, Torino, 1979.
Fra le comunicazioni, quella di Zeffiro Ciuffoletti, già dall'intitolazione Spunti per un'analisi interna della società rurale toscana appare un'anticipazione di fondo, una pre­parazione ai saggi che l'autore ha sviluppato negli anni successivi al 1977.
L'augurio che Mirri fa a conclusione dei lavori, può essere senza difficoltà condiviso, pur nei limiti già espressi. I due volumi sono da considerare a. uno strumento per la ricerca importante e nuovo nel campo della storia dell'agricoltura, alla quale ci dobbiamo acco­stare, e le conclusioni del convegno senese sono a confermare la necessità scientifica, fis­sando due principi interpretativi salienti. È assurda una storiografia dell'agricoltura, che non tenga nel giusto rilievo il problema dello sviluppo economico. È altrettanto assurdo non rendersi conto che la storia agraria è impossibile se la si rende estranea e sorda alla storia generale, di cui rappresenta un indispensabile completamento e da cui non può rima­nere autonoma senza cadere in una soffocante e, direi, del tutto sterile specializzazione.
VINCENZO G. PACIFICI
FRANCESCO MAINOLDI, Le Poste di Romagna; Bologna, Guidicini e Rosa, 1981, in 8, pp. 142 con ili. L. 12.000.
Fin dalle prime pagine si avverte che l'A. di questo libro è un professionista in materia, anche se la sua professione (Primario ospedaliero e libero docente in radiologia medica) non ha parentela con la storia postale. A questa storia egli da trentanni ha dedicato la sua a passione : ed usiamo questo termine nel senso più elevato, nel senso della lingua italiana che è tanto bella quando è bella.
Forse il lettore limitandosi a leggere il titolo può pensare a pagine semplicemente informative e naturalmente fredde, riguardanti il freddo servizio postale, il quale può diventare caldo soltanto in tempi a noi vicini, quando si trasforma in disservizio. Ma qui si tratta di risalire dal sec. XVI al XIX, quando si distingueva la posta cavalli (i fedeli impiegati di allora), e la a posta lettere .
L'A. ha esteso le sue non facili ricerche su un territorio limitato: Forlì, Cesena,