Rassegna storica del Risorgimento
BATTAGLIA DI MENTANA 1867; BERNA GIOVANNI CARTE
anno
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1983
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pagina
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212
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340
Libri e periodici
AÀ.VV., Il generale Giuseppe Garibaldi; Roma, Stato Maggiore dell'Esercito. Ufficio storico, 1982, in 8, pp. 419. L. 10.000.
Gli anniversari che si legano alla vita di grandi uomini o di importanti avvenimenti sono da sempre occasione per gli storici di nuovi studi, ricerche, dibattiti, ristampe di classici del passato. Nel centenario della morte di Garibaldi, che cade in questo 1982, il fenomeno si è dilatato a dismisura coinvolgendo sindaci e studiosi, amministrazioni comunali e istituti di cultura in Italia e all'estero, mezzi di comunicazione di massa quali la stampa quotidiana, la radio e la televisione. È stato pubblicato contemporaneamente al di qua e al di là dell'Oceano un suo romanzo rimasto finora inedito, sono state scritte nuove biografie dell'Eroe dei due mondi e romanzi che lo vedono mitizzato protagonista.
In questo ampio e composito panorama noi vogliamo soffermarci su di un libro edito esattamente cinquanta anni fa in quel 1932 in cui ricorreva il 50 anniversario della sua morte e che vide tra le tante iniziative la pubblicazione a dispense, voluta da Rizzoli, de La vita di Giuseppe Garibaldi scritta da G. Sacerdote . Ci riferiamo al volume Il generale Giuseppe Garibaldi che uscì allora col titolo Garibaldi condottiero. Questo libro resta la testimonianza della rivalutazione, operata in seno alle forze armate, delle capacità militari del generale nizzardo che in vita tante critiche e tanti giudizi limitativi dovette subire dai colleghi usciti dalle accademie militari. Scrive il colonnello Bovio, capo dell'Ufficio storico, nella prefazione al volume, che Garibaldi fu sempre [...] all'altezza delle situazioni da affrontare, condizionato soltanto dall'essere egli a capo non di eserciti addestrati e organizzati, ma di truppe improvvisate, male equipaggiate e peggio rifornite, pur se animate da alte idealità e trascinate dalla sua presenza e dal suo incitamento (pp. 6-7). Bovio sottolinea anche il rispetto che Garibaldi ebbe per i basilari principi dell'arte militare e la sua capacità di coniugare la tecnica della guerriglia sudamericana, basata sulla sorpresa, con il rigoroso ossequio da grande capitano europeo per il principio fondamentale della massa.
Il libro, che sottolinea naturalmente gli aspetti più propriamente militari della biografia di questo nostro grande italiano, si presenta in veste rinnovata e corredato da indici.
ANNA MARIA ISA STIA
BRUNO FICCADENTI, Figure del Risorgimento. Candido e C. Augusto Vecchi (Pubblicazioni dell'Istituto di Storia dell'Università di Urbino. Collana storica); Urbino, Ar-galia Editore, 1981, in 8, pp. 350. L. 9.000.
Ampia parte del volume e YAppendice documentaria quasi al completo è dedicata a Candido Augusto Vecchi, la cui biografia è minutamente ripercorsa, al fine di evidenziare il oc vero ruolo che ha avuto tra i personaggi del nostro Risorgimento (p. 6). Tuttavia se questi prima fervente mazziniano e membro dell'Assemblea Costituente, romana, quindi sostenitore dell'unificazione nazionale nel segno della monarchia sabauda, mirando comunque all'Unità prima che alla libertà (p. 170), infine deputato al Parlamento italiano; a lungo intimo, fiduciario e consigliere ad un tempo, di Garibaldi è la figura più nota della famiglia, molto opportunamente il Ficcadenti ha fatto luce anche sulla oc posizione sociale, economica e politica della sua ascendenza familiare, ponendo così nella giusta cornice il nonno Giovanni e il padre Candido (p. 5).
In tal modo, le vicende or nazionali di Candido Augusto s'innestano su pagine, per tanti versi emblematiche, dì storia marchigiana. L'ascesa economica e sociale della famiglia Vecchi, in effetti, si attua sul volgere del secolo XV III, grazie alle capacità imprenditoriali del nonno Giovanni, che, da eccellente intagliatore, diventa mercante di droghe, legnami e soprattutto granaglie, apre botteghe al Porto di Fermo (oggi Porto San Giorgio), a Trieste, a Fiume, a Costantinopoli ecc. ...