Rassegna storica del Risorgimento

BATTAGLIA DI MENTANA 1867; BERNA GIOVANNI CARTE
anno <1983>   pagina <213>
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Libri e periodici
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Fermo è una piazza commerciale ancora di qualche rilievo nell'economia marchigiana dell'epoca e la sua fiera, che si tiene in agosto, subito dopo quella di Senigallia, continua a richiamare operatori dalla Lombardia, dalle Romagne, dal Regno di Napoli, dalle terre venete e da quelle dell'opposta sponda dell'Adriatico. Dal suo porto si imbarcano cereali frumento e mais, in particolare di cui l'area è cospicua produttrice; rotte e scali levan­tini continuano ad offrire possibilità di buoni affari a chi abbia mezzi e volontà di avveri-turarvisi. Su di essi, seguendo le orme paterne, fonda la propria fortuna pure il figlio Candido, che affronta lunghe permanenze a Costantinopoli, Odessa ed altri centri costieri del Mar Nero, prima di accedere ad incarichi burocratici nella città natale, durante la breve esperienza murattiana nel Dipartimento del Tronto (1815), e prima di rivolgersi ad inve­stimenti fondiari, con l'acquisto di terre demaniali, al momento della Restaurazione.
Personaggio complesso, Candido Vecchi, e di sicuro interesse. Massone e carbonaro, risulta implicato nella trama della fallita insurrezione maceratese del 1817; tra il 1833 e il 1834, trasferitosi con la famiglia da un quindicennio in Ascoli Piceno, viene arrestato ed inquisito per appartenenza alla Giovine Italia, uscendone tuttavia assolto <c per essersi procurata una speciale protezione del [...] concittadino e coetaneo [...] cardinale segretario di Stato, Bernetti (p. 61); aderisce, infine, seppure senza esporsi molto, all'esperienza repubblicana del 1849. Tutto ciò non gli impedisce di avviarsi all'attività imprenditoriale e di portare a ragguardevoli livelli di produttività, nel rispetto sia quantitativo sia qualita­tivo, la cartiera rilevata in Ascoli e quella acquistata successivamente a Loreto Aprutino, trovando più conveniente operare nel Regno delle Due Sicilie, di fronte alla scarsa a prote­zione assicurata dallo Stato Pontificio. La carta velina è il suo fiore all'occhiello. La morte Io coglie, ultraottantenne, all'Aquila, ancora in viaggio d'affari.
Nato a Fermo nel 1813 e morto a Ascoli Piceno nel 1869, Candido Augusto Vecchi eredita dal genitore, accentuata e vivacizzata, la passione politico-patriottica, che trasfonde anche nella ricca produzione storico-letteraria: dalla costante collaborazione a giornali e periodici, alla Prima centuria d'iscrizioni lapidarie (1840), alla Storia di due anni (1851), agli studi della maturità sull'antica Pompei.
I giovanili soggiorni a Napoli Firenze Lucca Marsiglia e Parigi, segnati via via dagli incontri col Settembrini col Puoti col Mancini col Vieusseux col Considérant col Mamiani coIl'Amari col Durando col Thierry ecc...., favoriscono il taglio nazionale della sua visione politica e gettano le basi per quelle capacità di mediazione delle quali, superate le istanze cospiratrici del periodo francese ed insieme il repubblicanesimo un po' settario della fase romana, dà prova quando deve tenere i collegamenti tra Garibaldi Cavour e Vittorio Emanuele II, in circostanze cruciali del processo risorgimentale. Nondimeno, anche quando sembra ormai scevro da rigidi sistemi ideologici , pienamente intento ad operare sempre con moderazione e con intenzioni atte a trovare soluzioni d'ordine pratico (p. 244), non tutto ha accontanato dell'iniziale insegnamento mazziniano. Qual­cosa sopravvive pure in un baldanzoso sincretismo di istanze illuministiche e romantiche nell'ansia cosmopolitica che si fa man mano strada nel suo animo e lo spinge a dichia­rare: Dal 1860 il viaggio senza passaporto [...] me lo chiesero in Prussia, nel Baden, in Francia, in Baviera, ora non più. Dico il mio nome e l'autorità politica acquista i sospetti. Esco dalla frontiera per osservare, per farmi più libero, e per ringiovanire l'anima mia e perderla nell'amore dell'umiltà. Non cospiro, né fomento rivoluzioni. Amo il progresso e desidero ascenda a supremi gradini della scala sociale per virtù persuasiva e non per salto violento (p. 250).
La realtà quotidiana, però, fa registrare spesso scarti verso il basso, rispetto al trac­ciato delle idealità. Cosi, parte della corrispondenza riportata in Appendice al volume, e relativa agli anni del mandato parlamentare, presenta il Nostro invischiato nel piccolo cabotaggio delle richieste di favori e raccomandazioni. E Quintino Sella, cui si rivolge per ottenere giustizia di un contegno, a suo giudizio, irriguardoso, usatogli da un funzio­nario delle dogane, non lascia cadere l'occasione per scrivergli: ce Permettete [...] che apertamente vi dica non poter ammettere che gli Onorevoli Membri del Parlamento ab­biano diritto a speciali riguardi dai pubblici funzionari, quando hanno l'uopo di rivolgersi ai medesimi per affari assolutamente privati; in questi casi nessuna distinzione a mio av-