Rassegna storica del Risorgimento
BATTAGLIA DI MENTANA 1867; BERNA GIOVANNI CARTE
anno
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1983
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pagina
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214
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342
Libri e periodici
viso, può farsi tra un deputato ed un altro cittadino [...]. È a mio credere un cattivo vezzo, ed un abuso, il quale torna più che ad altri molesto ai deputati stessi, che si chiegga da loro che vadano a fare i supplicanti per i Ministeri, ed anche peggio negli uffici secondari (pp. 327 sg.).
CABLO VERDUCCI
ALESSANDRO GUICCIOLI, Quintino Sella, con prefaz. di Carlo Ghisalberti; Biella, Libreria Vittorio Giovannacci, 1980, in 8, pp. XXVII-434-460. S.p.
U genere della biografia storica, oggi tanto praticato dai giornalisti e da altri improvvisatori con un successo di pubblico, duole dirlo, inversamente proporzionale alla dignità e serietà dei loro prodotti, ha uno dei suoi modelli più classici nell'opera di cui, a quasi cent'anni dall'apparizione, ci viene ora riproposta la rilettura. Era il 14 marzo 1887 quando, a tre anni dalla morte di Quintino Sella, Alessandro Guiccioli presentava il lavoro che aveva sin dall'inizio concepito come l'adempimento di una sorta di obbligo morale contratto verso l'amico prematuramente scomparso: erano i due volumi della biografia dello statista di Biella che, nelle intenzioni dell'Autore, dovevano costituire una prima messa a punto di un argomento vasto e complesso. 11 proposito espresso allora da Guiccioli era quello di a agevolare la via a chi vorrà studiare la vita e il carattere di chi, a buon diritto, fu additato come esempio di virtù e patriottismo alla gioventù italiana (p. VI); ma siccome l'argomento dopo di allora non fu più ripreso (con la sola eccezione delle Premesse di Chabod), quei due volumi restano fondamentali al punto da convalidare pienamente l'opportunità di questa ristampa anastatica che un editore coraggioso ha messo in cantiere riunendo in un unico tomo i due volumi dell'edizione originaria e affidandone la presentazione a Carlo Ghisalberti. E Ghisalberti ci ha dato per l'occasione un bel saggio nel quale, messe eccellentemente a fuoco la personalità umana e politica del Guiccioli in polemica con chi ha voluto recentemente pubblicare alcuni brani delle sue memorie intitolandole Diario di un conservatore, esamina a fondo il carattere di questa biografia per poi concludere, secondo me a ragione, che essa è un modello nel suo genere, e non solo perché a tutt'oggi la vita di Quintino Sella non ha avuto una trattazione che per interesse e per mole potesse ad essa paragonarsi, ma anche perché l'immagine che del grande biellese, uomo e statista, è giunta a noi appare tuttora in larghissima misura condizionata dall'interpretazione datane dal suo primo e maggiore biografo (p. XVII).
In effetti bisogna riconoscere che Guiccioli ha reso un buon servizio al suo personaggio rivendicandogli quelle virtù di uomo di Stato e di servo fedele della patria che i connazionali non gli avevano mai voluto riconoscere preferendo vedere in lui soprattutto l'esoso percettore di balzelli e l'inventore di marchingegni diabolici studiati appunto per rendere perfetto il prelievo fiscale (e forse ciò che dava maggiormente fastidio era proprio il constatare che quello delle tasse era uno dei pochi settori della vita nazionale in cui si ricercasse e rasentasse la perfezione); tra l'altro le necessità della polemica politica avevano ingenerato nell'opinione pubblica del tempo una specie di deformazione in forza della quale un uomo come Sella, che aveva sempre fatto parte per se stesso mirando esclusivamente alla realizzazione di alcuni principi fondamentali massimo tra tutti l'Unità con Roma capitale , si era visto identificare con la consorteria, quando invece anche i suoi rapporti con la Destra erano stati impostati dialetticamente e, per fare un esempio, su quella che era stata un'altra sua idea fissa, l'idea del trionfo della scienza nell'ex-roccaforte del pensiero oscurantista, il Biellese si era venuto a trovare spiritualmente più alfine agli uomini della Sinistra che non a molti dei suoi colleghi della Destra, i vecchi moderati alla Jacini e all'Alfieri di Sostegno l uomini probabilmente troppo presi dal timore di infrangere, insieme con gli antichi idoli, quella società e quella morale che su di essi ancora e sia pur precariamente si fondavano. Anzi uno dei motivi più immediali ma anche meno confessati dell'avversione
U FEDERICO CHABOD, Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896, Bari, Laterza, 1962 (2* ed.), p. 206.