Rassegna storica del Risorgimento
BATTAGLIA DI MENTANA 1867; BERNA GIOVANNI CARTE
anno
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1983
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pagina
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218
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346
Libri e periodici
La conclusione di Ganci così come l'apertura vale davvero, a mio avviso, come la migliore, la più misurata recensione sia per il personaggio sia per l'autore. Secondo lui Ugdulena era personaggio scomodo, proprio perché onesto in tutti i sensi e intransigente con gli altri e, soprattutto, con se stesso. Attendeva da tempo la sua biografia alla quale aveva diritto. A questa attesa senz'altro da condividere, Giuseppe De Stefani ha risposto e adeguatamente .
Non mancano in un volume di così vivo interesse le pagine per valutazioni e spunti su fatti e figure della Sicilia, inseriti e letti nella prospettiva nazionale. Con ampia motivazione De Stefani vede, ad esempio, nel fallimento del movimento federalista italiano, limitatamente all'esperienza quarantottesca siciliana, l'inserimento della storia " siciliana " in quella dell'Italia .
Legata a questo giudizio, e analogamente fondata su solide basi, è l'opinione, secondo la quale oc in Sicilia, soprattutto ben più che nella parte continentale del regno meridionale , esistevano i presupposti per il trionfo della causa nazionale ed il disfacimento della sovranità borbonica . Equilibrata è anche la spiegazione sull'adesione del religioso allo sconvolgente moto garibaldino, che avviene condizionata in pieno dallo stato sacerdotale di Ugdulena, senza che ciò impedisca la collaborazione con il giacobino Francesco Crispi.
Alcune perplessità suscitano le pagine riguardanti l'operato di Ugdulena al dicastero del Culto e dell'Istruzione Pubblica con il prodittatore Mordini. L'uomo politico, ammette De Stefani, potè soltanto predisporre più che realizzare: trarre conclusioni da questa premessa, in senso positivo e in senso negativo, ci sembra sul piano storico azzardato.
Non è, però, azzardato, per tornare ai momenti in cui De Stefani inserisce il suo personaggio nel quadro italiano, l'accostamento, non parliamo di assimilazione, tra le posizioni del siciliano Ugdulena e dei settentrionali Minghetti e Farini e neppure la constatazione con la quale si ricostruisce il suo passaggio dalla critica antipiemontesizzatrice all'adesione alla linea liberale-moderata. Nell'attività politica fu ascoltato ed elogiato n?a quasi mai premiato ed esaltato con cariche, soffrì censure astiose e misure pesanti dalle autorità ecclesiastiche: questo il bilancio in vita.
Dopo oltre un secolo dalla morte la Chiesa ha mostrato, e non poteva essere altrimenti, un largo perdono mentre il mondo laico ne conserva integra la stima e Io esamina, attraverso il volume di De Stefani, senza gravi sbandamenti, con più che soddisfacente misura.
VINCENZO G. PACIFICI
FRANCESCO CARACCIOLO, Il processo di industrializzazione. Politica economica e riflessioni teoriche sulla crescita industriale nei paesi oc second comers ; Roma, Gentile Editore, 1979, in 8, pp. 510. L. 16.000.
Più del titolo, è il sottotitolo a rendere ragione dell'ampio dibattito che si sviluppa nel volume. Non siamo, infatti, di fronte ad una nuova indagine sul processo di industrializzazione tout court, bensì l'attenzione è incentrata sui problemi, sulle proposte e sulle direttive di politica economica che detto processo ha suscitato negli anni, articolandosi poi, queste e quelli, in reciproche connessioni ed interdipendenze.
All'indomani del Congresso di Vienna, in Inghilterra paese che ha già realizzato la prima fase di industrializzazione e pertanto è ormai in grado di svolgere un effettivo predominio mondiale nel settore liberisti e protezionisti sostengono le ragioni, spesso divergenti, di agricoltura ed industria, in relazione allo sviluppo economico nazionale. E la vittoria, nella seconda metà degli anni Quaranta, di Cobden, Peel e di quanti, dando corpo nell'azione politica alle teorie di Smith e Ricardo, si oppongono alle Corn Lati, con l*aiTermazione del liberoscambismo mai sostanzialmente abbandonato in seguito, fin nel cuore del XX secolo assicura definitivamente al settore secondario britannico la supremazia sui mercati mondiali.
Se il liberismo economico rappresenta la scelta politica più vantaggiosa per la Gran Bretagna, che, grazie alla avanzata specializzazione industriale, può imporre nelle relazioni