Rassegna storica del Risorgimento
BATTAGLIA DI MENTANA 1867; BERNA GIOVANNI CARTE
anno
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1983
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pagina
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222
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350
Libri e periodici
l'arco secolare prerogativa e caratteristica della montagna, mentre soltanto negli anni Novanta acquistò una rilevanza nelle zone della bassa pianura.
Il volume, ricco di dati e con eleganti tavole, rappresenta un contributo di piena affidabilità in un settore storiografico di ambito regionale, rinnovato dagli studi e sotto lo stimolo di Gabriele De Rosa e risponde tempestivamente e nella massima parte esaurientemente ai quesiti posti nella introduzione.
Al di là degli innegabili limiti affettivi e morali del forzato sradicamento, che hanno sempre dato, con gli animi pieni di spontaneo rammarico, connotati amari al fenomeno, rimane la concreta notazione storica di Alberto Aquarone, che ci ha ricordato come ce remigrazione, attraverso questo afflusso costante di valuta [le rimesse], diede un contributo sostanziale allo sviluppo economico italiano e in particolare al processo di industrializzazione dell'età giolittiana 3).
VINCENZO G. PACIFICI
GIUSEPPE ARAGNO, Socialismo e sindacalismo rivoluzionario a Napoli in età giolittiana (Storia e documenti - Collana diretta da Ferdinando Cordova); Roma, Bulzoni, 1980, in 8, pp, 149. L. 6.000.
Dopo gli studi dell'Arte, del Santarelli, del Colapietra e del Fatica, del Demarco, e quelli più recenti della Marucco, della Marmo, dello Scirocco, di Nunzio Dell'Erba (a parte i riferimenti contenuti in un'opera più vasta di Francesco Barbagallo sullo Stato e le lotte politico-sociali nel Mezzogiorno d'Italia) ed i saggi più particolari di Gianfranco Volpe e del sottoscritto, ecco un'altra ricerca sul movimento operaio e socialista a Napoli, sulla quale anche Alessandro Roveri su Studi storici (n. 1, 1981, anno 22), ha recentemente attratto l'attenzione. Essa specificamente tratta di quell'esperienza sindacalista-rivoluzionaria, che con l'opera di Arturo Labriola, Enrico Leone, Ernesto Cesare Longobardi ebbe risvolti nazionali e che alimentò in Italia il dibattito sul marxismo e revisionismo (di recente lo Zagari ha inserito ancor più Enrico Leone nel contesto dello scontro ideologico Bernestein-Sorel-Graziadei).
Sulla scorta anche dei giudizi della Marmo e del Barbagallo, l'Aragno reagisce alle posizioni del Colapietra, per il quale il gruppo della Propaganda era spinto nella sua dura opposizione all'amministrazione comunale e provinciale da posizioni moralistiche, ed evidenzia, invece, le ragioni politico-ideologiche che spinsero i vari Labriola, Longobardi, Leone, Fasulo, Guarino nella lotta contro la camorra ed il parassitismo ed il cui sostrato va ricercato nella funzione che veniva attribuita all'ente locale come centro di iniziative ed attività economiche ed industriali (e di qui nasceva nei sindacalisti rivoluzionari anche un fiero antimonarchismo la Corona era il ganglio di tutti gli interessi illeciti a livello nazionale ed anche l'esigenza di ' bloccare ' con i partiti ' affini '). Il passo a rifiutare alcune affermazioni del Fatica relativamente all'origine massonica ed elettoralistica delle posizioni - blocca rd e ' dei sindacalisti-rivoluzionari napoletani è breve. Intanto, vengono fuori linee politiche contrastanti: * bloccartiismo ' come scelta locale e intransigenza a livello nazionale; scelta * industriaiista, con un palese influsso delle tesi del Nitti ', accettazione della ' Legge speciale quando poi essa veniva ridimensionata da Giolitti e snaturata dall'amm in istra zione comunale clerico-moderata di Napoli, e rigetto di ogni statalismo sul piano teorico. Né felicemente si sposavano le tesi sindacaliste-rivoluzionarie con l'opera di * controllo ' esercitata sulle lotte operaie tramite la ' Borsa Lavoro né tantomeno una conclamata volontà rivoluzionaria col riflusso del movimento di lotta tra il 1906 ed il 1908. L'Aragno trova modo di rivedere ancora un giudizio comune al Fatica ed al Santarelli relativo alle
3> A. AQUAIIONE, L'Italia giolittiana (1896-1915). I. Le premesse politiche ed eco nomiche, Bologna, 1981, p. 447.