Rassegna storica del Risorgimento

BATTAGLIA DI MENTANA 1867; BERNA GIOVANNI CARTE
anno <1983>   pagina <224>
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Libri e periodici
perché diventi cultura, non può seguire la carriera di una semplice preparazione tecnica su un argomento dato, bensì, al contrario, deve essere il frutto maturo, risultato di lunghi studi e di lunga macerazione, dell'incontro e della fusione di componenti diverse. Nel suo caso, la sapienza è costituita sul suo fondamento religioso da una parte e sull'at­tenta considerazione degli stretti e inscindihili legami esistenti tra filosofia, sociologia, diritto, politica ed economia e morale dall'altra. Questi aspetti pubblici , provocati dalla natura e dal destino dell'uomo, non sono che aspetti e speciali di una medesima realtà, che perciò occorre studiare nei suoi elementi senza perdere di vista la loro globa­lità. Questa posizione del Toniolo, però, comincia a scontrarsi con un'altra mentalità che si sta affermando progressivamente nella cultura ufficiale, laica e socialista, quella della rinvendicazione e dell'affermazione dell'autonomia delle singole scienze, che semmai possono ritrovare il loro ambito generale in una sorta di divenire sociale e dialettico, al di fuori di qualsiasi aggancio nell'ambito dell'essere. Di quii la progressiva divarica­zione del Toniolo da quel pensiero laico dal quale tanto ha pur avuto (si pensi all'in­fluenza decisiva, anche dal punto di vista della carriera, degli appoggi di Tolomei, di Cossa, di Messedaglia) e l'immersione sempre più profonda nell'ambito del pensiero, della problematica e delibazione del pensiero cattolico, pur senza condividere affatto l'estre­mismo, ad esempio, di un Paganuzzi, di cui il Pecorari descrive i momenti di un grave contesto. Nell'incontro con il pensiero e la tradizione dei cattolici, il docente dell'Univer­sità di Pisa trova la tradizione e il gusto del giudizio storico per periodizzazioni e per condensazioni intorno a valori e nodi di civiltà. Nella sua minuta ricostruzione del pen­siero storico del Toniolo (pensiero che si riflette più nella forza e nella validità dei ca­noni interpretativi che non nella precisione e nel valore delle singole analisi, che il docente di Pisa si sforza pure di compiere con la maggiore completezza possibile), il Pecorari giunge alla conclusione che il giudizio di Toniolo sul socialismo, che parte molto da lontano, addirittura dal Rinascimento e dalla Riforma, secondo lo schema ormai collaudato della controversistica cattolica, sbocca sull'inevitabilità della soluzione nichi­listica dello stesso socialismo, che pure ambisce alla definizione di soluzione definitiva della storia. Poiché dunque neppure la proposta socialista giunge a soluzioni positive, limi­tandosi alla corrosione e alla dissoluzione dell'ordine, emerge imperiosa per il Toniolo la soluzione prospettata dal pensiero sociale cattolico.
Il Pecorari, sulla scorta di una rigorosa documentazione, dimostra che la posizione del professore di Pisa non coincide affatto con la difesa dell'ordine esistente, essendo questi egualmente distante sia dalle soluzioni che si richiamano al socialismo che da quelle che si richiamano al capitalismo. Di questo, il Toniolo critica particolarmente l'apparato finanziario, che secondo lui non si discosta molto, se non nella moltiplicazione delle conseguenze negative, dalla vecchia usura, tanto decisamente attaccata dalla Chiesa nel Medioevo. Ciò che egli ipotizza è viceversa, un sistema di rapporti gerarchici tra gli uomini uniti solidalmente nel lavoro, rapporti in gran parte autogestiti, ai quali l'ordinamento giuridico statale conferisca riconoscimento, stabilità, ordine, ma nulla di più.
DANILO VENERUSO
PIERO RICCABONE, // Partito Popolare Italiano; Brescia, La Scuola, 1980, in 8, pp. 152. . 4.000.
Nella collana dell'editrice bresciana, denominata ce La stampa e... , che si propone di raccogliere documenti e testimonianze giornalistiche su particolari nodi storici del Nove­cento italiano, esce ora il vodumo di Piero Riccabone dedicato al Partito popolare italiano.
L'ampia antologia di documenti segue passo passo le vicende del Partito popolare dall'ormai noto a Appello ai liberi e ai forti del 19 gennaio 1919 fino al luglio 1925, data dell'ultimo congresso del partito, che decretò la fine dei PPI, con alcuni flash back riguar­danti Fazione politica dei cattolici nel periodo precedente il primo conflitto mondiale.