Rassegna storica del Risorgimento
BATTAGLIA DI MENTANA 1867; BERNA GIOVANNI CARTE
anno
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1983
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pagina
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232
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360
Libri e periodici
istituzioni per l'infanzia (dagli asili di carità all'orìgine e allo scioglimento dell'O.M.N.I.), vogliamo segnalare, accanto all'utile e precisa ricerca iconografica, un notevole scritto di Maurizio Rizzìni il quale, riallacciandosi al saggio di Franco Della Peruta che precede il suo, riesce a individuare e ad illustrare sotto il profilo storico e in senso sociologico il nesso tra le istituzioni infantili e lo sviluppo sociale della penisola nel corso di oltre un secolo, con acuti riferimenti anche a consimili organismi sorti in altri paesi d'Europa. Partendo dalle crèches aperte a Parigi dal Marbeau nel 1844, soffermandosi poi sulle iniziative lombarde, sul dibattito tra educatori ed uomini di cultura in merito agli asili infantili, sul primo asilo nido (Milano, 1850) e sulle successive esperienze, il Rizzìni disegna un nitido profilo della società civile italiana in via di evoluzione e dei problemi familiari e sociali, religiosi e sanitari ecc., che le prime esperienze e le pratiche realizzazioni prò lattanti portano con sé nei primi decenni in vista di qualità, utenza, modalità dei servizi (localizzazione, tutela dell'igiene, nido aziendale o non, forma giuridica e finanziamento ecc.). Ma al di là di varie differenze di nome e di fatto, tali istituti si diffondono verso la fine del secolo, tanto che all'inizio del XX secolo nasce l'asilo nido di tipo moderno che, stando alle statistiche ed alla pubblicistica contemporanea (medica e non), si espanderà sempre più nel ventennio seguente, dando vita a notevoli progetti e realizzazioni (ad es. il Soncini di Mantova); era a preoccupazione di tutti i promotori e realizzatori di iniziatve nuove di protezione della maternità ed infanzia, reclamare e premere non solo per un riconoscimento, ma anche per un impegno pubblico più deciso (p. 122). Il che avvenne nel 1925 con la creazione delTO.N.M.1. che, specie negli anni fino al 1932, manteneva la continuità (ancorché negata) con il passato diventando in seguito un ce Ente di nuovo tipo, parastatale, dotato di poteri d'intervento e modificazione degli indirizzi, che seguirà una parabola evolutiva sempre più burocratizzante e, come gli enti analoghi appesantirà e trasformerà in modo notevole, l'apparato statale (p. 128) Note e illustrazioni, statistiche e didascalie completano un lavoro di scavo utile e interessante.
RENATO GIUSTI
RICCARDO GIGANTE, Folklore fiumano, a cura e note di SALVATORE SAMANI; Padova, 1980, in 8, pp. 249. S.p.
Edita sotto gli auspici del Libero Comune di Fiume in esilio, l'opera che venne elaborata e finita entro il settembre del 1944 è curata dal Samani (con rapido profilo dell'autore e note ai vari capitoli) e costituisce un'ampia raccolta di proverbi, modi di dire, canti, giochi, racconti ecc., fornendo un utile contributo per la conoscenza del mondo popolare fiumano (cittadino) tra la fine dell'800 e il primo '900, senza essere una vera e propria elaborazione ed analisi etnologica. A proposito dei proverbi, ad es., in cui sono condensate le massime di una a filosofia popolare , non è possibile distinguere quelli di Fiume da quelli provenienti da fuori, ma poiché erano sulla bocca di tutti danno il senso e la testimonianza del costume, della mentalità, dei sentimenti (amore, lavoro, morale, religione ecc.) largamente diffusi; mentre soltanto nei proverbi e nei modi di dire il popolo fiumano era arguto e fiorito, di scarso rilievo erano i canti popolari, scrive il G., a povere rozze slrofette quali poteva ispirare l'animo certamente non poetico, seppure mite e buono, di una popolazione chiusa alle sensazioni artistiche e di scarsa fantasia (....); i veri canti che gli erano familiari sono tutti d'importazione istriana o dalmata, ossia veneta, quelli prettamente locali son ben misera cosa. In queste sezioni del volume si nota l'influenza veneziana per tutte le manifestazioni della vita, unitamente alla presenza di credenze, superstizioni, preghiere, giochi di derivazione meridionale, mentre di slavo c'è ben poco e lo si trova nel suburbio abitato da gente di stirpe croata; né del folklore rurale mi sono occupato, ma soltanto di quello prettamente fiumano, ossia del nucleo italiano urbano che, pure isolato fra Croazia e Liburnia in parte croatizzata, si è conservato latino nella lingua e nei costumi dai remoti tempi di Roma a oggi (p. 13).
RENATO GIUSTI