Rassegna storica del Risorgimento

BAUDI DI VESME CARLO SCRITTI INEDITI; BIBLIOTECA APOSTOLICA VAT
anno <1983>   pagina <263>
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C. Baudi di Vestite storico
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della storiografia liberal-moderata, non sarà in seguito approfondita dal nostro autore nella Storia d'Italia, per ovvi limiti cronologici, anche se ne costituirà il sottofondo, mentre sarà proseguita nell'attività giornalistica degli anni seguenti.
Nella seconda lettera, scritta a Niccolò Tommaseo il 10 aprile dello stesso anno 21> e anch'essa piena di sentimenti di nazionalità, il Baudi esprime al letterato di Sebenico la fiducia che le sorti future siano per avere unica­mente la maggiore unità possibile e per essa la forza degli stati d'Italia sì che non solo essa valga a cacciare ora gli Austriaci, ora ad impedire, senza pericolo di rinascenti gelosie di scismi, l'entrata a qualunque più potente invasore.22) Il Baudi temeva, infatti, ohe la Francia ancora una volta non trovando altro modo di torsi dall'imbarazzo nel quale la trassero l'anarchia e il despotismo che vi regnano sotto il nome di repubblica, cerchi sotto qua­lunque pretesto di gettare sulle nostre belle pianure i suoi eserciti . a> Ciò viene anche evidenziato, nella sua riflessione politica, da alcuni accenni alla più generale vicenda del liberalismo europeo, intesi a rilevare un consenso o almeno un interesse inglese, anziché francese, per la causa italiana. W
Al nostro autore non sembrava idoneo per reggere uno Stato il governo repubblicano, oltre naturalmente a quello assoluto, perché considerava atta alla stabilità e al progresso la monarchia costituzionale che sola assicura la libertà. Inoltre il Baudi, pur non essendo tendenzialmente un neoguelfo, mostra talvolta di accedere a idee di marca neoguelfa quando prima della concessione dello Statuto, accenna alla soluzione consultiva come rimedio contro il perpetuarsi del dispotismo.25) O, ancora, quando allude, ad una lega di principi italiani che garantisca in futuro l'indipendenza, primo passo nella consueta visione gradualistica del problema italiano verso l'unità.2 Si tratta, però, di un momento della sua riflessione chiaramente collegato alle illusioni dell'inizio del '48.
L'impegno a scrivere una Storia d'Italia, oltreché illuminato da un'atti­vità politica intensa, deve con ogni verosimiglianza riflettere un profondo legame e un comune sentire con Cesare Balbo. Quest'ultimo, infatti, dopo
20) Si notino, ad esempio, le parole del Balbo che considerava l'unione dell'in­tera penisola come Puerilità, sogno tutt'al più da scolaruzzi di retorica, da poeti doz­zinali, da politici di bottega . Cfr. W. MATURI, Interpretazioni del Risorgimento, Lezioni di storia della storiografìa, Torino, 1962, p. 150.
20 Biblioteca Apostolica Vaticana, Fondo Paletta, Autografi e documenti, cart. 46, f. 140r e v.
22) Ivi, t 140.
23) fvì, f. 140v.
24) Si veda, in proposito, il commento del Baudi ad un discorso del Guizot (La Con­cordia, n. 33; 7 febbraio 1848).
25) Il Baudi così scrìveva al prof. Giuliano Pieri di Roma il 19 gennaio 1848: Qui cresce l'entusiasmo per Roma. Presso noi il difetto radicale, che non cesserà finché o per mezzo di una Consulta o comunque l'Autorità non cessi di potere operare al bujo, è che le cose non si decidono nei Consigli dei Ministri, ài quali, anche dove sono buone leggi non manca modo di alzarsi sopra le medesime. (Biblioteca Apostolica Vaticana, Fondo Paletta, Autografi e documenti, cart. 46, f. 138).
26) Cfr. La Concordia, n. 33: 7 febbraio 1848.