Rassegna storica del Risorgimento

BAUDI DI VESME CARLO SCRITTI INEDITI; BIBLIOTECA APOSTOLICA VAT
anno <1983>   pagina <274>
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Laura Moscati
un tale ordinamento governativo, che rendeva impossibile ogni governo, e aveva in sé i germi della propria distruzione . 78>
Il Bandi, alieno da ogni soluzione politica derivata da un moto rivolu­zionario, non poteva accettare gli esiti costituzionali, che erano scaturiti da quel processo e nella Storia aveva ribadito la sua posizione sostanzialmente paritetica a quella espressa nella lettera al Gorresio, ma assai più ampia e dettagliata. Tale valutazione viene, tuttavia, offerta dall'autore al termine della esposizione del testo costituzionale, poiché nell'esame degli articoli della Dichiarazione dei Diritti e dei Doveri dell'uomo e del cittadino, che precedono la Carta costituzionale e nell'analisi dei capitoli della Costituzione stessa, il Baudi si limita a presentare i contenuti senza interporre osservazioni, che ad ogni tratto ci si offerivano alla mente; sì perché sarebbe stata troppo lunga mena e ci avrebbe tratto fuori dall'argomento, sì perché non dubitiamo che si siano presentate per sé medesime al pensiero del lettore .
Portando avanti il suo discorso, il Baudi condensa nel commento finale, non frammentato in puntuali disquisizioni, tutto il suo disprezzo per l'oppres­siva forma di governo francese, che pur aveva rappresentato un'evoluzione conservatrice del programma rivoluzionario. I princìpi esposti nella Dichiara­zione dei diritti e dei doveri, anche se tratti da precedenti costituzioni e non scevri di errori, sono considerati dal Baudi più conformi a garantire la libertà delle norme della costituzione, con la quale sono spesso in aperta contraddizione.
Partendo da questo presupposto, è soprattutto nei confronti della costi­tuzione che la critica del Baudi si fa più serrata: l'egualitarismo è considerato fallace; non esiste parità di diritti, poiché anche quello elettorale, fondandosi sul censo, esclude le moltitudini; il principio della sovranità popolare, anche se espresso, viene sempre violato. In realtà, è soprattutto il rapporto tra Corpo legislativo e Direttorio, che viene intuito dal Baudi di Vesme come il punto critico della libertà repubblicana codificata nel testo dell'anno III, perché il Direttorio è costretto per governare a sfociare almeno tendenzialmente nell'autoritarismo e nell'illegalità.
Ancorato ad una concezione fiduciosa della legislazione e profondamente legalitaria, derivatagli dalla sua formazione giuridica e dall'esperienza conse­guita nella vita politica attiva, il Baudi non può concepire il Corpo legisla­tivo, véra rappresentanza della nazione, ristretto alla autorità di far leggi a cui è negato ogni mezzo di farle eseguire . Il potere esecutivo, esercitato in forma collegiale dal Direttorio, non offre garanzie sufficienti: al contempo lo strapotere del Direttorio, non soggetto ad alcun freno o sindacato si viene ad intensificare, concentrando nelle proprie mani gl'impieghi di ogni genere (eccetto pochi commessi alla elezione dei cittadini), la milizia, il pu-blico tesoro . *)
Arbitrario si presentava anche, a giudizio del Baudi, il potere giudiziario
78) Ivi, IT. 33-34.
79) Mss. 1164, f. 270v,
*) Per queste citazioni della Storia del Baudi, cfr. ibidem. Si veda inoltre il giudizio del Botta {Proposizione al lombardi di una maniera di governo libero, Milano, 1797, p. 318) relativo alla creazione di una magistratura collegiale nominata dal potere legislativo per il controllo dell'erario pubblico.