Rassegna storica del Risorgimento
BAUDI DI VESME CARLO SCRITTI INEDITI; BIBLIOTECA APOSTOLICA VAT
anno
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1983
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Laura Moscati
un tale ordinamento governativo, che rendeva impossibile ogni governo, e aveva in sé i germi della propria distruzione . 78>
Il Bandi, alieno da ogni soluzione politica derivata da un moto rivoluzionario, non poteva accettare gli esiti costituzionali, che erano scaturiti da quel processo e nella Storia aveva ribadito la sua posizione sostanzialmente paritetica a quella espressa nella lettera al Gorresio, ma assai più ampia e dettagliata. Tale valutazione viene, tuttavia, offerta dall'autore al termine della esposizione del testo costituzionale, poiché nell'esame degli articoli della Dichiarazione dei Diritti e dei Doveri dell'uomo e del cittadino, che precedono la Carta costituzionale e nell'analisi dei capitoli della Costituzione stessa, il Baudi si limita a presentare i contenuti senza interporre osservazioni, che ad ogni tratto ci si offerivano alla mente; sì perché sarebbe stata troppo lunga mena e ci avrebbe tratto fuori dall'argomento, sì perché non dubitiamo che si siano presentate per sé medesime al pensiero del lettore .
Portando avanti il suo discorso, il Baudi condensa nel commento finale, non frammentato in puntuali disquisizioni, tutto il suo disprezzo per l'oppressiva forma di governo francese, che pur aveva rappresentato un'evoluzione conservatrice del programma rivoluzionario. I princìpi esposti nella Dichiarazione dei diritti e dei doveri, anche se tratti da precedenti costituzioni e non scevri di errori, sono considerati dal Baudi più conformi a garantire la libertà delle norme della costituzione, con la quale sono spesso in aperta contraddizione.
Partendo da questo presupposto, è soprattutto nei confronti della costituzione che la critica del Baudi si fa più serrata: l'egualitarismo è considerato fallace; non esiste parità di diritti, poiché anche quello elettorale, fondandosi sul censo, esclude le moltitudini; il principio della sovranità popolare, anche se espresso, viene sempre violato. In realtà, è soprattutto il rapporto tra Corpo legislativo e Direttorio, che viene intuito dal Baudi di Vesme come il punto critico della libertà repubblicana codificata nel testo dell'anno III, perché il Direttorio è costretto per governare a sfociare almeno tendenzialmente nell'autoritarismo e nell'illegalità.
Ancorato ad una concezione fiduciosa della legislazione e profondamente legalitaria, derivatagli dalla sua formazione giuridica e dall'esperienza conseguita nella vita politica attiva, il Baudi non può concepire il Corpo legislativo, véra rappresentanza della nazione, ristretto alla autorità di far leggi a cui è negato ogni mezzo di farle eseguire . Il potere esecutivo, esercitato in forma collegiale dal Direttorio, non offre garanzie sufficienti: al contempo lo strapotere del Direttorio, non soggetto ad alcun freno o sindacato si viene ad intensificare, concentrando nelle proprie mani gl'impieghi di ogni genere (eccetto pochi commessi alla elezione dei cittadini), la milizia, il pu-blico tesoro . *)
Arbitrario si presentava anche, a giudizio del Baudi, il potere giudiziario
78) Ivi, IT. 33-34.
79) Mss. 1164, f. 270v,
*) Per queste citazioni della Storia del Baudi, cfr. ibidem. Si veda inoltre il giudizio del Botta {Proposizione al lombardi di una maniera di governo libero, Milano, 1797, p. 318) relativo alla creazione di una magistratura collegiale nominata dal potere legislativo per il controllo dell'erario pubblico.