Rassegna storica del Risorgimento

BAUDI DI VESME CARLO SCRITTI INEDITI; BIBLIOTECA APOSTOLICA VAT
anno <1983>   pagina <276>
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Laura Moscati
ormai largamente diffuso nel Piemonte dopo la concessione dello Statuto. L'esigenza di una monarchia rappresentativa, teorizzata in specie dal Bon Compagni, dal Balbo e dal Carutti,*7) costituiva il punto di partenza per qualsiasi valutazione del problema costituzionale e anche l'elemento di riferi­mento di ogni pensiero storico sul diritto pubblico del tempo seguito aU'89. Pertanto, il discorso sulla costituzione francese dell'anno III, modello delle esperienze politiche giacobine , deve essere compreso al lume di quanto il Baudi stesso aveva scritto dopo la concessione dello Statuto.
Dal suo articolo Amnistia, Responsabilità dei ministri, Riforma, apparso su La Concordia,*8* traspare non soltanto la sua adesione al testo albertino nei contenuti formali che lo caratterizzano, ma anche una sua partecipazione alla famosa tesi di marca cavouriana di un'interpretazione progressiva ed evolutiva del dettato statutario.89) Ciò è, specificamente, provato dal suo accenno alla responsabilità politica dei ministri, premessa di un rapporto fiduciario tra gabinetto e camera elettiva: Fino all'aprimento delle camere l'unico mezzo di farci godere di un Ubero governo; d'ispirare salda e meritata fiducia, e di salvare lo Stato da torbidi e reazioni, è che i nuovi ministri nell'entrare in carica si dichiarino, quali già sono in forza dello Statuto, immediatamente e pienamente risponsabili di ogni loro atto.90)
Anche da un altro punto di vista emerge l'adesione del Baudi, alle tesi cavouriane, peraltro già espressa nel suo articolo relativo alla concessione della nuova Carta costituzionale. Sul tema di una maggiore autonomia della magistratura dal potere esecutivo, infatti, il pensiero del Baudi è estrema­mente chiaro e tale da schierarsi contro le ingerenze dei ministri nei confronti dei giudici e del loro operato.91) Ma non soltanto in questi casi il Baudi si mostra politicamente aperto nei confronti dello Statuto. Che anzi egli vede nelle istituzioni poste in essere dal testo albertino gli elementi per un'azione in favore delle classi subalterne, e cioè per un allargamento della base popo­lare della monarchia in una prospettiva di graduale trasformazione dello Stato liberale, evitando i temuti errori e i paventati eccessi di una democrazia radicale di marca francese.92)
In conclusione, l'ampia opera dedicata dal Baudi ad un solo anno della storia d'Italia, sia pure con una vasta serie di riferimenti agli eventi che l'hanno preceduto e condizionato, costituisce un contributo singolare e signi­ficativo alla conoscenza sia dell'autore, sia della materia, sia del tempo e delle correnti storiografiche che lo caratterizzarono. Giurista di formazione, attento ricercatore e scopritore di fonti inedite, concreto analizzatore di fatti
87) Io., // sistema rappresentativo nella pubblicistica subalpina dopo il '48, in Stato e costituzione nel Risorgimento, Milano, 1972, pp. 189-217. Si veda Inoltre ora N. NADA, Dallo Stato assoluto allo Stato costituzionale. Storia del Regno di Carlo Alberto dal 1851 al 1848, Torino, 1980.
8*) N. 62; 11 marzo 1848. Pur avendo preannunziato altri articoli in proposito nel giornale del Valerio, questo è l'ultimo scritto dal Baudi in tale sede, per i motivi già esposti.
89) L'articolo del Cavour (Lo Statuto di Carlo Alberto e i partiti avanzati) era proprio apparso il giorno prima su // Risorgimento (n. 63: 10 marzo 1848).
*>) La Concordia, n. 62: 11 marzo 1848.
9 La Nazione, n. 121: 23 maggio 1849.
92) Ivi, n. 1: 2 gennaio 1849.