Rassegna storica del Risorgimento
ASBURGO FEDERICO FERDINANDO LEOPOLDO (D'); CASONI GIOVANNI; REP
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1983
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Virgilio Giormani
Un mese dopo il 19 dicembre sempre nello stesso giornale, un altro articolo, questa volta a firma del sacerdote Stefano Leva, prendeva di mira il Cappellano Maggiore della Marina Veneta e parroco di S. Biagio, don Girolamo Montagna. Preso atto che il Cappellano si era affrettato fin dal 22 marzo a far dimenticare la scomoda presenza del cuore dell'arciduca coprendo prudentemente con un rosso zendalino sia il monumento di legno che l'epigrafe, lo invitava a rimuovere il cuore di Federico, anche ad evitare che qualcuno, un giorno o l'altro, non facesse un colpo di mano sul legnoso monumento e sulla contenutavi I.R. Reliquia.8)
Questa non tanto velata minaccia dovette avere qualche seguito se il Montagna inviava il 20 gennaio 1849 un rapporto al Comando Generale della Marina, informandolo sulle osservazioni fatte da certo Cam, capitano della Guardia Nazionale sopra il Cuore depositato nella chiesa di S. Biaggio, dell'Arciduca Federico . A Venezia durante l'assedio esistevano due Cam, entrambi capitani della Guardia Nazionale: Michele, impiegato al tribunale e il più noto Ippolito, pittore. Tale omonimia farà bandire Ippolito da Venezia al ritorno degli austriaci al posto di Michele, in quanto verrà ritenuto a torto
i cuori , proponeva un nuovo mezzo di cavar danari a vantaggio della patria. Si approfitti della propizia occasione, e poiché abbiamo fra noi la carogna col relativo cuore dell'Arciduca Federico, poniamolo all'incanto al miglior offerente. Si scriva a Wìndischgratz, a Tellacich, a Radetzky. Forse alcuno di loro concorrerà al prezioso acquisto, od anzi faranno a gara per ottenerlo, e farne regalo a quel povero Nando che sarà desolatissimo dell'accaduto. E così avremo due vantaggi; l'uno di intascare una bella sommetta, l'altro di liberarci di quell'immondo carcame, ti Comitato delle finanze resta incaricato dell'esecuzione del presente progetto.
?) Il Soranzo in Bibliografia Veneziana, Venezia, 1885, al n. 691 avverte che un opuscolo dal titolo Osservazioni riferibili all'ordine della Nazionale di Venezia (Venezia, 1848), è sottoscritto Stephanus Leva, cioè Michele Caffi. E più avanti, al n. 776, che, nell'Elogio funebre ai morti nel glorioso combattimento di Mestre del 27-10-1848, letto nella Chiesa dei SS. Giov. Paolo di Venezia, vi sono infine epigrafi di D. Giovanni Tamburlini, di D. Antonio Maria Pasini, di D. Stefano Leva (Michele Caffi) . L'ultima sottolineatura è mia.
8) Si riportano i due articoli del Fatti e Parole in Appendice I e II: la firma Pr. Stefano Leva appare per la prima volta in questo giornale nel n. 116 del 17 novembre 1848 e per l'ultima volta nel n. 221 del 21 gennaio 1849. In Appendice III si riporta la versione del fatti secondo un anonimo che si firma M. C. . Il Cicogna annota in calce al manoscritto: Autografo di Michele Caffi principale autore che fu levata la inscrizione; quel Stefano Leva è lo stesso Caffi; in questa occasione il popolo gridava: Si tolga quel infetto /dagli occhi cittadini / si ponga il caro oggetto / il braccio d'Antonini /; si sa che il generale Antonini perdette un braccio in una delle fazioni contro gli austriaci. Correr, Aggiunta mss. Manin, 29, fascicolo 14, n. 44. D'altra parte, un elenco di trentanove profughi veneti e lombardi che inizia proprio con Prè Stefano Leva, porta al n. 25 anche quello di Michele Caffi. Si trattava di una richiesta alla presidenza dell'Assemblea dei profughi con data Venezia, 22 dicembre 1848 di convocare l'Assemblea stessa, e, a norma del regolamento, occorreva la richiesta di almeno venti membri. È però possibile che in questo elenco vi fossero anche dei nomi di fantasia, messi per far numero, dato che ben venticinque di essi non risultavano appartenenti all'Assemblea. Vedi A. PASCOLATO, 1 profughi veneti e lombardi a Venezia nel 1848, Documenti conservati dal dottor Antonio Berti, Venezia, Ferrari, 1901, pp. 991, 1042-1043 (Atti del R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, a.a, 1900-1901, tomo LX, parte 2: adunanza del 14 luglio 1901).