Rassegna storica del Risorgimento

ASBURGO FEDERICO FERDINANDO LEOPOLDO (D'); CASONI GIOVANNI; REP
anno <1983>   pagina <297>
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Giovanni Casoni
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servitore, mi prendo l'a/dire d'invitarvi a far levare da quel sito eminente il venerando avanzo e riporlo in qualche cristiano cimitero, affinché per avventura non venisse a taluno il talento di sbizzarrizzarsi con un colpo di mano sul legnoso monumento e sulla contenutavi I.R. Reliqua.
19 Dicembre 1848 Pr. Stefano Leva
Fatti e Parole, n. 190, 21 dicembre 1848, p. 760.
Ili
Nella chiesa di S. Biagio di Castello nella cappella maggiore al lato del vangelo venne infissa nel muro al cadere dell'anno 1847 *) un indecente baracca di legno raffigurante un sarcofago (che forse si aveva in animo di erigere in appresso) e là dentro fu collocato il cuore del fu Vice Ammiraglio Federigo d'Austria morto in Venezia addi 5 settembre2) 1847 in età di 26 anni. Sotto vi fu posta la seguente barbara epigrafe dettata dal Rev. D. Fran­cesco Filipy Friderici Austriae Archid. / Cor / benigno Caesaris assensu / amans apud amantes / MDCCCXXXVII .3)
Dopo i memorandi fatti del 22 marzo 1848 niuno pensava a levare quel coso da quel sito, e il pievano D. Girolamo Montagna si limitava a coprire la parete e l'altra di fronte con zendaline rosse che neppure nei giorni della settimana santa e in quelli di funerali ed esequie vennero mai una volta rimosse. E le zendaline erano tanto leggiere che la baracca e le parole dell'epigrafe vi trasparivano a meraviglia. La cosa dava nel naso a molti veneziani, specialmente a qualche patrizio che male soffriva il confronto fra quel casotto e il monu­mento di Emo che vedesi in quella chiesa. Emo grande e libero eroe veneziano, che onorò davvero la sua patria e il suo secolo. Si scrisse privatamente al pievano acciò levasse quel­l'ingombro, ma egli non badò. La lettera colla pseudonima firma di prè Stefano Leva (un babbuino ch'era zimbello della città e cui sconvenevolmente si lasciava dire la messa, morto poi addì 14 del 1849) fu stampata nel num. ... del giornale Fatti e Parole (... decembre 1848). Allora la notizia divenne pubblica. Molti dei militi forestieri ch'erano a Venezia volevano levato quel ligneo monumento da S. Biagio: taluno tentò anche di bastonare il pievano in istrada, ma non gli andò fatto, altro si contentò di minacciarlo e cacciarlo in una sera dalla piazza ove passeggiava. Alla fine della domenica 4 febbraio4) un drappello di lombardi con alla testa un uffiziale ad ore 4 pomeridiane in momento del maggiore passaggio di gente dalla vicina Riva degli Schiavoni, s'impadronì della Chiesa custodendone al di fuori le porte, ed entratovi l'uffiziale con un solo soldato intimava bruscamente al pievano di levare il mau­soleo. Il prete resistette ma gli si fece l'intimazione che in difetto suo, tutto intero il Batta­glione sarebbe venuto in Chiesa a farsi rendere ragione, e dovesse egli pertanto impedire un disordine ed una profanazione. All'indomani egli faceva chetamente levare il tutto. Il cuore fu rinchiùso entro la parete in un decente vaso, come si conviene a reliquia di uomo ch'ebbe il battesimo. Sul muro neppure un segno rimane e va bene così. A memoria dei posteri M.C.
Correr, Aggiunta mss. Manin, 29, fascicolo 14, n .44.
0 In realtà fu collocata il 10 gennaio 1848.
2) La data è inesatta: la morte avvenne il 5 ottobre.
3) Il testo esatto dell'iscrizione è: FRIDERICI AUSTRIAE ARCHIDUCI / COR / BENIGNO CAESARIS ASSENSU / AMANS APUD AMANTES HIC POSITUM / XVI KAL. FEB. MDCCCXLVIII.
4) In realtà l'episodio risale al 21 gennaio.