Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI SICILIA 1912; NAZIONALISMO SICILIA 1910-1912; < anno <1983>   pagina <309>
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Origini del nazionalismo in Sicilia 309
noto, che i governi europei erano a conoscenza da numerosi anni delle nostre mire su quella regione, ed è anche vero che sia gli Stati amici , Francia ed Inghilterra, sia quelli alleati, Germania ed Austria, avevano, in tempi diversi, o acconsentito ad un eventuale intervento italiano a Tripoli, o dichiarato il proprio disinteresse. Ciò nonostante la decisione italiana aveva colto di sor­presa le Cancellerie d'Europa. La stampa estera criticò spesso aspramente l'Italia, rea di aver aperto inopportunamente una nuova crisi in Africa Setten­trionale, quando ancora risuonava l'eco dell'affare marocchino, che aveva così strenuamente impegnato la diplomazia continentale.4
Coloro ohe, pur avendo riconosciuto ufficialmente i diritti italiani in Libia, avevano poi iniziato colà un'opera di penetrazione economica in concor­renza con quella italiana, a mala pena nascosero il proprio malumore. Alcuni erano preoccupati, ed a ragione, delle possibili ripercussioni balcaniche della guerra italo-turca, altri temevano che l'Italia, dopo aver conquistato Tripoli, rivolgesse la propria attenzione a Tunisi, o alla Corsica, o a Malta, od al Trentino.
Tripoli italiana non nasconde al suo pubblico le reazioni generalmente poco entusiastiche che giungevano da tutta Europa.
Per quanto concerne il comportamento delle potenze alleate, Carlo Di Blasi, riconosceva che per quanto non abbiano dato esplicite prove di solidarietà e non abbiano efficacemente cooperato per la difesa del nostro buon diritto, mantenendosi con una sciocca affettazione, in una apatica neu­tralità, tuttavia hanno saputo osservare le forme della convenienza diplo­matica, a tal punto da lasciarci apparentemente soddisfatti, pur non avendo in alcun modo, sostenuti i nostri interessi, né presa diretta parte alla letizia del popolo intiero per le superbe vittorie ottenute contro il turco selvaggio . 45> Né di più si poteva sperare, considerati i non buoni rapporti con l'Austria e gli interessi economici che legavano la Germania alla Turchia.
Dure, invece, le reazioni della nostra rivista all'atteggiamento francese. La Francia, infatti, era accusata di favorire il contrabbando di armi dalla Tunisia verso l'interno della Tripolitania, permettendo agli arabi ed ai turchi di resistere alla nostra avanzata. Era un'accusa grave, e la tensione fra le due potenze aumentò ancora, soprattutto a causa dell'incidente del Carthage e del Manouba, i due piroscafi che. salpati dalla Tunisia, vennero bloccati da nostre unità navali mentre si dirigevano presumibilmente verso le coste libiche, e dirottati nel porto di Cagliari. L'atteggiamento del neo-Presidente del Consiglio francese, Poincaré, il quale, ricorda G. Volpe, subito inforcò il più focoso cavallo di battaglia della sua scuderia e irruppe, armato, nel­l'arena, buttando via, pel desiderio di compiacere gli umori della sua nazione, ogni riguardo Internazionale , *> avrebbe avuto il solo esito di ferire la suscet­tibilità degli italiani i quali avevano creduto nella sincera amicizia della vicina d'oItr*Alpe. Già da tempo affermava un Carlo Di Blasi visibilmente contrariato e deluso dall'atteggiamento francese una serie di circostanze,
*> GIOACCHINO VOLPE, L'Italia moderna (1910-1914), voi. Ili, Firenze, 1973, pp. 374-400.
45) Trìpoli Italiana, n. 4, p. 57: CARLO DI BLASI, La Trìplice e la pace. < G. VOLPE, op. cìl.. p. 392.