Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI SICILIA 1912; NAZIONALISMO SICILIA 1910-1912; < anno <1983>   pagina <311>
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Origini del nazionalismo in Sicilia
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da una semplice considerazione: bisognava creare una nuova colonia di popo­lamento italiana. La Tripolitania poteva essere la regione ove dirigere le nostre correnti migratorie. SS In tal modo, i temi della propaganda naziona­lista venivano calati nel solco della tradizionale aspirazione siciliana alla quarta sponda, già manifestata, in modo clamoroso, in occasione della pene­trazione francese in Tunisia.
Si rammenti ohe la Sicilia, più delle altre regioni italiane, era interessata alla Tunisia, sia come terra di emigrazione dei propri contadini, sia come mercato d'esportazione dei suoi prodotti, sostenendo così un commercio ed una piccola industria, non in grado di competere, in Italia, con la concorrenza del Nord. Il malcontento popolare provocato dallo smacco di Tunisi in Sicilia, cui vanno aggiunti i sentimenti gallofobi, tra l'altro rianimati dall'approssi-marsi delle manifestazioni per le celebrazioni del VI centenario dei Vespri siciliani, esplose, in quell'occasione, in numerose manifestazioni che preoccu­parono grandemente il governo, accusato di non aver saputo difendere gli interessi siciliani in Africa. S1>
Dati questi antecedenti, data questa tradizionale aspirazione ad uno sbocco per la manodopera agricola e per i prodotti siciliani in Africa, non stupisce l'entusiasmo popolare che accompagnò, nell'isola, l'impresa di Tri­poli ed il favore ottenuto dal nascente nazionalismo siciliano, quando, come Berardi in Tripoli italiana, ripeteva: Ai lavoratori della terra [...] che spesso tentati dalla speranza di un più lieto avvenire, emigrano per le non sempre ospitali Americhe, raccomando la Libia, con la coscienza di indicare loro una mèta secura e promettente. [...] Finisca l'emigrazione per le Americhe, e si consigli quella verso la Tripolitania e Cirenaica, ove è d'uopo che accor­rano in maggior parte i lavoratori della terra, specialmente della nostra Sicilia, senza attendere che aquile d'oltremare vengano a posarsi su quelle terre riscattate . Sursum corda! concludeva E d'oggi in avanti diri­giamo le nostre prore in Libia. Alla baionetta dovrà succedere la vanga, alla morte la vita .
Le nuove terre, d'altronde, avrebbero potuto facilmente, secondo i colla­boratori della rivista, dare un proficuo lavoro a grandi masse di coloni ita­liani, e siciliani in particolare: È opinione di tutte le persone pratiche dei luoghi che in Tripolitania ed in Cirenaica c'è ancora posto per due milioni di persone, e che c'è ancora tutto da fare . La causa dell'apparente sterilità della Tripolitania, infatti, non doveva essere ricercata nella natura del suolo, ma nella fenomenale incuria dei suoi abitatori, e nel mal governo dei tur­chi . Non era per nulla vero che mancasse l'acqua, o che ci fossero diffi­coltà per l'irrigazione dei campi: Ogni giardino, anche di mezzo ettaro, ha il suo pozzo; l'acqua si trova dappertutto, scavando dai cinque metri ai quindici al massimo, e questi pozzi sono fatti con sistemi economici, con
50) jpit n. 1, pp. 3-4: // domani di Tripoli.
si) FRANCESCO BRANCATO, La questione di Tunisi nel suoi riflessi in Sicilia, in Risorgi­mento in Sicilia, 1965, pp. 30-121.
52) Tripoli Italiana, n. 6, p. 5: RAFFAELLO BERARDI, Colonizziamo le nuove terre: un appello al capitalisti ed al contadini della Sicilia,
53) /v/f n. 1, pp. 18-19: ALDO CHIERICI, La terra promessa-50 Ivi, n. 1, p. 4: // domani di Tripoli