Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI SICILIA 1912; NAZIONALISMO SICILIA 1910-1912; <
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1983
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Maurizio Scaglione
poche centinaia di lire. L'oasi quindi con questa abbondanza di acqua, coltivata razionalmente ad orto potrebbe dare risultati magnifici; ed essendo qui le colture in anticipo di tre mesi, si potrebbero esportare le primizie in grande quantità .
Anche la qualità del terreno avrebbe favorito le attività agricole: il deserto innanzi all'oasi di Tripoli è di terra argillosa, non sabbiosa, assai fertile: quindi erroneamente si chiama deserto: si dovrebbe chiamare terreno incolto. Vi si trovano qua e là, traccie di giardini, che dimostrano l'abbandono nel quale è tenuto per mancanza di mezzi e di iniziative.56) La fertilità della Tripolitania concludeva Aldo Chierici non sarò certo io a scoprirla, anche per il fatto che i Romani lo chiamavano il granaio di Roma. Estensioni immense di terreno, ormai abbandonate, sono ritornate deserte . W
E quando, per suggellare definitivamente la tesi della fertilità delle terre libiche, non bastavano i ricordi storici, si tendeva a comparare la Tripolitania alla Tunisia colonizzata dai francesi. Del resto l'esempio della Tunisia, così limitrofa alla Tripolitania, e che ha con questa comune il clima e la natura dei terreni, ci dimostra quanto una nazione civile può fare di un territorio a volte inospitale, con i mezzi di cui dispone, e ci incoraggia a tradurre in atto i nostri propositi, allietati dal desiderio di vedere al più presto la nostra balda gioventù, emigrare verso le vicine terre africane, dove oggi sventola glorioso il sacro tricolore d'Italia . **>
Al nostro contadino, che decideva di recarsi a colonizzare le nuove terre italiane in Africa, gli spazi e le opportunità non sarebbero mancati, benché, si notava sulle pagine della rivista, è bene fin d'ora notare che il problema della colonizzazione, così come è posto, dovrà vincere non lievi ostacoli di indole economica e sociale per assumere importanza e contenuto di fenomeno sociale. Un altro punto importante da discutere è quello di riflettere una fra le più delicate questioni ohe sorgono in proposito, e cioè se la colonizzazione debba farsi per grandi imprese capitalistiche, siano pur esse a contenuto cooperativo [...], oppure per concessioni a famiglie di agricoltori, aiutate dallo Stato, o addirittura con metodi misti da stabilirsi in appresso, quando, alla fine della guerra, avremo preso, come primo nostro iniziale dovere, completa conoscenza della Tripolitania . Nell'articolo non si prende posizione per nessuna delle ipotesi tratteggiate, benché la rivista incoraggi, altrove, quei contadini riuniti in cooperative per la colonizzazione della Tripolitania e della Cirenaica. In ogni caso, ciò che si metteva in evidenza era la necessità che lo Stato, in futuro, collaborasse ed aiutasse coloro che si fossero recati in quelle regioni a colonizzarle, e ciò soprattutto perché era ovvio che i contadini non disponevano di capitali ingenti da impiegare- nella colonizzazione del territorio.
Come risulta chiaro, da questa breve ricognizione intorno agli articoli che Tripoli italiana dedica al problema dello sviluppo agricolo della Libia, i collaboratori della rivista ripresero sempre, spesso anche acriticamente, i
55) Jvi, n. 1, pp. 18-19: ALDO CHIERICI, La terra promessa.
*) Ibidem.
57) Ibidem.
M) Ivi. n. 1, p. 5: DOCTOR, La Tripolitania.
Ivi, n. 1, p. 4: // domani di Tripoli.