Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI SICILIA 1912; NAZIONALISMO SICILIA 1910-1912; <
anno
<
1983
>
pagina
<
313
>
Origini del nazionalismo in Sicilia
313
temi propri della propaganda nazionalista. In nessun conto, in particolare, fu tenuta la polemica che la Voce aveva condotto contro il mito della terra fertile e dell'acqua che si trovava ovunque. La polemica dei vociarli si fondava sul resoconto dell'I.T.O. che sconsigliò la Cirenaica come meta di colonizzazione ebraica. La Cirenaica ricorda G. Prezzolini non è adatta all'immigrazione perché manca assolutamente di acqua e non è possibile procurargliela. Il suolo di cui è costituita, è pietra albarese (limestone), pietra di calce, porosa come un setaccio . Non avendo corsi d'acqua, bisognerebbe fare affidamento sulle pioggie che, di inverno, sono abbastanza frequenti (una media circa come in Spagna), ma l'acqua delle piogge scompare immediatamente nel sottosuolo e nel mare . *W L'acqua che sorgeva dalle poche sorgenti naturali, bastava soltanto per la popolazione locale. Se in Cirenaica, quindi, si fosse trasferita una massa notevole di agricoltori, l'acqua sarebbe bastata al massimo per bere, e niente ne sarebbe rimasta per il bestiame e l'irrigazione.
Il mito della terra fertile a Tripoli e Cirene, era stato, però, il tema centrale dei libri, delle corrispondenze, delle conferenze dei più noti leaders nazionalisti. E queste pubblicazioni, queste campagne giornalistiche, condotte su numerosi giornali per tutto il 1911, furono, come ricorda Gioacchino Volpe, il frutto di rapidi viaggi e di approssimative ricognizioni [...]; ma innegabile in questi giornalisti e scrittori, insieme col desiderio, anzi la certezza preventiva di trovar confermato quanto il cuore suggeriva e la fantasia immaginava, anche il sincero e lodevole proposito di conoscere de visu quel vasto paese. Pur vicinissimo al Mediterraneo, esso era fra i meno conosciuti di tutta l'Africa settentrionale. Se ne togli qualche zona, lungo le carovaniere più battute, e qualche grande oasi o gruppo di oasi, poco si sapeva specialmente di quella che già Tolomeo aveva chiamato la Libia interna [...] con il suo arcipelago di oasi del Fezzan e le varie e diverse regioni. [...] Poco si sapeva quale o quanta parte del paese fosse coltivata o coltivabile, abitata o abitabile; quanto del deserto attuale fosse ormai definitivo deserto, per immodificabili ragioni naturali, e quanto formazione recente, storica collegata alle condizioni politiche e quindi modificabile col mutare di queste. Contraddittori erano i dati forniti dai viaggiatori del XIX sec, gli Heimann e Pastore, i Camperio e Mammoli, i Robecchi-Brichetti e Bencetti. E tuttavia, di Tripoli e più ancora della Cirenaica, si vantavano le terre fertili e abbondanti, il clima adatto ad ogni coltura, le risorse minerarie . 61>
Mirabilmente, il Volpe, in così poche righe, ci spiega le ragioni che spinsero quegli intellettuali a credere profondamente nella bontà dell'impresa in relazione alle possibilità di colonizzazione agricola, pur quando riserve e dubbi venivano avanzati da un autorevole organo quale era la Voce. In realtà, coloro che con più energia combatterono la battaglia affinché l'Italia si decidesse all'occupazione di Tripoli, conoscevano meglio le troppo spesso penose condizioni economiche ed umane dei nostri emigrati in Sud America, in Argentina, che le lande libiche. Si voleva, cioè, evitare, per il futuro, creando una nostra colonia di popolamento ove potesse dirigersi il flusso migratorio
*) GIUSEPPE PREZZOI.INI, La Voce (J908-1913). Milano, .1974, p. 706. ) G. VOLPE, Op. cit-, pp. 330-331.