Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI SICILIA 1912; NAZIONALISMO SICILIA 1910-1912; < anno <1983>   pagina <318>
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Maurizio Scaglione
regione negli anni che precedettero la decisione di intervenire militarmente. Non sostenute opportunamente dal nostro governo, né dal capitale italiano, ostacolate in tutto e per tutto dalle sospettose autorità tripoline, poche nostre aziende riuscirono a controbbattere efficacemente la concorrenza delle imprese tedesche, francesi, inglesi e persino statunitensi che, a differenza delle nostre, facevano ottimi affari a Tripoli, assicurandosi le commesse e gli appalti più importanti, e lasciando a noi soltanto le briciole. A poco sarebbe valsa la pur coraggiosa azione del Banco di Roma che già nel 1907 aveva aperto una propria filiale a Tripoli. "J
La situazione che si era andata delineando, con potenze straniere con ingenti interessi economici in Tripolitania, e con noi, che, nonostante la nostra azione a livello diplomatico, non eravamo riusciti a conquistarci in campo commerciale una posizione di rilievo, da un lato aumentava i timori di chi temeva colpi di mano di qualcuna di queste potenze, una nuova umiliante Tunisi, dall'altro ci emarginava dal tessuto economico e sociale libico, non ci permetteva di conoscere i luoghi e le persone , di superare questo gap culturale che avrebbe, poi, dopo la conquista, ostacolato l'organizzazione dello sviluppo del commercio e dell'industria italiani in Tripolitania. Certamente, non era pensabile, che questa lacuna venisse colmata in pochi mesi. Nono­stante le difficoltà, anche i commercianti e gli industriali siciliani, come i contadini penalizzati dalla perdita della Tunisia, dettero, ora, vita ad interes­santi iniziative. A Palermo venne creata una Associazione Coloniale Sici­liana , presieduta dall'on. di Cesare-, per iniziativa della Delegazione Italiana della Corda Fratres , e con l'adesione del ceto commerciale ed industriale della città , con lo scopo di promuovere la espansione coloniale e commer­ciale, nei nuovi possedimenti d'Italia, provvedendo in pari tempo alla fonda­zione di una scuola coloniale, di un museo di paragone, di un ufficio di infor­mazioni e di un campo sperimentale .
Sempre nel capoluogo siciliano fu creata, con capitali in gran parte locali, la Società An. "La Tripolitania" , per l'esercizio di industrie e com­mercio in Tripolitania e Cirenaica. La Società ha un capitale già versato di 225.000, che sarà ben presto elevato a Lire 4.000.000. Le sue sedi principali sono: Palermo, Bengasi e Tripoli; succursali: Caltanissetta, Catania, Girgenti, Messina, Napoli, Siracusa, Tobruk, Trapani, Venezia. A Tripoli ha già impian­tato uno stabilimento per le acque sterilizzate, ed un cantiere per lavori in cemento, ed altre industrie . 81>
L'on. Gallenga, in un articolo ospitato nella nostra, mette però in guardia contro i pericoli di certo affarismo. Sin dal momento in cui Tripoli venne occupata dalle forze italiane, infatti, si sono riuniti studiosi, industriali, banchieri delle varie regioni d'Italia, allo scopo di costituire sindacati ed associazioni per lo studio della Libia rispetto all'agricoltura, alle industrie e ai commerci futuri, e in diverse adunanze, hanno stabilito di tener pronti capitali ed energie feconde per il lieto giorno in cui, nei nuovi domini, al
19) Sulla penetrazione economica italiana in Tripolitania prima del settembre 1911, effe G. VOLPE, op. cit., pp. 7282.
3) Tripoli italiana, n. 2, p. 37: Associazione Coloniale Siciliana, M' Ivi, n. 2, p. 37: Società an. La Tripolitania .