Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI SICILIA 1912; NAZIONALISMO SICILIA 1910-1912; < anno <1983>   pagina <319>
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Origini del nazionalismo in Sicilia
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fragore delle armi seguiranno le voci miti e serene del lavoro .c> Gallenga non prendeva di mira questa o quella associazione; in molte di esse, la pre­senza di autorevoli personalità garantiva sull'onestà dei fini che si propone­vano. Ma l'onorevole nazionalista si chiedeva perché tutto questo fiorire di propositi e di osservazioni preliminari non fosse stato ancora in qualche modo disciplinato e coordinato (dalle autorità statali) allo scopo principale d'impedire che tra mezzo a uomini e istituzioni rispettabilissime non riuscisse per caso ad annidarsi qualche trafficante in caccia di bocconi troppo grossi .m La esperienza dolorosa di quanto accade troppe volte in patria conti­nuava giustifica tutte queste differenze; quel che si doveva impedire in ogni modo era che sotto la maschera della difesa delle industrie nazionali , questo stato di non intervento coordinatore del governo finisse per favorire e mantenere in piedi società industriali sorte su basi di creta, e magari di fango . M> Naturalmente, concludeva Gallenga, spetta soprattutto ai nazio­nalisti, più che ad altri, il dovere di evitare a qualunque costo, l'illecito affarismo nelle nuove colonie, perché mai nessuno possa rimproverarli di aver promosso, sia pure indirettamente, inconsapevolmente, speculazioni e guadagni contrastanti allo sviluppo complessivo della ricchezza nazionale . *5)
* * *
Per concludere, il dato che maggiormente emerge dall'analisi degli arti­coli di Tripoli italiana, è l'impreparazione con la quale il nostro paese si accinse alla conquista della Tripolitania. Non si conoscevano le reali possibi­lità di orientare verso quella regione la nostra emigrazione né come e dove agire per sviluppare i commerci e le industrie. Sarebbero passati anni, prima che si iniziasse un lavoro serio per lo sviluppo economico della Libia.
Tutto ciò, peraltro, non toglie che Tripoli italiana rimanga un simbolo di quei tempi impregnati di grandi illusioni in un'Italia più grande e più forte, capace di liberarsi dai fantasmi di Adua e di Tunisi, un'Italia coloniz­zatrice e portatrice di civiltà e progresso, in grado di offrire lavoro dignitoso ai propri figli. Illusioni che denunciano il limite di un progetto politico, ma sono pur sempre la testimonianza di un clima, di un'epoca.
Forse, come qualcuno allora suggeriva,86) si sarebbe dovuto andare in Libia, giustificando quest'azione con le oggettive ragioni politiche che la rendevano necessaria: inserirsi nella revisione politica delle coste africane; capitalizzare gli sforzi diplomatici profusi per far propria la Tripolitania, evitando, così, che cadesse in mani altrui, nel qual caso l'Italia sarebbe stata costretta a vivere in un eterno stato d'assedio, circondata nel Mediterraneo da potenze e colonie straniere, in perenne condizione d'inferiorità. Certo,
2) ivi, n. 5, pp. 5-7: R, GALLENGA, L'economia futura della Libia; i pericoli del­l'affarismo.
M> ìbidem. M> Ibidem,
85) Ìbidem.
86) cfr. domale di Sicilia, 9-10 settembre 1911, p. 1: G. BRUCCOLERI, La questione della Tripolitania è essenzialmente polìtica.