Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1983>   pagina <324>
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Emilia Morelli
minato, lo esaminava una teoria politica. Chiedevo se, dopo aver actroyé lo Statuto di marzo 1848, la potenza costituente della Corona er? esaurita, si che non potesse più fare riforme allo Statuto stesso, senza convocare una Assemblea costituente. Opinavo di no. Constatavo la impotenza, o la lentezza, dei parlamenti in far riforme. Conchiudevo: che Vittorio Emanuele dovesse affidare a Voi il compito di riformare il nostro statuto, formulare una larghissima legge elettorale, avendo voi l'intelligenza e il cuore per far codesto degna­mente.
Cado dunque dal secolo perché questo articolo sia stato considerato come colpevole, e colpito d'interdetto. Se ci è vietato discutere per fino una teoria politica, fosse pur falsa restando nel limite del rispetto alle persone ed alle istituzioni io non so se ci resta altro che spezzar la penna, ed invocare la libertà della stampa come in Turchia. Vignale, egli stesso, temperava questo eccesso di stupido zelo nei suoi dipendenti. Dovremmo, sotto la vostra amministrazione, invocata e sostenuta come una buona ventura per la libertà, imitare la vecchia di Dionisio?
Io non vo' fare scandali nella stampa, nella profonda convinzione che, spinto dal sentimento altissimo che avete di vostra dignità, prowederete subbilo e bene, in modo degno di voi. Aspetto soddisfazione.
Offrendomi ai vostri servizi in tutto, dichiaromi
Vostro obbedientissimo PETRUCCELLI DELLA GATTINA
Quisisana 31 agosto 1876 Caro Petruccelli
Vi ringrazio della lealtà e confidenza con cui a me vi rivolgete. Con la stessa schiet­tezza rispondo subito, che non conosco il vostro articolo, né il sequestro di esso, e non ne ebbi mai notizia. Forse se ne ebbe avviso a Roma, e ne chiederò certezza al Ministero. Tuttavia fin da ora debbo avvertire che se nei miei princìpi, espressi anche pubblicamente con una Circolare, è giustizia distinguere la stampa che ingiuria dalla stampa che discute, riconoscendo il dovere di usare rispetto a questa un'applicazione benigna della Legge; ciò non toglie che le dottrine dichiarate dalla Legge reati di stampa, come il voto per la distru­zione delle istituzioni fondamentali del paese, o l'adesione ad altra forma di governo, non hanno potuto cessare di essere reati; e che al pubblico ministero spetta la competenza di apprezzare dove finisca la discussione scientifica, e cominci la violazione dei formali divieti della Legge sulla stampa, salvo il giudizio definitivo e sovrano dei giurati sulle accuse che il Pubblico Ministero proponga; ma il Ministro di Giustizia non può prescrivere o impedire caso per caso, i procedimenti penali senza assumere una responsabilità ed una ingerenza, di cui sarebbe facile e pericoloso lo abuso.
Ignorando i termini dello articolo, non posso esprimere la mia individuale opinione, né anche come privato ed uomo di scienza. Ho sempre professato la teoria Inglese del­l'onnipotenza del Parlamento anche nelle riforme statutarie, abborrendo dalle predilezioni francesi per la Costituente che non diedero mai vera e stabile libertà alla Francia; ma riconosco che il confronto tra i due sistemi è una vera discussione scientifica, ove sia contenuta in tali limiti, senza manifestazioni od eccitamenti che cadano sotto la sanzione della Legge della stampa.