Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1983>   pagina <335>
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Libri e periodici 335
TITO ORRÙ, Contributo alla bibliografia su Garibaldi e la Sardegna, in Annali della Facoltà di scienze politiche dell'Università di Cagliari, voi. Vili, Cagliari, 1983, pp. 211-264.
Prendendo spunto da alcuni recenti articoli e volumi è possibile incominciare a tracciare un bilancio dell'anno garibaldino, durante il quale convegni, congressi, iniziative di vario genere (mostre, pubblicazioni di documenti, manifestazioni popolari ecc.) hanno illu­strato molteplici aspetti della personalità del Generale, la sua attività militare e politica, i suoi tentativi letterari , le sue idee intorno all'Internazionale e al movimento operaio. Con la presente segnalazione noi vogliamo soltanto indicare alcuni filoni di ricerca sottoli­neando aspetti particolari del lavoro svolto da studiosi italiani o stranieri; per gli Atti di congressi. Ad es., se varie relazioni in occasione del convegno bresciano si soffermano sulla letteratura garibaldina (Armani, Portinari, Romagnoli, Stanislao Nievo ecc.), suscitano parti­colare interesse gli scritti di Della Peruta (Garibaldi e il Risorgimento) e di Galante Garrone (Garibaldi politico e l'Italia garibaldina) per la novità dell'angolazione, l'efficacia della sintesi critica , la sottolineatura del peso politico del Generale all'indomani dell'unità; Se Gari­baldi ha avuto una sua parte non trascurabile, nella storia politica dell'Italia dopo il 1860, è stata quella di avere ispirato e spronato i suoi seguaci a scegliere, tra l'immobilismo prudente dei moderati e l'intransigenza dei mazziniani e degli astensionisti democratici, una linea intermedia, realisticamente possibilista e insieme proiettata in avanti, a volte con impennate di rottura quasi rivoluzionaria come ad Aspromonte e a Mentana ma spesso, e sempre più di frequente, con duttilità e pieghevolezza e anche (per usare un'espressione da lui non disdegnata) "buon senso". Inevitabili gli attacchi, da una parte come dall'altra [...]. Ma un sereno giudizio storico non può non riconoscere che il movimento promosso da Garibaldi, il garibaldinismo, "penetra nella sfera delle istituzioni liberali e le consolida dall'interno". Cosi ha detto, esattamente Spadolini nel suo ultimo libro. In questo senso il garibaldinismo fu tutt'uno col radicalismo, adempie alla stessa funzione storica (pp. 48-49, Galante Garrone). Proprio su questo Garibaldi politico dopo il 1860 risultano utili la mostra di Torino e il catalogo relativo, il volume di Briguglio (Garibaldi e il socialismo, Milano, Sugarco, 1982), il convegno organizzato a Mantova all'inizio del 1983 su Garibaldi e le origini del movimento operaio (con relazioni di Scirocco, Della Peruta, Briguglio, Montale, Salvadori, Cisotto, Dcambrosis, Giusti e altri studiosi); se la pubblicazione completa del­l'epistolario di Garibaldi (ora in corso) e di scritti e lettere di suoi corrispondenti italiani e stranieri potrà fornire un ulteriore contributo alla conoscenza del suo pensiero (oltre che di qualche momento della sua vita), è certo che il volume del Briguglio, ad es., offre un taglio nuovo degli ultimi anni dell'attività politica del Generale in cui il mito si intreccia con la realtà, cerca di delineare l'area politica (laica, democratica o socialista) esistente in quegli anni in Italia, a cavallo del 1870, e si sofferma ampiamente sul così detto partito garibaldino e sull'Internazionale. Utile integrazione (ma anche molto di più) alla Bibliografia garibaldina di A.P. Campanella del 1971, è il saggio di Orrù che, nel compiere l'inventario della pubblicistica su Garibaldi e la Sardegna, traccia un succoso profilo del mito e della realtà di tale rapporto.
RENATO GIUSTI